“Scegli una tecnologia e sviluppati al massimo in essa”: è un consiglio che oggi non oserei più dare, ha dichiarato a RTS Miloš Turinski di Infostud, spiegando cosa valorizzano attualmente i datori di lavoro nel settore IT. Ha inoltre illustrato quali posizioni sono richieste e quali no, l’impatto dell’intelligenza artificiale sulle diverse professioni informatiche e perché i junior sono stati i più colpiti.
Il colosso tecnologico americano Oracle ha recentemente licenziato in un colpo solo decine di migliaia di dipendenti, informandoli via e-mail, proseguendo una prassi consolidata tra le aziende IT negli Stati Uniti, le cui motivazioni aziendali non sono sempre chiare. In Serbia, a marzo ha attirato attenzione una situazione in cui, secondo le stime, circa 500 persone hanno perso il lavoro in diverse aziende IT.
L’intelligenza artificiale viene spesso indicata come la causa, ma Turinski afferma che il quadro non è così semplice.
Secondo lui, durante l’età dell’oro dell’industria IT le assunzioni erano abbondanti, ma già alla fine del 2022 la crisi economica globale ha avuto un forte impatto sul settore, riflettendosi anche sulle attività delle aziende in Serbia.
“Per un certo periodo le aziende hanno tenuto gli sviluppatori ‘in panchina’, come si dice nel gergo, sperando che il mercato si riprendesse e che queste persone avrebbero avuto lavoro e nuovi progetti. Tuttavia, ciò non è accaduto. Di conseguenza, è stato necessario ottimizzare le operazioni e il personale, affinché nelle aziende rimanessero solo le figure davvero indispensabili”, afferma Turinski.
Successivamente è arrivata la crescente influenza dell’intelligenza artificiale, che ha portato a tentativi di ottimizzare e automatizzare processi e ruoli ripetitivi – un fenomeno che ha colpito soprattutto le posizioni junior.
Ottimizzazione, non crisi
Sebbene negli ultimi anni il numero di annunci di lavoro nel settore IT sia diminuito, Turinski sottolinea che non si può parlare di crisi, evidenziando che l’IT resta tra i primi cinque settori per numero di offerte di lavoro.
“Dobbiamo capire che si tratta in realtà di una normalizzazione del settore, uno stato realistico che possiamo aspettarci anche in futuro. Non possiamo definirla una crisi – come faremmo se accadesse qualcosa di simile nel mercato del lavoro generale. Si tratta di un’ottimizzazione, in cui i datori di lavoro sono diventati molto più selettivi su chi assumere, di chi hanno bisogno, per quali progetti e chi è conveniente”, spiega.
Ruoli diversi nell’IT: chi va bene e chi no
All’interno del settore IT, la situazione varia a seconda della professione.
“C’è ancora una buona domanda, ad esempio, per sviluppatori software o specialisti di cybersecurity. Si tratta di ruoli che mancano realmente sul nostro mercato e, se aggiungiamo livelli di esperienza come mid o senior, parliamo di professionisti molto richiesti e difficili da trovare”, osserva Turinski.
Turinski ha inoltre commentato l’afflusso di lavoratori stranieri nel settore IT serbo, soprattutto professionisti russi.
“Non abbiamo dati precisi, ma sappiamo che si tratta di una sorta di mercato separato all’interno del mercato – un mercato IT dentro il più ampio mercato IT in Serbia. Molti di coloro che sono arrivati hanno aperto proprie aziende, continuando a lavorare con clienti stranieri e assumendo principalmente personale proprio”, spiega.
Secondo lui, ciò ha contribuito alla creazione di nuove aziende sul mercato interno, ma non ha inciso in modo significativo sul numero di annunci o di nuove posizioni.
Tuttavia, si registra una tendenza negativa nei lavori ripetitivi come il testing QA e l’assistenza clienti, poiché queste posizioni sono facilmente automatizzabili e stanno già subendo un forte impatto dell’intelligenza artificiale.
“Il peso è ricaduto sui junior”
Per quanto riguarda i junior – coloro che sono agli inizi – Turinski afferma che la situazione è molto più difficile e che il peso maggiore è ricaduto proprio su di loro.
“Le posizioni junior sono sempre state le meno richieste. Ma il calo complessivo degli annunci colpisce soprattutto queste posizioni. Oggi solo circa il dieci per cento degli annunci è destinato a questa categoria. Non è più facile entrare nel settore. Si tratta proprio di attività ripetitive e operative che l’IA può sostituire”, sottolinea.
“Non basta più conoscere una sola tecnologia”
Turinski evidenzia che non è più sufficiente, come in passato, padroneggiare una sola tecnologia e costruire una carriera su quella base.
“Oggi tutti devono capire che serve un insieme di competenze molto più ampio – non solo una tecnologia, ma diverse, insieme alla comprensione dei processi, alle soft skill necessarie per il lavoro e alla consapevolezza delle esigenze e dei progetti dell’azienda”, afferma.
E chi non ha una laurea?
Una parte significativa della forza lavoro IT è composta da persone riqualificate, programmatori autodidatti o persone che hanno completato corsi.
L’industria IT, ricorda Turinski, si è sviluppata proprio sull’idea che la laurea non sia indispensabile – ciò che conta sono le competenze, i risultati e i progetti che si possono presentare a un datore di lavoro.
“È questo che viene valutato: la vostra esperienza. Ed è ancora così oggi, indipendentemente dalla situazione del settore. Nessuno valorizzerà il vostro titolo di studio solo perché lo possedete”, sottolinea.
Nel mondo digitale tutto cambia rapidamente e i percorsi di carriera che un tempo erano standard non valgono più allo stesso modo.
“All’epoca il consiglio era: scegli una tecnologia e padroneggiala. Oggi non oserei più dare quel consiglio. Non è sbagliato, ma non darei solo quello. Ciò che conta davvero ora è l’ampiezza delle competenze”, dice Turinski.
Il ruolo della formazione accademica
Per quanto riguarda le conoscenze di base – matematica e informatica acquisite all’università – Turinski afferma che i datori di lavoro le apprezzano ancora molto, ma richiedono sempre più anche competenze trasversali.
“Vogliono che comprendiate i processi, sappiate lavorare in team, comunicare efficacemente, gestire progetti e cogliere il quadro generale – cosa serve realmente all’azienda e perché state lavorando su qualcosa. Non basta più completare un task di programmazione e considerare concluso il proprio lavoro. I datori di lavoro cercano oggi sviluppatori versatili, ed è una novità per il mercato”, spiega.
“L’IA è il futuro, ma i datori di lavoro dovranno aprire le porte”
Si parla molto di intelligenza artificiale che sostituirà molte professioni, e l’IT è sicuramente uno dei settori in cui viene applicata di più e in modo più efficace.
“Dobbiamo essere consapevoli che sono ancora richiesti esperti con un’elevata conoscenza degli strumenti e dello sviluppo dell’IA. Questo definirà sicuramente il futuro”, osserva Turinski.
D’altra parte, aggiunge, i datori di lavoro dovranno prima o poi riconoscere la mancanza di opportunità per i junior, poiché sarà necessario formare nel tempo professionisti di livello intermedio e senior.
“Quando il mercato si stabilizzerà, le aziende dovranno riaprire le porte affinché i giovani possano trovare la propria strada e iniziare a costruire la loro carriera”, conclude Turinski, sottolineando che l’informatica resta una professione del futuro.
(RTS, 08.04.2026)
