Vinicio Capossela in concerto a Belgrado il 2 novembre

Mercoledì 2 novembre alle ore 20 Vinicio Capossela si esibirà a Dom Omladine. Biglietti a 700 dinari in vendita online a questo link

Così come in letteratura esistono libri unici, ovvero libri dove, al di là del plot e dello stile, “sono un esperimento della conoscenza, e come tali possono trasmutarsi nell’esperienza di chi li legge, trasformandola a sua volta“°, esistono anche canzoni uniche, canzoni elaborate non per mestiere o per smania di successo, ma per ispirazione, ovvero quando il musicista riesce a trasferire, come un diapason, le vibrazioni che genera in sensazioni ed emozioni in chi ascolta. In questo senso sarebbe riduttivo definire Vinicio Capossela come un cantante o un musicista. Semmai è un artista a tutto tondo, che con la musica, la scrittura e le performance radiofoniche e teatrali racconta il suo mondo interiore con le sue inquietudini, le sue letture e riscritture, ma soprattutto la ricerca e la riscoperta di mondo arcaico e contadino, che ritrova nel Sud Italia ossuto dei genitori, di un Mediterraneo dei miti e dei naviganti, che riaffiorano in una Grecia antica e attualissima, di testi letterari marginali, sovversivi e per questo di culto, da cui trae linfa la sua capacità di narratore in musica.

Nell’album di esordio “All’una e trentacinque circa” di trent’anni fa era evidente la cura di Renzo Fantini, per cui molti assimilarono Capossela a Paolo Conte: non a quello delle atmosfere levigate degli anni recenti, ma il cantante rauco che cantava di teatrini umani in tre minuti di canzone degli album degli anni Settanta, sia pure già con una qualità degli arrangiamenti che faceva tesoro dell’esperienza della band dell’avvocato di Asti. Lo sviluppo successivo di Capossela è stato all’insegna di una originalità totale nel panorama musicale europeo. Mentre Paolo Conte si è sempre più ispirato alla Francia e all’America dei primi decenni del Novecento, Capossela si è rivolto al Mediterraneo, al Meridione della taranta, alla Grecia del rebetiko§ e delle melodie arcaiche, alle fanfare balcaniche e alle atmosfere klezmer*, fino a fascinazioni arabeggianti. La sua voracità intellettuale lo ha portato a rifondere i suoi innumerevoli riferimenti musicali con la letteratura, il teatro, il cinema fino a rielaborare in maniera del tutto originale i testi da cui trae ispirazione.

Di certo il suo Balkangiro, con gli appuntamenti a Skutari, Skopije, Pec e Tirana, rappresenta per lui anche un’occasione per ritornare a realtà musicali e culturali molto prossime alla sua sensibilità.

Autore oramai di culto in Italia, Capossela evita di fare monumenti a se stesso grazie alla grande autoironia e alle origini contadine che lo riportano sempre con i piedi e la testa nella terra che per secoli hanno coltivato i suoi avi, una terra dura e da cui nascono le fascinazioni ed ossessioni che attraversano la sua ricerca. Dopotutto, far i conti con i propri demoni interiori, farli diventare delirio o arte o entrambe le cose (dove sarà mai la differenza?) è proprio dei grandi artisti.

° Roberto Calasso, L’Impronta dell’editore, Adelphi, 2013

§ “Nato in Grecia a cavallo tra XIX e XX secolo, nei bassifondi della società greca, da persone emarginate che volevano raccontare i loro disagi o le loro peripezie tramite la musica, il rebetiko ha un valore analogo a quello del tango per gli argentini, del blues per gli americani o del fado per i portoghesi. La tematica delle canzoni riguarda prevalentemente storie di povertà, prigione, droghe, amore, problemi sociali e prostituzione, messe in musica in modo passionale, a volte triste, altre ironico o scherzoso.” (Da Wikipedia)

* “Il klezmer è un genere musicale tradizionale degli ebrei aschenaziti dell’Est Europa. Il genere, suonato dai klezmorim, era composto prevalentemente da musiche che accompagnavano balli e rappresentazioni per matrimoni ed altre celebrazioni”. (Da Wikipedia)

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