Vucic svela le ragioni dietro la crisi diplomatica Skopje-Belgrado

Il personale dell’Ambasciata serba a Skopje è stato ritirato dopo prove di “attività molto offensive contro le autorità e le istituzioni serbe”: a svelare le motivazioni della decisione da parte di Belgrado è stato il Presidente serbo Aleksandar Vucic nella giornata di lunedì.

“Dipende da noi che la nostra gente sia preparata e pronta. Ci saranno cambiamenti nel nostro staff e per proteggere la nostra amicizia con i macedoni e anche su come comportarsi nel nuovo ambiente. E penso che nei prossimi dieci giorni tutto sarà molto più chiaro”, ha dichiarato Vucic, il quale ha inoltre aggiunto: “Stiamo costruendo buone relazioni con Skopje, ma i rapporti dovranno basarsi sul rispetto reciproco. Vedremo se gli albanesi andranno avanti con la proposta di inclusione del Kosovo nell’UNESCO, quindi aspetteremo di sentire quello che hanno da dire Skopje e Podgorica. Spetta a noi prepararci ed essere in grado di reagire”.

Vucic ha anche affermato che sono state raccolte prove dell’esistenza di “qualche altro potere” in azione nella situazione. A questo proposito gli è stato chiesto se si riferisse alla Russia, ma il Presidente ha risposto: “Non ho nemmeno pensato alla Russia”.

Il Ministro degli Esteri Ivica Dacic ha dichiarato che i dipendenti dell’Ambasciata serba in Macedonia sono stati richiamati a Belgrado perché sono emerse prove di “azioni offensive contro la Serbia, con la presenza del fattore straniero”. In una dichiarazione rilasciata all’agenzia di stampa Tanjug, Dacic ha annunciato che lo stato della Serbia adotterà misure per proteggere i propri interessi in Macedonia e nel contempo “riesaminare la nostra capacità di svolgere il lavoro nelle condizioni attuali in quel paese. La prossima settimana, dopo le riunioni che avremo qui, e avremo anche un incontro con il Presidente della Repubblica di Serbia Aleksandar Vucic, alcuni dei nostri collaboratori rientrerano a Skopje, mentre l’Ambasciatore verrà ricollocato più tardi, quando porteremo a termine tutte le consultazioni che intendiamo tenere qui a Belgrado”.

Dacic ha spiegato che i dipendenti dell’Ambasciata serba in Macedonia sono stati ritirati “perché è stato determinato inequivocabilmente, con evidenza schiacciante, che vi è stata una maggiore attività offensiva contro la Repubblica di Serbia, nel contesto della quale anche il fattore straniero è certamente presente”.

“Prenderemo misure per preparare il lavoro in un tale ambiente”, ha annunciato il Ministro, sottolineando comunque che la Serbia “desidera avere buone relazioni con la Macedonia”.

All’inizio della giornata, Sputnik aveva riferito che “una delle motivazioni” per il ritiro del personale dell’Ambasciata sarebbe rappresentato dall’intenzione di Skopje di votare a favore della possibile adesione di Pristina all’UNESCO, a cui Belgrado si oppone fortemente, sostenendo che il patrimonio culturale e religioso della Serbia nella provincia sarebbe, in questo modo, ulteriormente in pericolo.

Nel 2015, Skopje ha votato a favore dell’ammissione di Pristina nell’UNESCO, decisione nei confronti della quale, da allora, i funzionari serbi, in particolare Dacic, hanno manifestato disaccordo in diverse occasioni.

All’inizio di quest’anno il Primo Ministro macedone Zoran Zaev ha assicurato a Vucic che Skopje sarà “neutrale” in caso di proposta rinnovata di adesione di Pristina all’UNESCO.

(b92, 21.08.2017)

http://www.b92.net/eng/news/politics.php?yyyy=2017&mm=08&dd=21&nav_id=102119

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