Una cura per la sanità serba: gli studenti possono guarire il sistema?

Da giorni gli studenti in protesta distribuiscono i “volantini della vittoria” presso i banchetti allestiti in tutta Belgrado, per informare i cittadini sui loro piani per l’istruzione, l’agricoltura e su come risanare il sistema sanitario serbo. Tra le questioni più urgenti, evidenziano gli ambulatori abbandonati, la chiusura delle farmacie statali, l’insufficiente numero di ospedali generali in Serbia e il fatto che si spendano soldi per riqualificare le facciate degli edifici mentre il personale sanitario lascia il Paese.

Gli intervistati del quotidiano Danas sostengono le soluzioni proposte dagli studenti, sottolineando la stretta necessità di una depoliticizzazione della sanità.

“I centri clinici sono sovraccarichi di pazienti che dovrebbero essere curati più vicino a casa, semplicemente perché le strutture territoriali sottostanti non esistono. Mentre nelle grandi città c’è una farmacia privata a ogni angolo, gli abitanti dei centri più piccoli non hanno accesso ai farmaci essenziali per la loro vita. I fondi ci sono, ma non finiscono dove dovrebbero. Invece di investire su persone qualificate, si spende in facciate tinteggiate a nuovo e appalti truccati. Il risultato: medici e infermieri abbandonano il Paese negli anni più produttivi della loro carriera”, evidenziano gli studenti.

Aggiungono che le soluzioni esistono e sono realizzabili, ma richiedono una redistribuzione intelligente delle risorse, la valorizzazione del personale e una sincera volontà di costruire un futuro migliore.

“La nostra visione è quella di una sanità a misura d’uomo: accessibile in ogni villaggio e città, trasparente in ogni dinaro e in ogni decisione, dignitosa per ogni paziente e per ogni operatore sanitario. La salute non è e non deve essere un privilegio. Quando il sistema diventerà aperto, equo e basato sulle competenze, allora avremo la sanità che meritiamo”, si legge nel programma studentesco distribuito ai cittadini.

Pertanto, i loro obiettivi sono: garantire la presenza di operatori sanitari in ogni villaggio, rendere i farmaci accessibili a tutti, assicurare la presenza di strutture ospedaliere in tutte le regioni, investire sul personale e sulla formazione, e creare un sistema che dia ai professionisti della sanità un motivo per rimanere in Serbia.

Anche i rappresentanti del governo hanno riconosciuto l’evidente carenza di personale sanitario, tentando di affrontare il problema attraverso ambulatori mobili e appelli ai medici affinché tornino nel Paese e prestino servizio nelle aree rurali. Tuttavia, molti considerano queste iniziative come mere misure populiste pre-elettorali che non risaneranno il settore sanitario.

Di recente, durante una visita a Novi Pazar, il Presidente della Serbia Aleksandar Vučić ha dichiarato che lo Stato destina non meno di 5,2 miliardi di euro all’anno alla sanità, ma che, nonostante i cospicui investimenti, i problemi persistono.

“Ciò che mi preoccupa di più è vedere che ancora non siamo in grado di offrire un servizio al livello che vorrei. Non so dove vadano a finire tutti quei soldi”, ha dichiarato tra l’altro il Presidente, aggiungendo che il fatto che i medici lavorino contemporaneamente nel settore pubblico e in quello privato rappresenta un grave problema, ma che bisogna continuare a “gestire la situazione” così com’è per mancanza di personale alternativo.

“Dove e come vengano spesi i fondi dell’assicurazione sanitaria resta un segreto di Stato”

Rade Panić, medico anestesista presso l’Ospedale Generale Studenica di Kraljevo e membro del Sindacato dei medici e dei farmacisti della Serbia, afferma che il governo del Partito Progressivo Serbo (SNS) e di Aleksandar Vučić si ricorda della sanità solo prima delle elezioni. Sottolinea che non è lo Stato a investire denaro nella sanità, bensì i cittadini della Serbia, i quali contribuiscono attraverso l’assicurazione sanitaria obbligatoria per garantirsi l’assistenza tutelata dalla Costituzione e dalle leggi vigenti.

“È pressoché impossibile accedere a dati attendibili per verificare se il denaro raccolto tramite l’assicurazione sanitaria venga speso interamente all’interno del sistema sanitario. Dove e come venga impiegato è praticamente un segreto di Stato. Dovrei parlare a lungo per spiegare quanto questo governo sia irresponsabile nei confronti della salute dei cittadini; i cittadini stessi lo vedono e lo provano sulla propria pelle ogni volta che hanno bisogno di una prestazione medica. Il fatto che il presidente di tutti i cittadini dica che ‘non si riescono a trovare medici’ è il risultato delle politiche portate avanti negli ultimi 14 anni”, dichiara Panić a Danas, ricordando che garantire un numero sufficiente di operatori per assicurare cure accessibili e di qualità a tutti i cittadini serbi è un obbligo di legge.

“Il piano dell’SNS è quello di privatizzare gran parte della sanità e considerare la salute dei cittadini come un’opportunità di profitto anziché come una necessità fondamentale e un diritto umano. Cittadini sani e soddisfatti sono la più grande ricchezza di un Paese. Di Aleksandar Vučić non c’è da fidarsi in ogni caso, e quando si trova in campagna elettorale si può stare certi che quasi tutto ciò che dice si riduce a semplici promesse da marinaio. I cittadini dovrebbero fotografare gli ambulatori mobili per conservare un ricordo delle false promesse fatte da una persona non competente in materia”, aggiunge Panić.

“Gli investimenti nelle infrastrutture sono inutili se il paziente deve ancora attendere mesi per una visita”

Ivana Bajkin, professoressa presso la Facoltà di Medicina di Novi Sad, ritiene che il programma degli studenti per la sanità sia un buon piano, pur rilevando che i problemi sistemici accumulatisi nel settore richiedono tempo e che un’assistenza sanitaria equa, di qualità e tempestiva per tutti i pazienti debba rappresentare la priorità assoluta.

“Le disparità attualmente esistenti nell’accesso alle cure tra i residenti di Novi Sad e quelli di Bačko Petrovo Selo, ad esempio, sono una vergogna per l’attuale sistema sanitario. Il presupposto fondamentale per qualsiasi riforma della sanità è la fine dello stato d’interim dei dirigenti nelle strutture sanitarie e la pubblicazione di bandi di concorso trasparenti per i ruoli dirigenziali, poiché la maggior parte dei direttori rimane in carica ad interim ben oltre i sei mesi previsti dalla legge. Ciò consente alla maggioranza al governo, attraverso gestioni incompetenti, di tenere in pugno tali istituzioni, decidendo sulle assunzioni e su ogni altro aspetto organizzativo dei servizi sanitari”, spiega Bajkin a Danas.

L’introduzione di criteri chiari per le posizioni di vertice e una responsabilità sistemica rappresentano, a suo avviso, l’unico modo affinché la competenza torni a essere il pilastro della gestione.

“Tuttavia, al centro dell’attenzione e del sistema sanitario devono essere posti i pazienti, che da troppo tempo vengono trattati come un male necessario anziché come le figure centrali del sistema. Inoltre, ciò che non si può fare dall’oggi al domani, ma che resta indilazionabile, è il rilancio dell’assistenza sanitaria primaria come spina dorsale del sistema”, sottolinea la professoressa.

Bajkin conclude che, senza una chiara responsabilità dirigenziale, concorsi trasparenti e una valutazione reale dei risultati, qualsiasi aumento di budget servirà solo a mantenere un apparato inefficiente anziché a creare un sistema capaci di curare davvero.

“I miliardi investiti sono stati sperperati in modo improduttivo da dirigenti incompetenti, privi di competenze tecniche e di integrità personale. E tutti sono stati nominati unicamente per la loro fedeltà al partito di governo. Le dichiarazioni populiste che vantano l’ammontare dei fondi investiti, senza affrontare il nodo delle gestioni incapaci e delle forniture trasparenti, sono a dir poco sconfortanti. Puntano a persone che non analizzano criticamente le affermazioni altrui, ma credono e seguono cieche”, aggiunge.

“Per quanto riguarda i cinque punti proposti dagli studenti, il miglioramento dell’accessibilità alle cure primarie e ai farmaci nei centri più piccoli sarà certamente la parte più semplice da attuare. Subito dopo aggiungerei la regolamentazione urgente del settore privato, ossia una strategia per integrare le strutture sanitarie private nel sistema esistente, affinché il paziente che già paga l’assicurazione sanitaria non debba pagare due volte. Per ottenere questo serve la depoliticizzazione del Ministero della Salute e l’inserimento di figure tecniche qualificate, cosa oggi impossibile da realizzare”, conclude l’intervistata.

(Danas, 02.09.2026)

https://www.danas.rs/vesti/drustvo/lek-zdravstvo-studenti-resenje/

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