Una soluzione alla questione del Kosovo entro la fine del 2019?

L’apparente situazione di blocco nei negoziati ha contribuito a rinviare la soluzione per il Kosovo, anche se è più che evidente che la parte occidentale della comunità internazionale ritiene che sia il momento di risolvere i problemi nei Balcani occidentali, così come che la Russia non vuole che si arrivi ad una soluzione, ma vuole che la regione rimanga “un sassolino nella scarpa dell’Europa”.

Questo è stato pubblicato dal giornale Danas, ed è il commento di Dragan Sutanovac, ex ministro della Difesa ed ex presidente del Partito Democratico, alla notizia pubblicata dai tabloid pro-regime, che la soluzione finale della questione del Kosovo sarà rinviata al prossimo mandato di Donald Trump, come presidente degli Stati Uniti. La tesi che ciò probabilmente seguirà è stata pubblicata dal tabloid Informer, ed è stata dichiarata da Prvoslav Davinic, ex ministro della Difesa, durante il periodo del governo di Vojislav Kostunica.

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“Dopo il Montenegro e la Macedonia è più che evidente che le condizioni siano soddisfacenti e che ci sia la l’urgente necessità di risolvere la questione dei rapporti tra Belgrado e Pristina, e per questo dal punto di vista del Governo degli Stati Uniti non ha alcun senso rimandare, anzi si ovrebbe agire con urgenza. Dato che l’adesine della Macedonia del Nord nella NATO, prevista per novembre, sarà un vantaggio per Trump, anche la risoluzioje del Kosovo sarebbe sicuramente un vantaggio. Ogni giorno che si rimanda la questione va a discapito di Belgrado perché siamo tutti testimoni che l’offerta sta peggiorando e che il numero di serbi in Kosovo si sta riducendo”, dice Sutanovac.

Dragan Djukanovic, docente presso la Facoltà di Scienze Politiche e Presidente del Centro per la politica estera, stima per Danas, che i fattori più importanti per risolvere la questione del Kosovo sono il consenso la coesione tra gli Stati Uniti e l’Unione europea, cioè, l’assenza di questo consenso è precisamente la ragione per tutti questi ritardati in relazione a questo problema.

“Fino a quando non sarà raggiunto un accordo sul quadro e sul contenuto del dialogo sul Kosovo, tra gli Stati Uniti e l’UE, non si registreranno progressi nei negoziati tra Belgrado e Pristina. Il fattore più importante è la coesione. Il problema è che l’UE ha un problema con l’intensificazione del dialogo, ma senza il coinvolgimento degli Stati Uniti, difficilmente giungerà a questo. Tuttavia, penso che si raggiungerà una soluzione finale entro quest’anno, intendo dire nel 2019”, ha concluso Dragan Djukanovic.

Il pubblicista e filosofo del Kosovo, Shkelzen Maliqi, per Danas dice che non ci sono indicazioni certe che Trump “abbia deciso” di posticipare la risoluzione della questione kosovara per il suo secondo mandato, che, secondo il nostro interlocutore, molto probabilmente non avrà.

“Penso che sia una finzione per offuscare la sconfitta dell’idea dello scambio del territorio, come se Trump nel secondo mandato dovesse battere in astuzia l’Unione Europea e la Merkel (Cancelliera tedesca), la quale non sarà nemmeno al potere in quel momento. Non si ottiene nulla rimandando o investendo in un conflitto congelato. Saremo tutti in perdita se il nodo del Kosovo non andrà oltre”, dice Shkelsen Maliqi.

L’interlocutore di Danas afferma che Vucic dovrebbe riconosce al più presto l’indipendenza del Kosovo perché è essa irreversibil, solo poi proseguire con i negoziati sulla demarcazione con il Kosovo, con le possibili correzioni consensuali alle frontiere.

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