Uno slovacco al vertice dell’Acciaieria di Smederevo

L’imprenditore slovacco Petar Kamaras, proprietario dell’impresa “Pikaro” con sede a Kosice, verosimilmente guiderà i manager che prenderanno in gestione l’Acciaieria di Smederevo a partire da questa primavera.

Lo slovacco ha fondato la Pikaro nel 2006 per la compravendita di ferro e si occupa anche di altri affari. Secondo informazioni non confermate, l’americana Esmark e la slovacca Pikaro avrebbero avuto un accordo strategico per rilevare l’80% dell’industria siderurgica, in base al quale gli americani avrebbero prodotto acciaio e garantito un’adeguata domanda e gli slovacchi la materia prima. Il piano era stato definito nei minimi dettagli ma poi, a un certo punto, si è arrivati a una rottura. “I negoziati con il governo sono iniziati a prendere una brutta china e il motivo riguardava le materie prime. Il momento si è rivelato decisivo: gli americani hanno cambiato approccio e hanno aumentato le richieste. Invece di 200 milioni di dollari di garanzia statale per l’acquisto di materie prime ne hanno preteso il doppio. Nel momento in cui si è saputo della rottura tra le due imprese, anche i negoziatori serbi hanno preteso garanzie, ovvero che non venissero esauriti gli stock di materie prime che l’Acciaieria possiede per poi lasciare il paese”, ha dichiarato una fonte anonima, che ha evidenziato come la Esmark non poteva entrare da sola nell’affare e per questo sono state richieste ulteriori garanzie.

Si suppone che Kamaras non entrerà nella gestione dell’impresa siderurgica per lo stipendio e una percentuale, ma che si definirà una qualche sorta di partnerariato, basato sulla fornitura di materie prime. “L’idea è che loro investano attraverso la fornitura di materie prime e che rispettino delle condizioni per produrre e vendere i prodotti siderurgici. L’ipotesi è che i collaboratori di Kamaras, persone esperte nella vendita e con ottimi contatti, prendano in mano la gestione così che ci possa essere una speranza per l’Acciaieria”, continua la fonte.

Il punto di partenza sono i 170 milioni di dollari in materie prime che già possiede la fabbrica e che possono essere utilizzati come capitale circolante per far funzionare l’impianto ai ritmi attuali pe ri prossimi quattro o cinque mesi. Successivamente, l’arrivo di competenti dirigenti del settore dovrebbe consentire l’incremento della produzione.

(Politika, 19.02.2015)

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