Gli USA negano il visto a Dikovic, generale dell’esercito serbo

Il rifiuto da parte degli Stati Uniti di concedere il visto ad un capo dell’esercito serbo, il Gen. Ljubisa Dikovic, avrà conseguenze sulle relazioni militari tra i due paesi, ha avvertito giovedì il Ministro della difesa serbo, Aleksandar Vulin. 

Secondo quanto ha dichiarato Vulin, non sarebbe chiaro il motivo per cui l’Ambasciata degli Stati Uniti a Belgrado ha rifiutato il visto per Dikovic, il quale in ottobre è stato invitato a partecipare ad una conferenza sull’antiterrorismo a Washington.
Vulin ha dichiarato che il rifiuto di rilasciare il visto di Dikovic “non contribuisce alla nostra cooperazione e lascia un cattivo segno”.
L’Ambasciata degli Stati Uniti ha rifiutato di commentare l’esito della richiesta del generale.
I gruppi serbi per la difesa dei diritti umani hanno accusato Dikovic e le truppe da lui guidate di aver commesso crimini di guerra durante il conflitto del 1998-99 contro i separatisti di etnia albanese in Kosovo. Il generale però non è mai stato processato per i presunti crimini.
“Il Gen. Dikovic è un ufficiale coraggioso e onorevole e orgoglio dell’esercito serbo”, ha dichiarato Vulin. “Il suo percorso di guerra non può essere la ragione del rifiuto del visto”.
Dikovic ha rifiutato giovedì di discutere la sua domanda di visto, ma ha dichiarato di aver fatto parte della “eroica” difesa del Kosovo, l’ex provincia serba che ha dichiarato l’indipendenza nel 2008.
“Non ho commesso o ordinato alcun crimine”, ha affermato.
I media serbi hanno riferito che uno dei motivi del diniego potrebbe essere rappresentato dalla partecipazione di Dikovic a manovre militari russo-bielorusse su larga scala nel mese di settembre. I funzionari della NATO hanno dichiarato che tali esercitazioni potrebbero essere considerate come una prova da parte di Mosca della sua capacità di condurre una guerra contro l’Occidente.
Sia Vulin che Dikovic sono considerati fermamente pro-Russia. Sotto il loro comando militare, la Serbia ha sostanzialmente aumentato la cooperazione con l’esercito russo nonostante le dichiarazioni ufficiali sul mantenimento della neutralità militare.
La Serbia è membro del programma di sostegno Partnership per la pace della NATO, ma si è impegnata a non diventare mai un membro dell’Alleanza militare occidentale nonostante l’obiettivo dichiarato di cercare di entrare a far parte dell’Unione europea.
Un rapporto del Senato democratico pubblicato a Washington mercoledì per la Commissione per le relazioni estere ha descritto l’influenza “maligna” del Cremlino in Europa, in Serbia e in tutta la regione dei Balcani, sostenendo che la leadership della Serbia “ha fatto poco per difendersi dalla propaganda del governo russo anti-UE che circola in tutto il paese incontrando poca resistenza”.
(Washington Times, 11.01.2018)

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