Venti di guerra soffiano tra le righe dei tabloid serbi: a chi giova?

Sui tabloid serbi sono apparsi una serie di articoli sensazionalistici che paventano la possibilità di una guerra con l’Albania e il Kosovo, ma gli analisti ritengono che questo permetta semplicemente alle autorità di presentarsi come garanti della sicurezza.

Un aumento delle tensioni politiche tra l’Albania, il Kosovo e la Serbia ha indotto i tabloid di Belgrado a pubblicare articoli di avvertimento riguardo al pericolo di una guerra imminente, ma le loro previsioni, in assenza di qualsiasi minaccia reale, producono beneficio solo per i politici al potere in tutti i tre paesi, sostengono gli analisti.

I numeri recenti del tabloid serbo di indirizzo filogovernativo Informer sono stati caratterizzati dai titoli “Rapporto della Cia: la guerra di tutti contro tutti minaccia i Balcani”, “La Grande Albania significa guerra contro tutti i Balcani” e “[Il presidente turco Recep Tayyip] Erdogan prepara Rama e Thaci per la guerra”.
 
Nel frattempo, Vecernje Novosti, di proprietà dello stato, ha riportato martedì la notizia secondo cui i servizi segreti serbi avrebbero presumibilmente scoperto un complotto da parte di “agenti turchi” per riportare in auge il progetto della “Grande Albania”.

La frenesia dei tabloid è scoppiata a seguito delle dichiarazioni rilasciate dal Primo ministro albanese Edi Rama nel corso di in un’intervista rilasciata a Politico il 18 aprile, secondo cui il suo paese potrebbe creare “una piccola unione con il Kosovo”, nel caso in cui Bruxelles girasse le spalle ai Balcani.

Il giorno seguente, il Presidente del Kosovo, Hashim Thaci, ha dichiarato ai microfoni di Radio Free Europe che “se l’Unione europea chiudesse la sua porta al Kosovo, tutti gli albanesi della regione vivranno in un unico spazio, per integrarsi ulteriormente nella famiglia europea”.

Tali dichiarazioni hanno spinto i media serbi a prevedere una guerra per la creazione di una “Grande Albania”.

Tuttavia, Boban Stojanovic, della Facoltà di Scienze Politiche di Belgrado, osserva che la propaganda mediatica guerrafondaia è funzionale ai governi di Serbia, Kosovo e Albania, i quali possono utilizzare il furore allo scopo di “animare i loro elettori e presentarsi come operatori di pace”.

Anche secondo il parere di Tamara Skrozza, membro della Commissione di Appello del Consiglio della stampa della Serbia, le dichiarazioni da parte di politici tendono ad alimentare il sensazionalismo dei tabloid: anche solo una “frase imprudente” pronunciata da un politico può essere utilizzata per improvvisare un’articolo sensazionalista, ha spiegato.

Il Ministro degli Esteri della Serbia, Ivica Dacic, ha dichiarato il 20 aprile che Unione europea, Stati Uniti e Gran Bretagna dovranno essere ritenute “responsabili delle conseguenze”, nel caso in cui si rifiutassero di rispondere alle dichiarazioni dei politici albanesi.

Il Ministro del Lavoro, Aleksandar Vulin, ha aggiunto, il 25 aprile, che le “dichiarazioni sincronizzate” di Edi Rama e Hashim Thaci circa la presunta unificazione dell’Albania e del Kosovo meriterebbero una risposta.

Queste dichiarazioni dimostrerebbero che la storia della “Guerra della Grande Albania” viene portata avanti. Stojanovic suggerisce che, nel caso della Serbia, lo scenario usuale prevede che i funzionari “gettino benzina sul fuoco”, per permettere poi al Primo Ministro Aleksandar Vucic di intervenire assumendo le vesti ed il ruolo di colui che è in grado di calmare le acque. Il quadro di solito culmina con inviti da parte di funzionari dell’Unione europea a sedare la tensione.

Il Commissario Ue per la politica di allargamento, Johannes Hahn, ha espresso fastidio, il 24 aprile, in relazione alle dichiarazioni infiammatorie dei leader della regione.

Skrozza osserva, infine, che il bellicismo dei media rappresenta una violazione del codice della stampa serba: “E’ proibito ai giornalisti provocare la paura nei lettori, e i media non sono autorizzati a fare giornalismo in questo modo. E’ compito del giornalismo puntare all’obiettività e alla verità, e non porsi al servizio dei regimi, dai quali questa situazione può essere sfruttata”, ha aggiunto.

(Maja Zivanovic, Balkan Insight, 27.04.2017)

http://www.balkaninsight.com/en/article/media-warmongering-useful-only-for-internal-usage-in-balkans-04-26-2017

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