Un serbo su quattro a rischio povertà

Secondo l’ultima ricerca dell’Ufficio Statistico nazionale il 24% dei serbi è a rischio povertà, con disoccupati e pensionati i soggetti maggiormente a rischio. Un dato che pone la Serbia ai vertici della graduatoria europea.

Secondo una ricerca del 2012 condotta su alcune migliaia i serbi, a rischio povertà è per esempio un single che ha un reddito mensile in contanti inferiore a 13.680 dinari (circa 120 euro al mese) mentre nel 2013 lo United Nations Development Program (UNDP) ha presentato i suoi dati secondo i quali la Serbia occupava con un valore di 0,745 la 77esima posizione nella graduatoria che valuta lo sviluppo sociale di 187 paesi.

Il vice direttore dell’Ufficio Statistico Nazionale Miladin Kovacevic evidenzia tuttavia che vi sono altri parametri più importanti di quelli legati allo sviluppo sociale quali i dati sul potere d’acquisto e sulla povertà. Il PIl nominale del paese corrisponde a circa 6,000 dollari pro capite, che in base al potere d’acquisto parificato corrispondono a circa 12,000 dollari di media. Kovacevic spiega che la Serbia è dunque vicina, ma ancora dietro a nazioni come la Spagna, la Bulgaria, la Romania e la Grecia come anche a Bosnia Erzegovina, Macedonia e Albania. Per esempio, la Slovenia ha un potere d’acquisto due volte e mezza maggiore della Serbia.

A rischio povertà vi è il 48% dei disoccupati, seguiti dalle famiglie con tre o più figli al 44%, dal 38% dei lavoratori autonomi, in particolare gli agricoltori,  e le famiglie monoreddito con un figlio al 36%, dove la soglia per essere considerati poveri è un reddito di 24.624 dinari al mese (220 euro). “Il rischio di povertà per chi è lavoratore dipendente è del 6% mentre per i pensionati è del 14%”, evidenzia Kovacevic, il quale ricorda che la povertà è una tendenza in atto in tutto il mondo e la Serbia non può sottrarsi ad essa in una fase di tagli alla spesa pubblica che aumentano le disuguaglianze. “Dopo l’implementazione delle riforme economiche, nell’arco di tre anni, potremo aspettarci una ripresa della crescita economica e dello sviluppo sociale”.

(Kurir, 26.07.2014)

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