Tribunale Penale Internazionale: oggi la chiusura, dopo 24 anni di processi

Il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia, la corte che ha portato Slobodan Milosevic sul banco degli imputati, sarà sciolto formalmente questa settimana dopo 24 anni e 161 incriminazioni.

Dopo 10.800 giorni di sedute, 4.650 testimonianze udite e 2.5m pagine di trascrizioni, il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia (TPI-ICTY) sarà oggi sciolto formalmente.

Una cerimonia di chiusura a L’Aia, alla presenza del Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, segnerà la fine di 24 anni di indagini e azioni penali che hanno emesso 161 accuse di alto profilo.

Il Tribunale Penale ha portato sul banco degli imputati l’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, il leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic e il generale Ratko Mladic. Fondato nel 1993, è stato il primo tribunale di questo tipo dalle udienze di Norimberga e Tokyo alla fine della seconda guerra mondiale.

Novanta persone sono state condannate per genocidio, crimini contro l’umanità o altri crimini. I politici e gli alti ufficiali militari, sentenza dopo sentenza, non fuggiranno più impunemente, ma saranno ritenuti responsabili delle loro azioni, anche in tempo di guerra.

Il successo finale nella caccia ai latitanti, tuttavia, ha impiegato decenni e il tribunale è stato accusato di aver rappresentato la giustizia del vincitore: circa i due terzi degli accusati sono stati serbi. I sostenitori della corte hanno ribattuto che i peggiori crimini del conflitto sono stati causati dalle forze serbe a danno dei civili bosniaci.

La chiusura del TPIY evidenzia il passaggio, nella giustizia internazionale, da tribunali discreti, imponendo giustizia dopo i conflitti nei Balcani, in Ruanda o Sierra Leone, verso il più ambizioso obiettivo della giurisdizione universale sotto la Corte penale internazionale (CPI).

L’eredità dell’ICTY è stata fondamentale, come ritiene Philippe Sands QC, Professore di Diritto internazionale presso l’University College di Londra, nell’aprire la strada ad un più ampio consenso internazionale sulla giustizia per crimini di guerra.

“La disgregazione della Jugoslavia è stata un catalizzatore con conseguenze molto significative. L’esperienza è stata mista. Non ha portato tranquillità e riconciliazione nella regione, ma ha espresso giudizi importanti sulle persone”.

Sands, che ha agito per la Croazia contro la Serbia nei procedimenti presso la Corte internazionale di giustizia, ha aggiunto: “La documentazione generale dell’ICTY riflette la significativa, ma limitata, funzione che la giustizia internazionale può svolgere nel risolvere le differenze politiche di vecchia data. È uno strumento in un’armatura. I tribunali ad hoc hanno avuto una corsa più facile della loro controparte globale, la CCI”.

Tra i successi dell’ICTY l’accumulo di esperienza e testimonianza legale, e la produzione di un archivio di prove che saranno di aiuto per gli storici futuri del futuro. I pubblici ministeri hanno aperto la strada al concetto legale di “impresa criminale congiunta” e la dottrina ha fatto affidamento sul legare gli imputati ad un piano comune di genocidio o crimini contro l’umanità.

Sir Geoffrey Nice, che ha lavorato presso l’ICTY tra il 1998 e il 2006 e ha guidato l’accusa di Slobodan Milosevic, ne riconosce il successo, ma nutre delle riserve. “La mia visione generale del TPIY è stata fortemente influenzata dalla corruzione della storia di quello che è successo a Srebrenica, dove sono stati massacrati 8.000 uomini e giovani bosniaci”, ha spiegato. “Slealtà da parte degli Stati Uniti, Regno Unito e Francia, sembra abbiano permesso lo svolgersi di un incubo umanitario, mentre ai peacekeepers olandesi non è stato detto che erano stati abbandonati. Se così fosse, questi potenti stati devono aver rivelato a Milosevic che se i serbi bosniaci avessero preso Srebrenica non ci sarebbero stati attacchi aerei. All’ICTY, sembrava che gli stati” occidentali “non combattenti, più lo stato” perdente “della Serbia, potessero, a volte, interferire con lo stato di diritto – spesso nascondendo le prove – per “ripulire” la verità storica, favorevolmente alla Serbia e all’Ovest”, ha commentato Nice, il cui libro più recente, Justice for All and How to Achieve It, valuta i registri dei tribunali di guerra.

“Noi, gli avvocati del processo, per quanto ne so, facevano tutti il nostro imperfetto meglio per mantenere i nostri casi “puliti” e resistere alle interferenze improprie in cui li abbiamo rilevati”. I processi continuarono per troppo tempo, mantenendo le vittime in attesa per decenni prima di scoprire cosa era successo. Per quanto riguarda il lato positivo, ora tutti i cittadini del mondo ragionevolmente istruiti si aspettano che il comportamento criminale nella guerra sia soggetto alla responsabilità legale internazionale. Questo è un enorme cambiamento nel modo di pensare. E, in secondo luogo, l’ICTY ha raccolto una grande quantità di prove che non sarebbero emerse per un tempo molto lungo, o mai. Saranno ancora lì tra 500 anni”.

Il suicidio in aula del comandante croato Slobodan Praljak, che ha ingerito cianuro di potassio dopo che la corte ha respinto il suo appello, ha assicurato l’attenzione internazionale sul giudizio finale espresso dall’ICTY.

Ci sono alcuni limiti legali. Ricorsi eccezionali contro la condanna saranno ascoltati dal meccanismo residuo delle Nazioni Unite per i tribunali criminali (MICT). Altri casi di crimini di guerra sono stati rimessi ai tribunali nazionali della regione.

Il procuratore capo uscente dell’ICTY, Serge Brammertz, ha ammesso lo scorso mese che il tribunale non ha ottenuto l’obiettivo della riconciliazione nell’ex Jugoslavia. “Come abbiamo visto … i crimini hanno lasciato ferite che non sono ancora guarite. I criminali di guerra condannati continuano a essere visti da molti come eroi, mentre le vittime e i sopravvissuti vengono ignorati e respinti”.

In definitiva, ha affermato, l’eredità dell’ICTY non si misurerà “dal nostro lavoro, ma dal fatto che gli stati dell’ex Jugoslavia costruiscano lo stato di diritto. La verità di quanto accaduto è stata dimostrata in un tribunale pubblico”.

(The Guardian, 20.12.2017)

https://www.theguardian.com/law/2017/dec/20/former-yugoslavia-war-crimes-tribunal-leaves-powerful-legacy-milosevic-karadzic-mladic

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