Vucic: “Integrazione UE soluzione ideale per la Serbia”

Il Premier ha lanciato un messaggio a Bruxelles, affermando che la UE può contare sulla Serbia e dicendosi convinto che i Paesi membri non si troveranno nelle condizioni di negare al Paese balcanico la piena adesione.

Intervenendo al quarto Belgrade security forum tenutosi ieri nella capitale serba, Vucic ha lanciato questo messaggio alla UE: “Voi dell’Unione europea potete contare sulla Serbia, perché stiamo facendo tutto il possibile per i nostri cittadini e il nostro Paese; per questo non potrete negarci la piena adesione all’Unione, forse già fra cinque anni”.

Commentando le dichiarazioni del giorno prima di Johannes Hahn, Vucic ha detto che la Serbia si attendeva tale decisione, ma che il Paese non rinuncerà alle riforme – decise non per soddisfare la UE, la Banca mondiale o il Fondo monetario, ma per il bene dei cittadini – e proseguirà il proprio percorso di integrazione, che potrebbe essere già completato tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, lasciando allora “nelle mani degli altri” la decisione sull’ingresso nella UE.

Parlando di politica estera, Vucic ha detto che la Serbia non cambierà la propria linea (e, dunque, non introdurrà sanzioni nei confronti della Russia, pur continuando sul percorso di adesione UE); il Paese balcanico desidera poi la stabilità della regione (e per questo il 22 ottobre, dopo molti anni, il Premier albanese sarà in visita a Belgrado) non solo per ragioni di carattere politico, ma anche economico. Vucic ha anche ribadito il rispetto per l’integrità territoriale della Bosnia. La Serbia, infine, desidera inoltre migliorare la cooperazione con i Paesi che hanno sottoscritto il CEFTA.

Gli esperti stranieri: politica estera serba di fondamentale importanza

Intervistati da RTS, alcuni analisti stranieri hanno sottolineato l’importanza del ruolo della politica estera della Serbia in importanti sfide odierne.

“Credo che il vostro Paese sia un elemento fondamentale nei Balcani, ma credo che sia importante anche al di fuori della regione; sia quando sostiene la lotta contro lo Stato islamico, sia nel riconoscimento dell’integrità territoriale degli altri Stati, in particolare dell’Ucraina”, ha detto la presidente del Fondo Marshall negli Stati Uniti ed ex consigliera di Barack Obama, Karen Donfried.

Il direttore del Centro di analisi situazionale dell’Accademia russa delle scienze, Vladimir Baranowski, ritiene che la Serbia abbia la possibilità di agire in un modo che aiuterà gli interessi nazionali: “A questo proposito, il fattore russo non è un peso ma un vantaggio. La Serbia deve prendere da sola le decisioni riguardanti la politica estera europea e le tradizionali relazioni con la Russia”.

Tim Judah, corrispondente dell’Economist dai Balcani, paragona la Serbia a un acrobata che cavalca due cavalli: ” “È difficile, ma ci sta riuscendo. Se la crisi ucraina nei prossimi mesi uscirà dalle prime pagine, la Serbia ce la può fare”.

(RTS, 01.10.2014)

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