Vulin e il caso dei misteriosi 200 mila euro: l’indagine di KRIK

Il Ministro della Difesa Aleksandar Vulin non può provare l’origine di più di 200.000 euro con i quali ha acquistato l’appartamento. All’Agenzia anticorruzione ha fornito una spiegazione poco convincente, secondo cui avrebbe preso in prestito la somma da una sua parente dal Canada. In presenza del sospetto di reato, l’Agenzia ha sottoposto il caso alla Procura, che due anni dopo ha sospeso il procedimento.

KRIK ha pubblicato in esclusiva i dettagli della relazione dell’Agenzia su come le prove dell’origine del denaro di Vulin siano inconsistenti.

Aleksandar Vulin e sua moglie Natasha hanno acquistato un appartamento con tre camere da letto in uno degli edifici moderni costruiti a Zvezdara, nel centro di Belgrado. Quell’anno fu di particolare successo per Vulin. Il Partito progressista serbo aveva vinto le elezioni a maggio, e il suo movimento socialista, grazie alla coalizione con il partito più forte, entrava a far parte del governo. Vulin fu nominato vice e presto direttore dell’Ufficio per il Kosovo e la Metohija. Negli anni successivi la sua scalata è proseguita, portandolo a ricoprire la carica di ministro. È uno dei più fedeli collaboratori del Presidente serbo Aleksandar Vucic. Dopo aver assunto la carica, Vulin era legalmente obbligato a denunciare proprietà e redditi all’Agenzia anticorruzione, compreso il nuovo appartamento in questione.

Oltre a scoprire che Vulin non aveva acquisito legalmente i fondi per l’acquisto, l’Agenzia ha anche rilevato un certo numero di altre illogicità. Vulin si è difeso presentando all’Agenzia dichiarazioni non firmate e altre prove sospette, riportando due diverse versioni su come era venuto in possesso del denaro per l’appartamento. La sua difesa era solo servita ad aumentare i sospetti dell’Agenzia, la cui impressione era che il ministro stava coprendo la verità sull’acquisto della proprietà. I controlli aggiuntivi da parte di questa istituzione hanno mostrato che le giustificazioni di Vulin non sono fondate. L’Agenzia ha steso una relazione sul caso e l’ha trasmessa all’Ufficio del Procuratore per la criminalità organizzata, sospettando il coinvolgimento di Vulin in un reato penale.

L’agenzia ha mantenuto segreta la relazione. Solo in seguito all’appello inviato al Commissario Rodoljub Sabic e al suo intervento, il rapporto è giunto nelle mani di un giornalista di KRIK.

Si tratta di un appartamento di 107 metri quadrati con un posto auto del valore di 244.620 euro: secondo quanto stabilito dal contratto, Vulin ha pagato il primo acconto, ammontante a 40.000 euro, nell’ottobre 2011, e il resto doveva essere pagato entro la fine di settembre 2012. L’unico vero immobile che Vulin possedeva prima di questo, come KRIK aveva scoperto in precedenza, era un appartamento con una camera da letto a Novi Sad. Nel 2010, in circostanze poco chiare, questo appartamento fu rilevato dal giudice Olgica Milosevic e due anni più tardi venduto al fratello per 38.000 euro. Vulin ha quindi dichiarato all’Agenzia di aver pagato l’appartamento a Zvezdara grazie alla somma ricavata dalla vendita di beni. Tuttavia, l’importo ricevuto da suo fratello non poteva coprire neanche la prima rata del nuovo appartamento. L’incongruenza venne notata dall’Agenzia, che sollecitò Vulin a fornire ulteriori spiegazioni.

Questa volta, il Ministro fornì una versione differente, spiegando che lui e sua moglie hanno preso in prestito 205.000 euro da una zia dal Canada, e consegando come prova una ricevuta con la firma della moglie Nataša. Tuttavia, non c’era la firma della zia dal Canada. La seconda versione non ha comunque convinto l’Agenzia, considerando che Vulin non aveva dichiarato al fisco di aver ricevuto il prestito, cosa che, secondo la legge, avrebbe dovuto fare.

Il Ministro ha inoltre dichiarato che l’appartamento è stato interamente pagato il giorno dopo la certificazione del contratto. Come prova, ha presentato un’altra ricevuta, ma anche questo documento non era del tutto valido, in quanto contenente la firma del venditore di un appartamento che viveva a Marbella in Spagna, ma non il numero di conto su cui il denaro sarebbe stato versato.

Le dichiarazioni incomplete e incoerenti sono risultate sospette all’Agenzia, che ha poi proceduto ad ulteriori controlli. La direttrice dell’Agenzia, Babic, ha consultato le dogane e l’amministrazione per la prevenzione del riciclaggio di denaro, e le informazioni raccolte hanno, per la seconda volta, demolito le spiegazioni di Vulin.

Se qualcuno avesse portato 205.000 euro in contanti, non avrebbe potuto passare inosservato: secondo la legge, è consentito il trasferimento senza limiti attraverso il confine fino a un massimo di 10.000 euro, e per ogni importo più elevato, le dogane devono essere informate sull’origine del denaro.

Tuttavia, non esiste alcun dato che attesti che Vulin, o qualcuno a lui vicino, abbia effettivamente portato denaro in Serbia. L’Amministrazione per la prevenzione del riciclaggio di denaro, che registra le transazioni di denaro, non ha rilevato che il suddetto importo fosse stato pagato sul conto del venditore, afferma il rapporto. L’agenzia era sospetta, considerando inoltre che il venditore dell’appartamento vive a Marbella, una città spagnola nota per le transazioni di denaro sospette. Nella relazione presentata a KRIK è stato nascosto il nome della persona che ha venduto l’appartamento a Vulin.

L’Agenzia ha concluso che non esiste una valida documentazione sul pagamento dell’appartamento e sul presunto prestito.

Il rapporto in cui veniva espresso il sospetto che Vulin avesse commesso un reato è stato sottoposto all’attenzione dell’Ufficio del procuratore per la criminalità organizzata nel dicembre 2015.

Riguardo a queste circostanze, l’Agenzia ha ricordato il lavoro che Vulin aveva svolto come direttore dell’Ufficio per il Kosovo e la Metohija, approvando l’acquisto e l’installazione di telecamere a Kosovska Mitrovica per milioni di euro.

“L’attività è stata assegnata in una procedura urgente senza una gara al Servizio di sicurezza DBS Konsel, di proprietà di un amico di Alexander Vulin”, scrive l’agenzia, aggiungendo che l’importo è stato pagato in anticipo senza sapere quando la strumentazione sarebbe stata installata.

Solo una settimana dopo che la relazione dell’Agenzia è arrivata presso la Procura, l’avvocato Mladen Nenadic è divenuto capo della suddetta istituzione. Il caso è rimasto “nel cassetto” per quasi due anni, perché, come riferito dalla Procura, la polizia ha ignorato le loro richieste.

All’inizio di luglio, tuttavia, dopo che KRIK e Insider hanno pubblicato notizie sulla presenza di un caso contro Vulin, l’Ufficio del Crimine Organizzato lo ha rapidamente chiuso. È stato annunciato che non vi è alcuna prova che Vulin ha commesso un reato penale sotto la propria giurisdizione. “I dati raccolti non indicano la presenza di elementi del reato di abuso di ufficio e l’accettazione di tangenti da parte di Alexander Vulin”, ha risposto la Procura.

Il pubblico è stato quindi lasciato senza risposta su come il Ministro Vulin sia venuto in possesso di più di 200.000 euro in contanti.

Zoran Stojiljkovic, ex membro del Consiglio dell’Agenzia anticorruzione e professore presso la Facoltà di Scienze Politiche, ha dichiarato a KRIK che il caso di Vulin rappresenta un chiaro esempio di come i procedimenti contro influenti individui nei pubblici ministeri non siano condotti realmente, ma solo formalmente.

“La procura è l’ultimo baluardo di difesa del regime”, osserva Stojiljkovic. “Quando si tratta dell’azione penale, è difficile che persone che rivestono ruoli di potere siano perseguiti. Di regola, i procedimenti vengono prolungati, fatti sparire, i dettagli non sono chiariti, senza la volontà di andare a fondo”, spiega Stojiljkovic.

In occasione della sua visita negli studi di Pink Tv ieri, Aleksandar Vulin ha ribadito di aver ricevuto il denaro da una zia del Canada e ha accusato KRIK di aver organizzato una gogna mediatica a suo danno. Sottrattossi alle domande dei giornalisti il giorno prima a Banja Luka, il Ministro aveva promesso che si sarebbe rivolto al pubblico serbo per spiegare tutto sull’acquisto sospetto dell’appartamento a Zvezdara.

Vulin ha dichiarato di aver comprato l’appartamento quando era un deputato e si è chiesto se fosse l’unico uomo in Serbia i cui parenti non dovrebbero aiutare. Ha aggiunto che il contratto per l’acquisto dell’appartamento poteva essere anticipato perché è diventato deputato a maggio e ha acquistato l’appartamento nel luglio 2012, ma non lo ha fatto. E ha sottolineato che se avesse voluto mantenere nascosto l’acquisto, non avrebbe intestato a proprio nome l’immobile.

Il Ministro, in riferimento al Progetto di Krik sulle proprietà immobiliari, ha accusato KRIK di aver gonfiato il valore della casa di proprietà dei suoi genitori a Fruska Gora.
Tuttavia, la valutazione delle proprietà dei politici è stata fatta da un’agenzia immobiliare certificata e i giornalisti di KRIK hanno contattato il Ministro Vulin prima di pubblicare il suo profilo, ma questi non è stato disponibile a rilasciare un’intervista.

Ha ripetuto diverse volte che l’Ufficio della criminalità organizzata ha accertato la sua innocenza, e si è astenuto dal commentare la procedura che è stata condotta, per non parlare dei tentativi di esercitare pressioni sul processo, la polizia e il pubblico.

“Sono rimasto in silenzio a subire fin dal momento in cui questa storia è venuta a galla. E non è stata diffusa per caso, non hanno scoperto qualcosa, e parlano di giornalismo investigativo”. Scagliandosi contro la redazione, Vulin ha anche parlato del modo in cui KRIK è stato finanziato e l’ha accusato di non essere un media neutrale. Ma ha anche aggiunto che non sarebbe politicamente saggio criticare il lavoro di KRIK, perché le organizzazioni internazionali sarebbero chiamate a reagire e proteggere i giornalisti.

“Non è un segreto che lo stesso KRIK è finanziato, ufficialmente, non è la mia idea, da, ad esempio, Soros, Rockefeller Foundation, anche dalla famosa Fondazione NED che è vietata in Russia per il suo lavoro distruttivo. Forse questo significa qualcosa, forse niente, riporto solo i fatti”.

Dopo che KRIK ha diffuso i dettagli della relazione dell’Agenzia lunedì, il Movimento socialista di Vulin ha rilasciato più di dieci dichiarazioni in cui ha accusato l’editore di KRIK, Stevan Dojčinovic, di essere un “tossicodipendente”, “una persona che gode del proprio dolore” e lo ha invitato a fare un test sulla droga.Questi attacchi sono stati condannati da media e associazioni giornalistiche e da una parte del pubblico in Serbia. Ha reagito anche il rappresentante dell’OSCE per la libertà dei media, Harlem Desir, che ha affermato che l’etichettatura dell’editore KRIK Stevan Dojcinovic come agente straniero minaccia la sua sicurezza.

(Bojana Pavlović, Jelena Radivojević, KRIK, 20.09.2017)

https://www.krik.rs/vulin-agenciji-sam-rekao-istinu-krik-vodi-hajku/

https://www.krik.rs/tetka-iz-kanade-platila-vulinu-stan/

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