Un obiettivo dedicato all’arte

La mostra dei lavori del maestro della fotografia Branibor Debeljkovic (1916-2003) alla Galleria “Artget” di Belgrado.

FACCE: questa parola rappresenta il titolo, il tema, il motivo e la descrizione della mostra esposta due giorni fa alla Galleria “Artget” di Belgrado. Ma non si tratta di persone qualunque e di chiunque, ma di quei pochi fortunati scelti che hanno sperimentato l’onore di ritrovarsi sotto la lente di uno dei migliori, non solo di questa regione.

Scopri i principali investimenti esteri in Serbia nel 2018: clicca qui!

Questi sono i ritratti dalla ricca eredità del maestro della fotografia Branibor Debeljkovic (Pristina, 1916 – Montreal, 2003), titolare del titolo EFIAP (Eccellenza dell’Unione Internazionale delle Arti Fotografiche), professore alla FDU dal 1976 al 1983, che da tanto e meritatamente rappresenta il faro della fotografia serba nella seconda metà del 20° secolo.

“Le migliaia di opere fotografiche sono la testimonianza più convincente di cosa stiamo parlando, afferma Milena Marjanovic, direttrice artistica della Galleria “Artget”. Questo impressionante dato di solito causa difficoltà nella selezione delle opere, tuttavia, in questo caso non c’è stata perché il professor Debeljkovic ha fatto da solo la scelta delle fotografie, optando tematicamente senza alcun dubbio per il ritratto, che è emerso nella sua opera da oltre cinquant’anni. Dai primi lavori, fino all’età adulta, fino alla fine dei suoi anni. Sfortunatamente, il prof. Debeljkovic non ce l’ha fatta a preparare la sua ultima mostra, ma l’ha lasciata così concepita per consentirci di allestirla con facilità.

Tutte le fotografie esposte appartengono alla collezione della nipote, Milena Debeljković, conservata nel lascito di Branibor Debeljković nella sezione Fondi speciali della Biblioteca nazionale serba. La maggior parte delle opere esposte sono accompagnate da una descrizione dettagliata del modo in cui sono state create, che insieme all’introduzione intitolata “Alcune riflessioni personali” e al testo della storica dell’arte Dragica Vukadinovic “L’Europa come malattia” sono conservate dal figlio del professore, l’ingegnere Dusan Debeljkovic.

http://www.novosti.rs/vesti/kultura.71.html:809893-Objektiv-posvecen-umetnosti

 

This post is also available in: English

Share this post

scroll to top