Ue: “No all’apertura di nuovi capitoli entro la fine dell’anno”

L’Unione europea non aprirà nuovi capitoli nei colloqui di adesione con la Serbia entro la fine dell’anno, poiché diversi membri dell’UE ritengono che le autorità di Belgrado, nonostante le promesse, non abbiano attuato le riforme necessarie in settori chiave come lo stato di diritto, l’indipendenza giudiziaria e la libertà di espressione, affermano alcune fonti a Bruxelles.

Fonti della Commissione europea e del Consiglio dei Ministri dell’UE hanno spiegato che le ultime discussioni in vista delle riunioni ministeriali e delle riunioni dei leader dell’UE mostrano che “non c’è in prospettiva l’apertura di almeno un altro nuovo capitolo, che in precedenza era considerata una cosa possibile”.

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Il commissario dell’UE per l’allargamento, Oliver Varhelyi, aveva recentemente affermato che l’UE poteva aprire il capitolo 8 dei negoziati con la Serbia sulla concorrenza, ma analisi recenti hanno indicato che alcuni membri dell’UE hanno avuto difficoltà ad accettarlo, poiché finora altre importanti riforme si sono bloccate in Serbia.

Fonti diplomatiche europee hanno richiamato anche l’attenzione sul fatto che il progetto sulle conclusioni nella riunione dei Ministri degli esteri dell’Unione, che si terrà martedì prossimo, afferma che, quando si tratta della Serbia, “il Consiglio Ue si rammarica che i progressi nello stato di diritto non siano stati così rapidi ed efficienti”, come si attende da un Paese negoziatore e si chiede alla Serbia di “dimostrare volontà politica e di accelerare in modo significativo le riforme e fornire risultati concreti e tangibili in questo, così come in altre aree fondamentali”.

L’inviato speciale dell’UE per il dialogo Belgrado-Pristina, Miroslav Lajcak, ha anche sottolineato nella discussione che ora si può vedere come la Commissione europea cerchi di incoraggiare il dialogo e di risolvere tutti i problemi nella regione, che sono stati finora in disparte.

Particolare enfasi è stata posta sugli accordi raggiunti ma non attuati; a tal proposito sull’attuazione dell’accordo sull’Unione dei comuni serbi, Lajcak ha sottolineato che “pacta sunt servanda”, “i patti devono essere osservati” ed è per questo che l’UE ha istituito un meccanismo di monitoraggio per seguire le procedure.

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