Vucic ha respinto le critiche secondo cui la libertà dei media in Serbia viene soffocata

Nel testo autoriale per l’osservatore europeo, Vucic ha respinto le critiche secondo cui in Serbia è presente un monopolio statale sui media e che non vi sia alcuna libertà di stampa.

Il presidente ha sottolineato che il suo governo è stato il primo, dopo molti anni di molte riforme, a rinunciare alla sua partecipazione nei media.

In questo testo, Vucic ha voluto rispondere ad un commento del giornalista italiano Matteo Trevisano che la Serbia non ha preso le distanze dall’era dei media di stato e che nella sfera dei media, il SNS ha istituito un monopolio del partito, che viola sistematicamente le libertà di base dei media.

“Come presidente della Serbia raramente ho reagito agli attacchi dei media riguardo al paese che guido, in quanto capisco che ogni opinione e critica diversa servono a far cambiare rapidamente le cose nel nostro paese, a fare progressi e ad assicurare il normale funzionamento e il pieno rispetto delle norme e delle leggi democratiche”, ha affermato Vucic.

Respingendo le affermazioni che i media in Serbia sono sotto il monopolio statale, Vucic ha detto che il suo governo è stato il primo a rinuncire alla partecipazione nei media.

“Ricordo bene il caso dell’agenzia di stampa Tanjug, un’agenzia per la quale lavorano gli stessi giornalisti indipendenti che hanno pubblicato sul loro giornale la loro chiusura. E oggi, quando l’agenzia funziona ancora, e racconta la verità, senza incentivi statali è di nuovo è colpa nostra, colpa dello stato, del governo e mia come presidente”, chiarisce Aleksandar Vucic.

Il presidente della Serbia ha valutato che “sarebbe bello se molti nell’Unione europea e in Serbia decidessero se vogliono chiudere i media statali, o se vogliono accettare il loro lavoro”.

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Vucic nega le accuse secondo le quali le autorità soffocano i media locali, precisando che nessuno ha in qualsiasi momento o in qualsiasi modo chiuso il giornale di Vranje anche se la loro circolazione sul mercato è debole e che non sono stati esposti a nessun tipo di pressione.

Vucic sull’obiezione che non sono stati risolti gli omicidi dei giornalisti Dado Vujasinovic, Slavko Curuvija e Milan Pantic, ha detto che si tratta di omicidi che si sono verificati 30, 20 e 15 anni fa, e che l’allora “cosiddetto governo democratico, di cui si parla così bene, non ha saputo concludere e trovare un colpevole”.

“Nonostante la battaglia con i fantasmi del passato, è stata presentata un’accusa e gli arresti degli accusati sono quasi finalizzati”, riferisce il presidente Vucic

Il presidente serbo ha detto che sente sempre parlare dell’uccisione dei giornalisti serbi, mentre nel frattempo, i giornalisti vengono uccisi anche a Malta, in Slovacchia e Bulgaria, vengono feriti gravmente in Montenegro, meentre in Serbia da anni non c’è stato un solo caso con ferite così gravi, ad eccezione, come detto, delle ferite che i membri dell’opposizione hanno inflitto alla giornalista Gordana Uzelac.

“Sono consapevole del fatto che io sia un facile bersaglio per chiunque voglia attaccare la Serbia a causa della situazione dei media, ma chiedo a tutti di usare e vedere i fatti, e non un mantra creato come unico modo per attaccare la Serbia“, ha scritto Vucuc nel suo testo.

Ciononostante, ha aggiunto che è d’accordo su una cosa con l’autore della critica: che la situazione in Serbia non è certamente eccezionale e che bisogna fare molto per migliorarla.

“Ecco perché è importante per lo Stato continuare a cooperare con tutti i rappresentanti dei media e delle organizzazioni sindacali”, dice Vucic e aggiunge che lui e la prima ministra Ana Brnabic sono determinati a dimostrare la volontà politica di migliorare la situazione nei media.

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