Srebrenica: riconosciuta responsabilità delle truppe olandesi

La Corte d’Appello olandese ha stabilito il 27 giugno che le truppe olandesi sotto il comando dell’ONU furono parzialmente responsabili dell’assassinio di circa 350 uomini musulmani nel genocidio di Srebrenica durante la sanguinosa guerra in Bosnia del 1992-1995.

Circa 8.000 uomini e ragazzi musulmani vennero uccisi durante il genocidio di Srebrenica del 1995 per mano dei serbi bosniaci sotto il comando di Ratko Mladic, attualmente sotto processo per genocidio presso il Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia.

La sentenza è significativa in quanto dichiara la responsabilità sia delle truppe che del loro governo, stabilendo un precedente per le future missioni di peacekeeping.

La sentenza del 27 giugno giunge a conferma della precedente risoluzione del Tribunale civile secondo cui il battaglione olandese avrebbe dovuto sapere che gli uomini musulmani che cercavano rifugio nella base in prossimità di Srebrenica sarebbero stati assassinati dalle truppe serbe bosniache se ne fossero usciti.

“Gli uomini vennero messi nelle condizionid di allontanarsi dall’area militare sotto il controllo il battaglione olandese il 13 luglio 1995 e furono uccisi successivamente dai serbi bosniaci. Lasciando che gli uomini abbandonassero l’area senza riserve, privò loro della una possibilità di sopravvivenza”, ha dichiarato la Corte d’Appello in una comunicazione resa nota in seguito alla sentenza.

Viene aggiunto che il battaglione olandese era consapevole dell’esistenza del rischio reale che gli uomini musulmani avrebbero subito un trattamento inumano o sarebbero stati assassinati, ma decisero di procedere allo scopo di salvare la vita delle donne e dei bambini.

Tuttavia, la Corte ha stabilito che i Paesi Bassi sono responsabili solo del 30%, poiché gli uomini musulmani bosniaci avevano poche possibilità di sopravvivere comunque.

Il caso è stato lanciato dalle Madri di Srebrenica, una ONG di donne musulmane bosniache che hanno perso i loro cari nel massacro di Srebrenica. La ONG ha richiesto un risarcimento per le azioni del battaglione olandese.

“Forse non sarebbero sopravvissuti neanche in quel caso, perché i serbi bosniaci avrebbero bloccato l’accesso a rifornimenti di soccorso (acqua, cibo) o avrebbero rimosso gli uomini dall’area con la forza, ma avrebbero comunque avuto la possibilità di sopravvivere in quel caso. La Corte di Appello stima quella probabilità al 30%. Lo stato è quindi responsabile del 30% delle perdite subite dai parenti”, afferma la dichiarazione.

La corte ha inoltre deciso che gl olandesi non furono responsabili degli omicidi prima del 13 luglio 1995.

“Per quanto riguarda le azioni del battaglione fino al momento della caduta di Srebrenica, la Corte d’Appello de L’Aja ha dichiarato oggi che lo Stato non ha avuto alcun controllo su tali azioni. I soldati hanno agito all’interno della catena di comando dell’ONU. Lo stato non è responsabile per questo”.

Munira Subasic, Presidentessa delle Madri di Srebrenica, ha definito il verdetto vergognoso.

“Questo è un verdetto vergognoso, hanno trasferito tutta la responsabilità ai serbi e hanno detto che hanno commesso il genocidio e che gli olandesi non sono stati in grado di fare nulla. Questo sarà ricordato, sarà ricordato che sono stati citati in giudizio dalle madri e che ci possano portare nelle loro anime”, ha dichiarato a Nesavisne Novine a Subasic.

In seguito alla sentenza, Amnesty International ha rilasciato una dichiarazione, valutando l’importanza del verdetto per le missioni di mantenimento della pace.

“Più di due decenni dopo il massacro di Srebrenica, questa decisione stabilisce che i peacekeepers possono essere ritenuti responsabili di fallimento nella protezione dei civili e che i loro governi possono e saranno tenuti a rendere conto del loro comportamento. Ciò traccia un’importante linea di demarcazione e può contribuire a garantire che tali crimini non si ripetano, soprattutto sotto gli occhi delle forze internazionali per il mantenimento della pace”, ha dichiarato John Dalhuisen, direttore per l’Europa di Amnesty International.

La guerra in Bosnia scoppiò in seguito al voto espresso da bosniaci e croati a favore dell’indipendenza dall’ex federazione iugoslava, in un referendum del 1992 boicottato dai serbi, che volevano rimanere parte dell’ex Jugoslavia.

Il Tribunale de L’Aja ha già condannato 14 persone per i massacri. A tre di loro è stata concessa la pena di morte: si tratta dei due ex ufficiali della sede principale dell’esercito serbo bosniaco, Zdravko Tolimir e Ljubisa Beara, e dell’ex ufficiale di sicurezza dell’esercito serbo bosniaco Vujadin Popovic.

Nel marzo dello scorso anno, il Tribunale de L’Aja ha condannato l’ex leader serbo bosniaco Radovan Karadzic a 40 anni di carcere dopo averlo riconsciuto colpevole di dieci degli 11 accuse contro di lui. Il Tribunale ha riconosciuto Karadzic colpevole di genocidio, lo stesso crimine di cui anche Mladic è stato accusato. È stato anche dichiarato colpevole di reati contro l’umanità e crimini di guerra.

(IntelliNews, 27.06.2017)

http://www.intellinews.com/court-rules-dutch-un-troops-partly-responsible-for-murder-of-350-muslim-men-in-srebrenica-124265/?source=bosnia-and-herzegovina

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