Tony Verheijen: l’imbarazzante domanda da 3,5 mld di euro

La cifra “3,5 miliardi di euro” negli ultimi anni ha avuto per me un significato speciale. Qualunque cosa facciamo e qualunque cosa faccia il governo, il numero magico di 3,5 miliardi di euro di fondi non utilizzati per i progetti di investimenti pubblici rimane sempre lo stesso.

“Viene citato dentro e fuori contesto e ha iniziato ad avere una propria vita. Visto che la fine del mio mandato si sta avvicinando e che noi come istituzione finanziaria ci occupiamo di investimenti pubblici nelle infrastrutture, ci sono alcuni pensieri che ho voluto condividere su questo tema in base a tutto quello che abbiamo visto negli anni scorsi”, ha scritto  il responsabile della Banca mondiale per la Serbia Tony Verheijen.

Innanzitutto la Serbia viene presa in giro dagli appaltatori. Il comportamento di alcune aziende che hanno vinto i contratti su grandi appalti internazionali è semplicemente disdicevole. Vincono i contratti offrendo prezzi bassi, che poi recuperano successivamente attraverso contestazioni e conteziosi. Ci mettono otto mesi per organizzarsi e far partire i lavori e ogni volta che vengono contestati dal governo o dagli investitori,  chiedono aiuto ai propri governi per mettere sotto pressione quello serbo a che non venga intrapresa alcuna azione risarcitoria. Solo una volta negli ultimi quattro anni la vicepresidente del governo responsabile per le infrastrutture è riuscita a convincere i suoi colleghi di governo a sostenere la risoluzione del contratto con un’impresa che ha lavorato male e non è stato per niente semplice.

Quindi, il mio appello al governo, chiunque sarà alla sua guida,  è quello di prendere una posizione molto più dura nei confronti degli appaltatori e non cedere alla presssione dei primi ministri dei paesi vicini. Soprattutto quelli che proteggono questo tipo di comportamento delle imprese che non avrebbero mai tollerato nel proprio paese. Il fatto che gli appaltatori da anni riescono a rinviare i lavori con lunghi ritardi e mandare sempre più le fatture per i lavori svolti in ritardo è una situazione inaccettabile. In queste situazioni il governo dovrebbe avere una posizione dura e unica.

Ci sono, naturalmente, problemi simili nel mercato locale. “Gli accordi comodi” tra le imprese pubbliche e gli appaltatori sui lavori di manutenzione delle strade è la ragione per cui i contratti di manutenzione non vengono conclusi in base ai risultati conseguiti, anche se le istituzioni finanziarie internazionali e altre parti interessate sostengono da anni questo principio .

È triste il fatto che la manutenzione stradale basata sulle prestazioni dei servizi funziona in paesi molto meno sviluppati in Africa e in Asia e non funziona ancora in Serbia. Anche qui le tattiche di proroghe e pressioni nascoste provengono dagli anni novanta e questo non dovrebbe tollerare nessun paese medio sviluppato.

Poi, c’è una sorprendente mancanza di approccio sistematico nelle imprese pubbliche della Serbia quando si tratta di definire e realizzare i progetti d’investimento. Negli ultimi anni abbiamo lavorato con EPS e Srbijagas per migliorare i loro sistemi di pianificazione degli investimenti con l’obiettivo di garantire la selezione dei progetti giusti e la loro implementazione al costo giusto.

Non è un segreto che una delle principali ragioni dell’alto livello di indebitamento di Srbijagas è il fatto che si è investito nei progetti anche se si sapeva che il loro valore attuale netto era negativo. Anche se ci sono ragioni giuste per investire nei progetti infrastrutturale che non soddisfano criteri puramente economici e finanziari, è tuttavia essenziale l’esistenza dei validi sistemi di valutazione in modo che tali decisioni siano prese in base delle informazioni necessarie. Quando abbiamo iniziato a lavorare con Srbijagas abbiamo scoperto con la nostra sorpresa che non esisteva nessun sistema di selezione e valutazione di progetti d’investimento, nonchè in realtà non esisteva nessun sforzo per identificare in modo trasparente “l’interesse comune” dei progetti.

Il miglioramento di questi due aspetti – contratti con gli appaltatori e pianificazione degli investimenti – è importante non solo per  i costi alti che essi impongono ai contribuenti serbi. E’ anche costoso per la Serbia per il suo ruolo del paese di transito e per il suo ruolo potenziale nel mercato regionale dell’energia elettrica: per i rinvii e l’inopportuna realizzazione dei progetti d’investimento la Serbia rischia di essere in ritardo per quanto riguarda la costruzione dei corridoi (in particolare, il corridoio attraverso la Romania e la Bulgaria) che saranno la strada principale per il trasporto della merce dai porti greci verso l’Europa. 

Il potenziale della Serbia come destinazione di investimento e paese di transito rimane eccellente, ma una migliore gestione della pianificazione e realizzazione dei progetti d’investimento rimane una condizione necessaria.

Quindi questo sarà una delle principali questioni quando i nostri colleghi del FMI tornano in Serbia  alla fine di questo mese. Spero sinceramente che quando seguirò la stampa e media serbi dall’estero, potrò presto vedere non vedere più la cifra “3,5 miliardi di euro”, ma un titolo “Corridoio 10 completato con successo”.

By Tony Verheijen, World Bank Country Manager for Serbia

(B92, 12.06.2017)

http://www.worldbank.org/sr/news/opinion/2017/06/23/the-35-billion-question

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