Un nuovo fondo da 30 milioni di dollari punta sulle startup serbe e della regione

Le startup serbe hanno attirato quasi 44 milioni di dollari di investimenti nel 2025, segnando una ripresa dopo diversi anni di bassi livelli di investimento. Ora entra sul mercato una società di gestione di fondi di investimento che ha appena chiuso il suo primo fondo, del valore di 30 milioni di dollari, e si aspetta che una parte significativa di questo capitale venga destinata a team che operano dalla Serbia e dalla più ampia regione.

Si tratta di Forty.5 Ventures, un fondo registrato in Serbia tre anni fa, con uffici a Belgrado, Los Angeles e Singapore. Il fondo ha già investito 5,5 milioni di dollari in otto società, mentre altre sette sono attualmente sottoposte a un processo di due diligence, spiega il fondatore e managing partner Zoran Vasiljev. “Non abbiamo una quota formale per Paese, né vogliamo misurare gli investimenti esclusivamente in base al luogo di registrazione della società. Ci aspettiamo tuttavia che una parte significativa del capitale venga investita in team che operano dalla Serbia e dalla più ampia regione dell’Europa sud-orientale. Belgrado è una delle nostre principali basi operative, quindi è naturale che saremo molto attivi nel lavoro con i fondatori serbi, compresi i team che sono strutturati giuridicamente al di fuori della Serbia, ma che hanno nel Paese attività di sviluppo, fondatori o operazioni chiave”, afferma l’intervistato di Bloomberg Adria.

Secondo la sua valutazione, l’ecosistema locale del venture capital (VC) ha fatto progressi, ma è ancora relativamente giovane e poco profondo rispetto ai mercati europei più sviluppati. Il problema maggiore si presenta quando le aziende devono passare dalla fase iniziale di sviluppo a quella in cui sono in grado di attrarre investimenti più consistenti e proseguire una crescita più rapida.

“Nelle fasi iniziali oggi esistono più opzioni rispetto a qualche anno fa: angel investor, acceleratori, programmi pubblici, fondi locali e una crescente apertura da parte degli investitori stranieri. Tuttavia, il divario maggiore si manifesta quando una società deve passare dalla fase ‘seed’ a round più consistenti di ‘Series A’ e ‘growth'”, ritiene Vasiljev, che vanta una lunga esperienza in posizioni dirigenziali nel settore tecnologico, tra cui anche in Infobip, la startup croata che è stata la prima nella regione adriatica a raggiungere lo status di unicorno.

Sottolinea, tuttavia, che non si tratta di un problema esclusivamente serbo. Secondo i dati della comunità dei fondatori di startup Garaža, lo scorso anno in Serbia sono stati chiusi appena due round di Serie A, per un valore complessivo di 14 milioni di dollari. L’ecosistema locale fatica a replicare il successo del 2021, quando l’afflusso di investimenti nell’ecosistema delle startup del Paese era stato significativamente maggiore. Va detto, tuttavia, che quella ondata di investimenti era stata alimentata dall’eccesso di capitale a livello globale e, di conseguenza, da un atteggiamento diverso da parte degli investitori.

“In tutta la regione dell’Europa centrale e orientale (CEE), il capitale è diventato più concentrato e gli investitori più selettivi: nel primo trimestre del 2025 il numero di round nella CEE è diminuito del 23 per cento su base annua e, escludendo dal totale le transazioni di maggiori dimensioni, l’attività di base è risultata più debole. Nel secondo trimestre sono stati registrati oltre 640 milioni di euro attraverso 144 round resi pubblici, a dimostrazione del fatto che l’attività c’è, ma gli investitori cercano prove più solide della domanda di mercato, una migliore ‘unit economics’ e fondatori in grado di costruire al di fuori del mercato domestico”, spiega.

Da Belgrado al mercato globale

Secondo Vasiljev, i fondi che oggi investono in Serbia e nella regione cercano società che non dipendano da un piccolo mercato locale: prodotti con un potenziale internazionale, un percorso chiaro verso il cliente, un’economia reale e sostenibile, un solido team tecnico e fondatori che comprendano fin dalle prime fasi le vendite, la regolamentazione e la raccolta di capitali a livello globale.

“La cautela è maggiore rispetto al periodo del capitale a basso costo, ma allo stesso tempo questo rappresenta un’opportunità per i team disciplinati che sono in grado di dimostrare progressi concreti, e non soltanto una buona presentazione. L’ecosistema ha bisogno di una maggiore disponibilità di capitale privato stabile e di un ponte più solido verso i mercati internazionali”, afferma.

Inizialmente, Forty.5 Ventures investirà tra 200.000 e un milione di dollari nelle singole società, principalmente nelle fasi “pre-seed” e “seed”. L’attenzione è rivolta soprattutto all’intelligenza artificiale verticale, ovvero una tecnologia sviluppata per un settore, una professione o un processo aziendale specifico, anziché come strumento di uso generale, oltre che alle tecnologie finanziarie e alla cybersicurezza, ma anche al gaming, allo sport e ad altri settori.

Belgrado è una delle tre principali basi operative del fondo: da qui vuole avere un accesso più diretto ai fondatori e ai talenti tecnologici in Serbia e nella regione, mentre Los Angeles rappresenta il collegamento con il mercato statunitense e Singapore il punto di accesso alla regione Asia-Pacifico.

“Il principale vantaggio dell’Europa sud-orientale oggi è il rapporto tra la qualità del talento tecnico e imprenditoriale e i costi, oltre al fatto che un numero sempre maggiore di fondatori ragiona in ottica globale fin dall’inizio”, afferma Vasiljev, aggiungendo che, d’altra parte, il principale ostacolo è rappresentato dall’accesso limitato ai grandi clienti, al capitale per i round successivi e alle reti che accelerano l’internazionalizzazione. “Per questo il nostro modello non consiste semplicemente nello staccare un assegno. Vogliamo lavorare con i fondatori sul posizionamento sul mercato, sulla preparazione alle vendite e alla raccolta di capitali, sulle introduzioni strategiche presso clienti e partner, nonché sulla preparazione all’ingresso negli Stati Uniti e a Singapore quando esiste una reale prontezza commerciale.”

Secondo i dati di Startup Genome, due terzi delle startup serbe pianificano un’espansione internazionale, mentre oltre il 70 per cento prevede di raccogliere capitali esterni nel corso del 2026. Inoltre, più di tre quarti dei fondatori stanno sviluppando un prodotto destinato ai mercati internazionali.

Per il fondo, tuttavia, uno dei principali rischi a lungo termine consiste proprio nel passaggio da un prodotto di questo tipo alle vendite globali.

“La tecnologia da sola non è sufficiente: è necessario conquistare clienti, costruire canali di vendita, assumere il team giusto e assicurarsi il capitale per le fasi successive della crescita. È proprio qui che vogliamo essere più utili: aprendo l’accesso a mercati, partnership e relazioni con gli investitori al di fuori della regione”, afferma Vasiljev.

Fonte: Bloomberg Adria, 17.09.2026

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