Gli studenti in protesta che sono entrati nelle assemblee locali sono approdati sul terreno della politica reale, dove è necessario prendere decisioni ogni giorno e confrontarsi con un potere autoritario che non si ferma davanti a nulla. La decisione dei consiglieri della lista studentesca “Studenti per Aranđelovac – La gioventù vince” di non partecipare più ai lavori del parlamento locale rappresenta una forma di lotta che abbiamo già visto più volte negli anni e nei decenni passati.
Secondo gli interlocutori del quotidiano Danas, tali processi possono avere per i cittadini un effetto sia disilludente sia motivante, se da essi traggono la conclusione che il movimento studentesco non è onnipotente e che non riuscirà a rovesciare il regime di Vučić al loro posto, così come non ci è riuscita nemmeno l’opposizione partitica.
Dopo aver abbandonato, poco più di un mese fa, la seduta costitutiva dell’Assemblea comunale di Aranđelovac, i consiglieri della lista studentesca hanno deciso lunedì, al termine della seconda seduta ordinaria, di non partecipare più ai suoi lavori perché, a loro dire, i rappresentanti del potere e i massimi organi dell’Assemblea non rispettano la legge fin dalla sua costituzione.
Secondo quanto affermano i consiglieri dell’opposizione, durante la seduta non era presente il quorum necessario né per il suo svolgimento né per l’adozione di decisioni; ciononostante, sono stati confermati i mandati di quattro nuovi consiglieri della maggioranza di governo.
La consigliera della lista studentesca, Aleksandra Kovačević, ha dichiarato che non è più possibile dialogare con il gruppo che siede nell’Assemblea e che ora deve essere accertata la loro responsabilità penale per le violazioni della legge e gli abusi commessi. I consiglieri dell’opposizione sostengono che il governo locale non disponga della maggioranza e che, pertanto, l’Assemblea avrebbe dovuto essere sciolta, sostituita da un’amministrazione straordinaria e seguita da nuove elezioni.
Considerando che in questa città gli studenti hanno ottenuto soltanto un mandato in meno rispetto al Partito Progressivo Serbo (SNS) al governo, conquistando quindi una notevole fiducia da parte dei cittadini affinché li rappresentassero nelle istituzioni locali, ci si chiede cosa significhi questo ritiro per la prosecuzione della lotta politica e se lo stesso debbano fare anche i consiglieri studenteschi di altre realtà locali che si trovano ad affrontare analoghi inganni e abusi da parte dei progressisti.
Il loro collega Roland Šipoš, consigliere dell’Assemblea comunale di Kula eletto nella lista “Voce dei Giovani”, commentando questa decisione per Danas, afferma che si tratta di una delle possibili forme di lotta e che non intende metterla in discussione. “Ognuno valuta la situazione sul campo e sceglie gli strumenti con cui può difendere nel modo più efficace l’interesse pubblico. Non ho dubbi che i colleghi di Aranđelovac continueranno a denunciare problemi e illegalità, soltanto al di fuori del quadro istituzionale. Noi abbiamo scelto una strada diversa: rimanere nell’Assemblea, combattere dall’interno, documentare ogni violazione della legge e delle procedure e portarla all’attenzione dei cittadini. Entrambi gli approcci hanno lo stesso obiettivo: istituzioni responsabili e Stato di diritto“, sottolinea.
Secondo lui, è del tutto prevedibile che i rappresentanti dell’SNS continuino a violare leggi e procedure, poiché a tale pratica assistiamo ormai da anni. “Proprio per questo riteniamo necessario riportare il funzionamento dell’Assemblea entro i limiti della legalità e fare in modo che le istituzioni operino conformemente alle norme vigenti. Il nostro obiettivo è una partecipazione attiva e responsabile ai lavori dell’Assemblea, ma nel rispetto della legge, del regolamento interno e delle procedure democratiche. Solo così possiamo costruire istituzioni solide e garantire che le decisioni siano adottate in modo trasparente e nell’interesse pubblico“, spiega Šipoš.
Anche Miloš Đajić, membro dell’Università in rivolta, comprende la scelta dei consiglieri di Aranđelovac. “Questi giovani si trovano ora sul terreno della politica reale, dove occorre prendere decisioni ogni giorno. Devono inoltre confrontarsi con continue violazioni del regolamento e della legge, poiché hanno di fronte un potere autoritario che non si ferma davanti a nulla. In linea con l’appello lanciato dagli studenti lo scorso anno ai partiti di opposizione affinché boicottassero i lavori del Parlamento serbo, accolgo favorevolmente la loro decisione di lasciare temporaneamente i banchi dell’assemblea. La considero una forma di pressione su tutti gli attori coinvolti affinché le decisioni tornino a essere adottate nel rispetto della legalità. Sono certo che spiegheranno ai cittadini le ragioni della loro scelta e che continueranno a operare sul territorio monitorando tutte le decisioni illegittime delle autorità“, dichiara a Danas.
Il sociologo Ivan Živkov osserva invece che il movimento studentesco sta maturando politicamente, confrontandosi con sfide che sembrano molto più semplici quando vengono osservate dall’esterno o quando riguardano qualcun altro, piuttosto che quando vengono vissute in prima persona. “Per l’ennesima volta abbiamo un nuovo attore sulla scena politica che si è convinto, e ha convinto anche molti elettori, di comprendere tutto, di sapere tutto e di poter fare meglio degli altri. Nella realtà, però, anche questo attore parte dalle inevitabili difficoltà iniziali dell’organizzazione e dell’articolazione politica in un ambiente ostile“, afferma Živkov.
Ricorda inoltre che negli ultimi anni e decenni abbiamo assistito più volte all’abbandono di assemblee svuotate di significato, al boicottaggio di elezioni non democratiche o, al contrario, alla partecipazione ad esse nonostante tutto, alle proteste di piazza e alle diverse combinazioni di lotte istituzionali ed extra-istituzionali. “Processi come questo possono risultare sia disilludenti sia motivanti per i cittadini, se comprendono che il movimento studentesco non è onnipotente e che non riuscirà a svolgere al loro posto il difficile compito di sostituire il regime di Vučić, così come non ci è riuscita l’opposizione partitica“, avverte Živkov.
Egli sottolinea che non basta sostenere verbalmente chi combatte e partecipare a manifestazioni dal carattere quasi carnevalesco nei pomeriggi del fine settimana. “Per liberare e democratizzare la nostra società è indispensabile che un numero molto maggiore di persone si impegni politicamente e sia disposto a sopportare sacrifici personali più significativi. In caso contrario, anche il movimento studentesco rischia di trasformarsi in una delle tante speranze deluse“, conclude Živkov.
(Danas, 24.06.2026)
https://www.danas.rs/vesti/politika/skupstina-arandjelovac-studenti-odbornici-studentska-lista/
