Tavolo tecnico per la riforma delle pensioni

I rappresentanti del ministero del lavoro incontreranno oggi gli inviati del Fondo Monetario Internazionale ma ogni proposta specifica bisognerà aspettare la formazione del nuovo governo.

La stretta sui requisiti richiesti alle lavoratrici per andare in pensione, penalità per chi vuole andare in pensione presto, un cambio delle condizioni sotto le quali i pensionati potranno continuare a collaborare con le imprese: sono alcuni dei temi che i rappresentanti del Fondo Monetario Internazionale attendono di discutere con il nuovo governo. L’incontro di oggi al ministero del lavoro sarà appunto tecnico nel vero senso del termine.

sah penzioneriCon le elezioni alle porte è irrealistico pensare che si entrerà nei dettagli della riforma delle pensioni, visto che ogni governo ha lasciato questa patata bollente al successivo. La proposta di riforma del sistema pensionistico è tuttavia stata completata, così come il suo calendario. Dal 2015 o al massimo dal 2016 verranno introdotte penalizzazioni per chi vorrà ritirarsi dall’attività lavorativa senza averne i requisiti non solo d’età ma anche contributivi. Che lo voglia oppure no, la Serbia dovrà adeguarsi alle richieste dell’FMI che impongono di alzare l’età minima per la pensione a 65 anni per gli uominie  63 anni per le donne, considerate già una concessione, visto che la prima richiesta era di arrivare subito a 65 per entrambi i sessi per poi innalzare la soglia a 67 anni. In Serbia il 70% degli uomini e il 50% delle donne va in pensione prematuramente. L’età media dei pensionati maschi è di 70 anni mentre quella delle donne è 66 anni, e per entrambi i sessi gli anni di contribuzione sono in media 33.

La riforma che si vuole introdurre prevede una penalizzazione del 6% per ogni anno di servizio cui si rinuncia, mentre per ogni anno in più in cui si resta al lavoro oltre le nuove soglie verrebbe concesso un premio del 7%. Le proposte del Fondo Monetario Internazionali prevedono che una pensione media cali al di sotto del 50% del salario medio netto nazionale per fissarsi al 43,3%, così come l’impatto del monte pensioni sul PIL nazionale si riduca dall’attuale 13,3% al 10%. Questi obiettivi potrebbero andare bene per paesi dove il salario medio netto è tra i 1500 e i 2000 euro al mese e non 37,966 dinari, pari a circa 325 euro.

Invece di questi annunci dell’FMI bisognerebbe andare ad analizzare i privilegi, come quelli destinati alle pensioni dei militari e tutti gli altri trasferimenti, che fanno sì che per il Fondo per le pensioni e le invalidità per il 47% i soldi debbano arrivare dal bilancio dello Stato serbo. Bisognerebbe spiegare all’opinione pubblica perché i lavoratori pubblici dell’esercito o della polizia debbano avere più benefici di quelli dell’amministrazione fiscale o delle Poste.

(Politika, 12.03.2014)

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