Vicina la decisione per il futuro di “Komercijalna Banka”

Il processo di vendita di “Komercijalna Banka” sta per concludersi dopo l’apertura l’altro giorno delle offerte vincolanti per la più grande banca statale serba. Secondo informazioni non ufficiali sono in gioco tre banche per l’acquisizione: la nazionale “AIK”, la slovena “NLB” e l’austriaca “Raiffeisen Bank” a meno che le autorità non cambino idea e abbandonino la privatizzazione.

Qualcuno ha interpretato la recente dichiarazione del governatore della Banca nazionale serba Jorgovanka Tabakovic secondo cui “la Serbia è in grado di gestire Komercijalna Banka” come un segnale che lo Stato è pronto a mantenere la banca di proprietà statale.

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Interessante anche l’affermazione che “da quando lo Stato è diventato il proprietario dell’83% delle sue azioni, e questo è successo con il recente pagamento a istituti finanziari internazionali, sono state create le condizioni affinché lo Stato mostri quanto sia responsabile come proprietario”, suggerendo quindi che lo Stato serbo migliorerà la gestione della Banca senza i rappresentanti della BERS e IFC nel Consiglio di amministrazione della Banca.

Il giorno successivo all’apertura delle offerte, il prezzo delle azioni di “Komercijalna Banka” è sceso da 3.169 dinari a 2.989 dinari, sebbene con un movimento inferiore. Nenad Gujanicic del “Momentum Securities” sottolinea che il movimento è stato troppo piccolo per essere considerato un prezzo di riferimento.

“Con l’avvicinarsi della scadenza per l’apertura delle offerte, e l’incertezza che si è manifestata, c’è stata una caduta della domanda di azioni di “Komercijalna Banka”. L’aumento dei prezzi finora quest’anno è dovuto all’aspettativa che la banca sarà privatizzata. Di conseguenza, se la privatizzazione venisse abbandonata, ciò significherebbe un calo del prezzo delle azioni e questo sarebbe lo scenario peggiore per i piccoli azionisti”, spiega Gujaničić.

Dall’altra parte, il professore della Facoltà di Economia di Belgrado, Djordje Djukic, ritiene che lo Stato dovrebbe mantenere la proprietà della banca per diversi motivi. Innanzitutto, perché alla fine del terzo trimestre del 2019, la banca ha operato con successo e realizzato un rendimento del capitale azionario del 13,7% e un rendimento delle attività del 2,3%, ben al di sopra della media dell’intero settore.

“Con la vendita di “Komercijalna Banka” le banche straniere parteciperebbero con oltre l’85% alle attività del settore bancario della Serbia, che di per sé renderebbe l’economia serba molto più vulnerabile agli shock durante la nuova crisi economica globale, che probabilmente si verificherà nel prossimo futuro a causa della presenza di numerosi rischi economici. Per gli interessi nazionali, il governo e la banca centrale non dovrebbero lasciare agli stranieri una banca di successo e importante, che vanta il maggior risparmio in valuta estera dei cittadini, un numero enorme di filiali che rendono una vasta gamma di prodotti e servizi bancari facilmente accessibili ai cittadini”.

“Se lo facessero priverebbero la Serbia di uno dei meccanismi di difesa contro i futuri shock economici causati da crescenti disordini geopolitici nel mondo e dalla nuova crisi economica globale”, ha detto Djukic.

Tuttavia, lo stesso ha osservato che lo Stato dovrebbe nominare una gestione altamente professionale all’interno “con salari fissi e sistema di bonus come nelle banche private di maggior successo, il che sarebbe una garanzia per il successo delle operazioni bancarie a lungo termine. I profitti di “Komercijalna Banka” rimarrebbero nel Paese e lo Stato riceverebbe un dividendo”, conclude.

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