In morte della rotta balcanica: la strategia di UNHCR e IOM in Serbia

Presso il Media Centar di Belgrado l’Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) hanno presentato ieri la nuova strategia per rispondere alla situazione di migranti e rifugiati in Serbia, nel corso di una conferenza stampa cui ha partecipato anche il Ministro per le Politiche sociali Nenad Ivanisevic.

La strategia è parte del piano più ampio (Regional refugee and migrant response plan – RMRP), pensato per coprire il periodo da gennaio a dicembre 2017 a livello regionale, e presentato da UNHCR e OIM il 19 gennaio a Ginevra. In linea con i piani del governo della Serbia, 16 ONG e 8 organizzazioni delle Nazioni Unite che hanno partecipato alla stesura della strategia propongono aiuti umanitari e allo sviluppo per un valore complessivo di oltre 39 milioni di dollari. Finora, i donatori hanno generosamente contribuito per una cifra vicina ai 2.7 milioni di USD nel 2017 per finanziare le attività dell’UNHCR in Serbia.

Lidija Markovic, alla direzione di IOM Serbia, e Francesca Bonelli, coordinatrice sul campo per l’UNHCR, presentando il piano alla stampa, hanno sottolineato come la sua elaborazione sia stata intesa per fornire una risposta adeguata al cambiamento sostanziale della situazione di rifugiati e migranti in Serbia.

In rappresentanza dell’universo di organizzazioni non governative, Marina Cremonese, di DRC Serbia, ha sottolineato l’importanza delle azioni concrete attraverso cui il piano intende porre le basi per soluzioni durature a tale situazione.

conference press

In morte della rotta balcanica 

In seguito alla chiusura della rotta balcanica nel marzo del 2016, si stima che circa 150-200 persone continuino ad arrivare in Serbia quotidianamente dalla Bulgaria e dalla Macedonia. Conseguentemente, il numero dei rifugiati e migranti nel paese è continuato ad aumentare dai 2000 presenti sul territorio a marzo 2016, stabilizzandosi intorno ai 6000 in ottobre, e raggiungendo in queste ultime settimane gli oltre 7000. 

Lo scenario è dunque mutato rispetto alla situazione che la Serbia si è trovata ad affrontare nel corso del 2015 e per parte del 2016. Un segno di tale cambiamento è ravvisabile nei dati forniti dal Ministero dell’Interno, secondo cui, nel periodo tra gennaio e novembre 2016, 11.840 persone hanno espresso l’intenzione di procedere con la richiesta d’asilo. Ciò determina la necessità di avviare una registrazione sistematica delle persone presenti sul territorio e di redirigere le politiche intergovernative, virando dall’approccio emergenziale adottato nel corso del 2015 ad un approccio più sistemico e sistematico, nel quadro del rafforzamento del sistema d’asilo.

Nel settembre del 2016 il Governo della Serbia ha adottato il “Response Plan for an increased number of migrants on the territory of the Republic of Serbia for the period October 2016-March 2017”, conforme con l’approccio del Regional Refugee and Migrant Response Plan dell’UNHCR, organizzando attività e disponendo risorse per l’accoglienza di 6000 persone durante l’inverno nelle strutture governative. Ma, ciononostante, la capacità delle strutture di accoglienza continua ad essere in molti casi insufficiente. 

Secondo i dati diffusi dall’UNHCR nella prima metà di gennaio di quest’anno, tra rifugiati, richiedenti asilo e migranti che chiedono la registrazione e rifugio il loro numero complessivo in Serbia ammontava a 7200. Come confermato nel corso della conferenza stampa, una percentuale vicina all’82% ha trovato spazio in 16 rifugi governativi: all’inizio di dicembre 2016 erano 6400 i rifugiati e migranti accolti nelle 16 strutture sotto la gestione delle istituzioni governative.

In aggiunta, un migliaio sostava nel centro della città di Belgrado, e approssimativamente 150 richiedenti asilo erano si trovavano accampati nei pressi del confine con l’Ungheria, in attesa dell’accettazione della loro richiesta di asilo. Va sottolineato che a partire dal novembre 2016 l’Ungheria è disposta a conferire asilo a 100 richiedenti, a fronte dei precedenti 210.

Nuovo scenario, nuove esigenze, nuove risposte 

Considerando dunque il quadro della situazione così come delineatosi sul finire del 2016, il Piano predisposto dell’UNHCR per il 2017 è focalizzato sui bisogni e le necessità di quelle 6000 persone che attualmente sostano nel paese, non tralasciando coloro i quali intendono inoltrare richiesta di asilo e i continui ingressi irregolari.

Come sottolineato da Francesca Bonelli (UNHCR) il piano, intendendo fornire assistenza nelle aree prioritarie della protezione dei rifugiati, del sistema di asilo e del supporto alle comunità locali, risponde all’intenzione di “non lasciare da sola la Serbia”, e, nel contempo, di offrire risposte durature alle speranze delle persone che sostano nel suo territorio. Non più semplicemente assistenza emergenziale, ma allargamento della prospettiva in direzione del potenziamento dell’advocacy, tanto di rifugiati quanto della comunità locale.

Rispetto al recente passato i bisogni cui i finanziamenti dovrebbero provvedere risultano dunque più complessi e ampi, fermo restando la necessità di non sottovalutare il continuo flusso clandestino che impone una costante e pronta risposta immediata.

Tuttavia maggiore attenzione viene attribuita ora da UNHCR e IOM non solo alla protezione dei minori, ma anche alla loro educazione, in ottica di una permanenza appunto più duratura, nella predisposizione di strutture adeguate, nella creazione di ponti che facilitino l’integrazione, nella protezione rispetto al rischio dello sfruttamento e abuso sessuale dei migranti. La funzionaria dell’IOM ha inoltre voluto rimarcare che un migliore risultato è raggiungibile attraverso lo sforzo congiunto e la collaborazione, e ha inoltre evidenziato gli sforzi della Serbia, intenzionata non “a costruire barriere, ma ad estendere le strutture esistenti”.

Solo 3500 sono i posti identificati come conformi, in linea con gli standard internazionali, per una permanenza di lunga durata. Un numero sostanziale di persone quindi continuerà ad essere accolto in strutture temporanee, non adeguate considerando le condizioni meteorologiche e la durata dalla permanenza. Le strutture governative, sia temporanee che permanenti, vanno incontro quotidianamente a problemi di sovraffollamento.

Da questo punto di vista il Segretario di Stato e Ministro delle Politiche sociali Nenad Ivanisevic, dopo aver ringraziato l’UNHCR per il supporto e la collaborazione e per l’intenzione di non “lasciare sola la Serbia”, ha voluto rimarcare come, nonostante la chiusura ufficiale della rotta balcanica, la pressione sul paese continui ad essere costante, così come il numero di persone cui la Serbia continua a prestare assistenza, sparse sul territorio nazionale.

Fare sistema 

Il Ministro, incalzato dai giornalisti, ha poi chiarito la posizione del Governo in merito a due punti che non sono direttamente inclusi nella strategia, per quanto sia previsto il supporto alle attività della polizia di frontiera. In merito al flusso migratorio clandestino Ivanisevic ha ribadito che il governo intende far fronte alla piaga degli smugglers, ed ha velatamente fatto riferimento al diverso atteggiamento adottato da altri paesi al fine di fluidificare il flusso.

In riferimento alla situazione dei migranti in sosta nei locali abbandonati della stazione di Belgrado, che continua a destare l’attenzione della stampa internazionale, il Ministro ha sottolineato di aver inviato un appello alle organizzazioni di volontariato affinché rivolgano i loro sforzi e il loro lavoro al sostegno di quei migranti che sono stati accolti regolarmente nei centri di accoglienza governativi: “abbiamo un accordo per offrire migliori condizioni nei centri di accoglienza, non abbiamo negato a nessuno di essere incluso nel sistema. Ma abbiamo rivolto un appello. E i migranti non possono creare le politiche migratorie, sono i governi a stabilirle”.

La strategia di UNHCR e IOM mira dunque a fornire assistenza al governo per sviluppare ulteriormente azioni concrete nell’area della protezione dei rifugiati e della gestione della migrazione, e si articola nelle quattro aree della Protezione (accesso al territorio, supporto legale, ricongiungimenti familiari, assistenza per il ritorno volontario, supporto all’asilo, protezione dei minori non accompagnati), Logistica (potenziamento delle strutture di accoglienza sul lungo periodo, assistenza al trasporto), Salute e Supporto alle comunità locali (rafforzare i servizi locali per assicurare la loro adeguata fornitura alle comunità locali coinvolte).

bisogni finanziari_quote

Fonte: http://reliefweb.int/sites/reliefweb.int/files/resources/RRMRP%20Europe%20-%202017.pdf

Con il supporto di UNHCR e IOM, il Gruppo di Lavoro sulle Migrazioni istituito dal Governo della Serbia continuerà ad essere responsabile operativo dell’implementazione della strategia, in collaborazione con il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, il Commissariato per i rifugiati e il Ministro dell’Interno, e gli altri principali attori. Il lavoro congiunto rientra nelle linee definite dal sistema UN Refugee Theme Group, che coordinerà quattro gruppi di lavoro guidati dal governo e attivi rispettivamente nei quattro campi di intervento individuati dalla strategia.

Intanto…

La conferenza stampa ha avuto luogo ad un giorno dal messaggio che il Commissario per gli aiuti umanitari e gestione delle crisi Christos Stylianides ha diffuso in occasione della sua visita a Belgrado:

“rifugiati vulnerabili, compresi i bambini, hanno ancora bisogno di assistenza. Non possiamo lasciarli soli nell’affrontare le dure condizioni invernali. Stiamo intensificando la nostra assistenza umanitaria in Serbia portandola ad un totale di € 20 milioni e continueremo a lavorare a stretto contatto con le autorità serbe, con l’aiuto delle agenzie delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni umanitarie per soddisfare le esigenze più urgenti, in particolare per garantire che i centri siano adeguati per l’inverno. Insieme, come europei, abbiamo l’obbligo morale e il dovere umanitario di agire e aiutare”. 

Intanto, un’ombra si allunga sulla prospettiva di un’efficace cooperazione regionale. Si tratta delle testimonianze, raccolte da Human Rights Watch, secondo cui la polizia croata starebbe spingendo i richiedenti asilo dalla Croazia nuovamente in Serbia, in alcuni casi con violenza, senza dare loro la possibilità di presentare domande di protezione. Simili accuse sono state rivolte alla Serbia stessa, da parte di organizzazioni di volontariato, secondo cui migranti sarebbero stati forzati a tornare indietro, in Bulgaria o Macedonia. Vladimir Cucic, commissario per i rifugiati, ha negato qualsiasi responsabilità della Serbia in questo senso, chiarendo che “sono gli smugglers a creare confusione. Per guadagnare di più portano i rifugiati da un confine all’altro due o tre volte, in modo che la gente non si renda conto di dove si trova”. 

L’inverno è ancora lungo. 

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