Vucic: la Serbia non accetta le decisioni di Pristina su Trepca

Nella giornata di martedì il Governo serbo ha reso nota la decisione di considerare nulle le conseguenze giuridiche degli atti e delle azioni intraprese dall’autogoverno di Pristina in relazione alla situazione di fatto e di diritto del complesso minerario di Trepca.

Lo ha annunciato il Primo Ministro Aleksandar Vucic, nel corso di una conferenza stampa durante la quale ha puntualizzato: “siamo stati costretti a prendere una simile decisione, in quanto è nostra volontà che il complesso, di fondamentale importanza per la sopravvivenza del Kosovo settentrionale, continui ad essere operativo. Dalle 600 alle 1200 persone sono attualmente impiegate a Trepca, con 3.000 basandosi su fondi di bilancio. All’interno di Trepca, abbiamo due miniere aperte nel nord – Belo Brdo e Crnac – ed entrambi sono prevalentemente situate nel centro della Serbia”.

Inoltre, a seguito dell’indiscrezione diffusa dal quotidiano Politika secondo cui il Governo starebbe lavorando ad una lettera da inviare alla Commissione Europea, Il Premier serbo ha specificato che nessuna comunicazione scritta riguardante la situazione di Trepca verrà inviata dal suo esecutivo alla Commissione: “Sono nostri partner e intendiamo far parte di quella società. Parleremo prima con loro”.

Come riportato da EastJournal, venerdì scorso il parlamento di Pristina ha approvato una legge che prevede la trasformazione del complesso in una società per azioni di cui il governo controlla l’80%, mentre il 20% rimarrà di proprietà dei lavoratori: da parte serba la reazione non si è fatta attendere, attraverso le parole di Marko Djuric. Il capo dell’Ufficio governativo per il Kosovo, in una conferenza stampa a Belgrado, ha infatti dichiarato l’intenzione del Governo di chiedere formalmente una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per esaminare il caso dell’evidente usurpazione di proprietà subita dello stato serbo, e per la violazione della risoluzione 1244 alla base della pace e della stabilita’ nella regione.

Le controversie che riguardano il possesso del complesso minerario industriale di Trepca, uno dei più grandi giacimenti di zinco e piombo d’Europa situato nel nord del Kosovo, non rappresentano una novità: lo Stato serbo, che confida nel complesso per l’approvvigionamento del 60% delle sue riserve metallurgiche, risulta essere il maggiore azionista della miniera, così come serbe sono le varie società che detengono le rimanenti quote della proprietà.

Al culmine della propria storia il complesso dava lavoro a circa 23.000 dipendenti e produceva circa il 70% delle risorse minerarie utilizzate e distribuite in Jugoslavia. Dal 1999 la situazione di Trepča è diventata però piuttosto complessa: “il mastodontico complesso venne di fatto suddiviso “su base etnica”, tra parte serba ed albanese, tralasciando quindi tutto l’aspetto tecnologico necessario a garantire la produttività del sito. Trepča è quindi stata suddivisa sull’asse nord – sud, dove la parte meridionale albanese comprende il 70% delle capacità produttive, ma anche quattro miniere tra le quali la più grande e famosa, “Stari Trg”. La parte settentrionale “Trepča Sever” è legalemente una holding serba che assume ufficialmente 1.200 dipendenti, che di fatto sono 4.000”. 

(InSerbia, 11.10.2016)

https://inserbia.info/today/2016/10/vucic-no-letter-sent-to-brussels-we-will-speak-to-them-first/

https://inserbia.info/today/2016/10/serbian-govt-annuls-all-legal-consequences-of-pristinas-acts/

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