Di Marija Marić
Nelle ultime due settimane, a Belgrado abbiamo assistito a uno dei più grandi raduni religiosi della storia recente della Serbia: finora più di mezzo milione di fedeli ha reso omaggio alla Cintura della Santissima Madre di Dio. La Sacra Cintura è giunta il 20 maggio nel Tempio di San Sava dal monastero di Vatopedi, sul Monte Athos, e, a causa del grande interesse suscitato, la reliquia rimarrà a Belgrado fino a sabato 6 giugno. Una partecipazione così massiccia supera il significato della reliquia stessa e apre interrogativi più ampi sul ruolo della religione, della tradizione e dell’identità collettiva nella società serba contemporanea.
Per i fedeli ortodossi, la Cintura della Santissima Madre di Dio rappresenta una delle reliquie più venerate: secondo la tradizione ecclesiastica, si tratta dell’unica reliquia conservata proveniente dalla vita terrena della Madre di Dio. Per il popolo serbo essa possiede anche un particolare valore storico; secondo la tradizione, nel XIV secolo la Sacra Cintura entrò in possesso del principe Lazar, che successivamente la donò al monastero di Vatopedi sul Monte Athos, dove è custodita ancora oggi.
Le file notturne e le attese di molte ore sotto il sole vanno oltre la devozione individuale e la memoria storica, sollevando interrogativi sul significato dei rituali religiosi e sulla loro capacità di aggregazione nel contesto della società serba contemporanea.
La Sacra Cintura come rituale collettivo
L’arrivo della Cintura della Santissima Madre di Dio è un esempio di come, nella Serbia contemporanea, religione, tradizione e politica si intreccino. Tra la profonda fede personale e il rituale di massa si crea uno spazio di religiosità popolare, nel quale la reliquia funziona contemporaneamente come oggetto di venerazione, fonte di speranza personale e di preghiera, simbolo storico e segno di identità collettiva.
Il sociologo francese Émile Durkheim definirebbe questo fenomeno sociale una effervescenza collettiva (collective effervescence), quei rari momenti in cui una massa condivide lo stesso rituale e il senso di appartenenza a qualcosa di più grande di sé.
Molti dei presenti sottolineano che il tempo trascorso in fila non rappresenta alcuna difficoltà, considerando la sacralità dell’oggetto che venerano e la rarità dell’occasione di incontrarlo. In queste file, dove anziani e giovani condividono lo stesso momento, gli estranei diventano correligionari e la fede personale assume la forma di un atto collettivo.
Secondo la teoria del sacro di Durkheim, la sacralità non è una proprietà intrinseca dell’oggetto; essa nasce attraverso la fede collettiva e il rituale che la comunità costruisce attorno ad esso. La Sacra Cintura è una prova vivente del fatto che, nonostante l’accento posto sull’individualismo nella società contemporanea, il bisogno di rituali condivisi e di un senso di appartenenza non è scomparso. Al contrario, sembra più vivo che mai.
Il contatto con il sacro
A differenza del modello classico di pellegrinaggio, più frequente nella tradizione cattolica, l’arrivo della Sacra Cintura a Belgrado ha rappresentato un raro momento in cui è stata la reliquia a raggiungere i fedeli, anziché il contrario. La Chiesa sottolinea che la fede e la preghiera costituiscono l’essenza della venerazione, ma nella religiosità popolare la reliquia vive anche come fonte di una speranza concreta e tangibile. I fedeli che hanno reso omaggio alla Sacra Cintura hanno potuto portare a casa anche un nastro benedetto, una traccia materiale dell’incontro con la reliquia.
Ma chi sono le persone che attendono in fila? La risposta non è univoca e i presenti non possono essere ricondotti a un unico gruppo. Tra loro vi sono certamente fedeli profondamente religiosi, ma anche persone mosse dalla tradizione familiare, così come coloro che sono stati attratti dal fascino storico e culturale della Sacra Cintura.
È proprio in questa varietà di motivazioni che si manifesta la forza sociale del rituale. Per alcuni esso rappresenta un’espressione di fede profonda, per altri un atto di tradizione o di curiosità, e forse anche un desiderio di appartenenza. Tuttavia, l’atto stesso della venerazione riunisce tutti in un’esperienza comune. Durkheim direbbe che il rituale non distingue tra il teologo e il curioso: coinvolge tutti allo stesso modo.
La Sacra Cintura nell’epoca dei reel e delle storie
Il fenomeno della venerazione della Sacra Cintura ha assunto anche una dimensione digitale. Sui social network avrete sicuramente visto almeno una pubblicazione di amici in fila davanti al Tempio, anche se in precedenza non li consideravate particolarmente religiosi. Le fotografie dalla fila, accompagnate da icone di croci, si sono ritrovate fianco a fianco con le immagini di cheesecake scattate in ristoranti alla moda. La Sacra Cintura ci ha così posti di fronte a un dilemma: la fede è ancora principalmente un atto intimo oppure è diventata parte di una performance pubblica dell’identità, qualcosa che si mostra nel mondo digitale tanto quanto si vive interiormente?
Un’altra dimensione è rappresentata dai post delle personalità pubbliche, in particolare del mondo dello show business, così come di figure comunemente associate all’estetica dei reality show o alla cultura degli influencer. Registrare storie in un locale notturno e attendere in fila davanti a una reliquia non costituisce necessariamente una contraddizione; è semplicemente una delle molteplici sfaccettature dell’individuo nella società contemporanea, la cui identità non può essere racchiusa in un’unica categoria. In questo senso, non si tratta necessariamente di ipocrisia, ma piuttosto dell’essere umano del XXI secolo.
Sembra tuttavia che il bisogno di visibilità nello spazio del sacro non riguardi soltanto gli influencer e la gente comune. Il presidente della Serbia, che ha accolto la reliquia all’aeroporto, ha dichiarato che grazie all’arrivo della Cintura “la Serbia sarà meno esposta agli attacchi delle grandi potenze”. In una sola frase, una reliquia vecchia di quasi duemila anni è stata trasformata in un argomento di politica estera. Forse le reazioni suscitate dalla Sacra Cintura, tanto nel mondo virtuale quanto in quello reale, ci raccontano più della Serbia contemporanea che della reliquia stessa.



