Tagli del 15% a pensioni e stipendi pubblici

Il Consiglio Fiscale ha pubblicato un’analisi secondo la quale il taglio di pensioni e stipendi pubblici del 15% è un passaggio fondamentale per il processo di consolidamento fiscale.

Secondo il documento i tagli a pensioni e stipendi non possono essere evitati e saranno la base per ottenere risparmi sulla spesa pubblica dell’ordine di 800 milioni di euro. Il Consiglio Fiscale ha anche sottolineato che se il taglio non avverrà quest’anno nei giusti tempi per il 15% in termini lineari o del 12% attraverso l’incremento dell’IVA, i tagli necessari l’anno prossimo sarebbero ancora più pesanti.

Nel documento si sottolinea anche che i modelli di risparmio che puntano a ridurre solo gli stipendi e le pensioni superiori alla media garantiscono solo in teorria i risparmi necessari pari a 800 milioni di euro e solo nel caso in cui il taglio di pensioni e stipendi superiori alla media arrivasse al 50% degli assegni.

Il Consiglio Fiscale ricorda che questa modalità di riduzione del deficit è stata già adottata da Lituania, Portogallo e Grecia ma comunque lascia allo Stato la possibilità di verificare se vi possono essere altre modalità per risolvere i problemi finanziari.

Il Consiglio Fiscale ammette che il taglio di pensioni e stipendi pubblici comporterà una contrazione del prodotto interno lordo, ma ricorda altresì che l’incremento delle pensioni deciso nel 2008 ha provocato, fino al 2014 compreso, un altro buco nelle casse dello Stato, con maggiori esborsi per oltre 5 miliardi di euro. Per evitare una crisi del debito pubblico la Serbia dovrà riuscire a bilanciare le uscite con le entrate oppure, continuando a questo ritmo, non riuscirà più a ottenere prestiti da parte di investitori e istituzioni internazionali. In questo caso la spesa pubblica (compresi salari e pensioni) verrebbe fortemente ridimensionata, con un significativo calo del Pil e instabilità macroeconomica. Come soluzione il Consiglio Fiscale propone nei prossimi tre anni di procedere a risparmi di spesa nell’ordine di due miliardi di euro, da ottenere per 800 milioni attraverso la riduzione di salari e stipendi pubblici e per la parte restante attraverso la ristrutturazione delle imprese pubbliche e statali, la lotta all’economia sommersa e riforme per quanto riguarda i redditi, il lavoro e le pensioni.

Di tutte queste misure l’unica che avrà un impatto visibile a breve termine è appunto la riduzione di pensioni e stipendi pubblici.

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