Il governo pensa a ‘importare’ manodopera da Guatemala, Bangladesh e Vietnam

Se qualcuno avesse detto vent’anni fa che la Serbia avrebbe importato manodopera, sarebbe stato difficile per chiunque credergli, poiché uno dei maggiori problemi dello Stato era la disoccupazione. Ma negli ultimi due decenni la popolazione serba si è ridotta di 625.000 unità e la forza lavoro sta diventando una risorsa scarsa.

Da anni la Serbia importa in un modo o nell’altro lavoratori, in primis dai Paesi limitrofi, Albania, Macedonia del Nord, Bosnia ed Erzegovina, ma sempre più anche da posti esotici e poveri. Secondo delle fonti, il governo della Serbia, ovvero il Ministero del lavoro sta concludendo un accordo con Bangladesh, Vietnam e Guatemala, che faciliterebbe l’arrivo di lavoratori da questi Paesi in Serbia. Se ne è parlato in una riunione interdipartimentale la scorsa settimana, quando, tra l’altro, il ministro degli Affari esteri ha chiesto al ministero del Lavoro un elenco delle aree in cui la Serbia ha bisogno di manodopera.

Il Bangladesh con più di 160 milioni e il Vietnam con quasi 100 milioni di abitanti possono essere una fonte inesauribile di lavoro per la Serbia, ma la domanda è a quali condizioni. Ciò che è indiscutibile è che questa è una buona cosa per i datori di lavoro. Come spiega Nebojsa Atanackovic dell’Unione dei datori di lavoro della Serbia, aumentare l’offerta sul mercato del lavoro si adatta ai datori di lavoro. “Se non ci sono abbastanza persone che fanno impresa, la cosa infastidisce l’economia, ma aumenta anche il costo del lavoro. La nostra economia non può pagare tanto quanto pagano nell’Europa occidentale. Le nostre aziende non sono al livello tecnologico per poter essere produttive assumendo manodopera costosa. Se la nostra gente va in Europa occidentale, allora qualcuno deve sostituirla, e in questo modo le aziende ottengono lavoratori a un prezzo migliore”, ha detto Atanackovic, aggiungendo che da anni c’è carenza di manodopera, soprattutto stagionale.

“I datori di lavoro supportano l’importazione di manodopera, se non ce n’è una locale”, conclude Atanackovic. Sasa Torlakovic, presidente del sindacato dei lavoratori edili e dell’industria dei materiali da costruzione, ricorda che alla fine degli anni ’90 c’erano 100.000 lavoratori edili in Serbia, e poi le imprese edili sono state distrutte durante la privatizzazione. “I nostri operai edili sono ben formati, sanno fare molte cose e non lavorano qui con uno stipendio medio tra i 55.000 e i 60.000 dinari al mese, ma vanno in Europa dove hanno dai 10 ai 15 euro l’ora. Dall’altra parte, invece le persone provenienti dall’Asia lavorano per 300 euro”, spiega Torlaković.

Vlada sprema “uvoz” radnika iz Gvatemale, Bangladeša i Vijetnama – Ekonomija – Dnevni list Danas

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