In occasione del terzo anniversario dell’attacco di Banjska, l’Unione europea (UE) ha chiesto che i responsabili dell’attacco siano chiamati a rispondere delle proprie azioni e ha espresso rammarico per il fatto che la Serbia non abbia ancora adottato i passi necessari per arrestare e perseguire le persone che si trovano in Serbia.
Il portavoce della Commissione europea ha confermato che l’Alta rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, ha sollevato la questione durante l’incontro con il Presidente serbo Aleksandar Vučić, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. “Ci aspettiamo che la Serbia cooperi pienamente attraverso il canale istituito per l’assistenza giudiziaria reciproca. Questa questione è aperta da molto tempo e la Serbia deve adottare ulteriori misure senza indugio”, ha dichiarato il portavoce della Commissione europea in una dichiarazione scritta trasmessa ai media.
Dalla NATO hanno dichiarato di aver sottolineato, in ogni contatto con i funzionari serbi, la necessità di accertare le responsabilità per l’attacco di Banjska, così come per le violenze avvenute nel nord del Kosovo nella primavera del 2023. “Siamo stati molto chiari nei colloqui con i nostri partner serbi, a tutti i livelli, sul fatto che gli attacchi contro i membri della missione di pace KFOR, così come le ulteriori violenze avvenute in Kosovo nel 2023, sono inaccettabili. Continuiamo a chiedere che i responsabili siano chiamati a rispondere delle loro azioni”, ha dichiarato un funzionario della NATO.
Definendo la Serbia un Paese molto importante nel contesto della stabilità regionale, il funzionario ha sottolineato che la NATO si aspetta che il partenariato con la Serbia sia, come ha detto, “a doppio senso”. “Ci aspettiamo che la Serbia collabori in modo costruttivo con la NATO e con i suoi vicini. In questo senso, il segretario generale della NATO mantiene i contatti con il presidente Vučić”, ha dichiarato il funzionario in una dichiarazione scritta.
L’attacco di Banjska è avvenuto il 24 settembre 2023. Durante l’attacco sono stati uccisi Afrim Bunjaku, membro della polizia del Kosovo, e tre degli aggressori serbi.
La responsabilità dell’attacco è stata rivendicata da Milan Radoičić, ex vicepresidente della Lista serba, il principale partito dei serbi del Kosovo sostenuto da Belgrado. Il Kosovo considera l’attacco un atto terroristico e accusa la Serbia di esserne coinvolta. Belgrado, tuttavia, nega qualsiasi coinvolgimento nell’attacco.
La responsabile della diplomazia europea Kaja Kallas ha incontrato a New York anche il primo ministro del Kosovo Albin Kurti, che ha confermato di aver discusso con lei dell’attacco di Banjska.
Il Tribunale di base di Pristina ha emesso il 24 aprile di quest’anno la sentenza di primo grado nei confronti di tre degli imputati per l’attacco di Banjska. Nell’atto d’accusa figuravano complessivamente 45 persone, mentre per la maggior parte di loro la Procura aveva chiesto che il processo si svolgesse in contumacia.
In Serbia non è stato ancora presentato nemmeno un’atto d’accusa, nonostante gli appelli dell’UE, degli Stati Uniti e della NATO, nonché le promesse del presidente serbo che i responsabili sarebbero stati perseguiti.
Milan Radoičić, che secondo la Procura del Kosovo è l’organizzatore dell’attacco, si trova a Belgrado ed è tenuto a presentarsi alla polizia due volte al mese. Il suo nome figura nell’atto d’accusa per crimini di guerra a Đakovica presentato dalla Procura speciale del Kosovo nell’agosto di quest’anno.
Questo gruppo di 20 persone è accusato di aver partecipato all’uccisione di 107 civili e la Procura speciale ha chiesto che il processo si svolga in contumacia.
