Vesovic: “Un’azienda su tre prevede una perdita di entrate superiore all’80%”

I maggiori problemi per gli uomini d’affari in Serbia durante l’epidemia e l’emergenza sono il ritardo o l’annullamento degli ordini, l’incapacità di coprire i costi operativi di base, la limitazione dell’orario di lavoro, l’incapacità di riscuotere, la mancanza di liquidità e la difficoltà nella logistica e nella distribuzione, ha dichiarato il direttore della divisione Analisi strategica, servizi e internazionalizzazione della Camera di commercio serba (PKS) Mihailo Vesovic, in un’intervista al “Business Magazine”.

Vesovic ha aggiunto che il sondaggio della “PKS” ha mostrato che alla fine di marzo una società su tre aveva previsto una perdita di entrate superiore all’80% e tutte le altre al di sopra del 50%.

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Il mondo sta affrontando una crisi globale senza precedenti, l’intero sistema economico è paralizzato e “anche l’economia serba sta affrontando numerosi problemi: ritardi e cancellazioni di ordini, problemi di illiquidità, divieto di lavoro…Il turismo, l’ospitalità e il trasporto passeggeri sono stati i primi a essere colpiti e ora, praticamente, non funzionano. Nel tempo, la crisi si è riversata nel settore manifatturiero e un numero significativo di aziende ha interrotto o ridotto la produzione”, ha sottolineato lo stesso.

Vesovic ha inoltre dichiarato che le imprese con un potenziale economico inferiore sono le più vulnerabili e che è difficile stimare ora il danno, anche se per molte aziende è totale, semplicemente perché non possono lavorare, sebbene “le misure economiche dello Stato dovrebbero aiutarle in modo significativo a mantenere l’occupazione e la liquidità mentre persistono queste circostanze eccezionali”.

Anche le grandi aziende a livello globale non stanno ancora dando le proprie proiezioni sulle perdite, perché la situazione sta cambiando rapidamente e non può essere specificata fino a quando la crisi durerà, soprattutto in termini di salute.

Lo stesso ha ricordato che subito la Camera di Commercio si è attivata per fornire assistenza e sostegno all’economia.

Alla domanda da quale settore provenga maggiormente la richiesta di aiuto, ha detto che si tratta di piccole imprese e le domande più comuni riguardano le misure di emergenza del governo serbo, le condizioni per il sostegno statale attraverso il Programma di misure economiche, l’acquisto di dispositivi di protezione, l’organizzazione del lavoro durante il divieto circolazione, il trattamento delle merci alle frontiere.

“Un’azienda su tre, ovvero il 33,9% dei partecipanti al sondaggio, ha stimato all’inizio di aprile una perdita di entrate superiore all’80% e tutte le altre superiore al 50%. Inoltre, circa il 30% delle imprese si aspetta difficoltà nell’adempiere agli obblighi entro i primi 30 giorni, mentre circa il 50% delle aziende prevede di avere problemi entro 30-60 o 90 giorni”, ha detto Vesovic.

L’indagine “Zajedno kroz krizu” realizzata congiuntamente da “PKS e USAID” ha mostrato che si prevede un lungo periodo di recupero per le singole imprese.

“Il 41,5% degli uomini d’affari ha indicato che occorrerebbero da uno a tre mesi per tornare al normale livello aziendale se la crisi si fosse fermata all’inizio di aprile. Un numero analogo di imprese ha stimato che occorrerebbero da tre mesi a un anno. Solo il 14% delle aziende potrebbe riportare l’attività al normale livello di attività in meno di un mese, mentre il 5% degli uomini d’affari pensa che ci vorrebbe più di un anno”, ha concluso Vesovic.

http://rs.n1info.com/Biznis/a591387/Vesovic-Svako-trece-preduzece-procenilo-gubitak-prihoda-veci-od-80-odsto.html

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