Spiegel: Vucic protetto dalla Ue

Sono state aperte indagini penali in Serbia sul lavoro di attivisti e giornalisti indipendenti perché mettevano in discussione il potere del Presidente Aleksandar Vucic e non si è alzata alcuna critica da parte dell’Unione europea perché essa vede in Vucic un suo forte sostenitore, spiegano all’unisono Der Spiegel e Deutsche Welle. 

Il settimanale Der Spiegel scrive nel suo ultimo numero che il Presidente della Repubblica Vucic ha recentemente dichiarato una trionfale vittoria alle elezioni di fine giugno, con il suo Partito Progressivo di Serbia di centro destra capace di conquistare i tre quarti dei seggi al Parlamento nazionale. Ma, scrive il settimanale, la gioia di Vucic per il fantastico risultato non è durata molto. Der Spiegel sottolinea che la Serbia non si è acquietata dopo le elezioni, con proteste violente che sono durate per giorni fino all’inizio di luglio. La ragione delle proteste va trovata nell’incremento dei contagi e nella cattiva gestione della crisi sanitaria, con migliaia di medici che a fine luglio hanno firmato un appello che criticava la gestioen dell’emergenza e invocava le dimissioni di tutti i componenti dell’Unità di crisi. “Allo stesso momento i media hanno scoperto i contorni dello scandalo riguardante il traffico di armi con l’Armenia, che ha mostrato il livello di corruzione e di collegamenti con il crimine organizzato dei politici nazionali e ha portato a uno scontro diplomatico con l’Azerbajgian. “A questo va aggiunta l’indignazione della popolazione a seguito delle elezioni: durante la campagna elettorale e nel corso delle votazioni vi sono state grosse violazioni delle regole e tentativi di brogli e quasi tutti i partiti di opposizione hanno boicottato le urne”, scrive la testata tedesca, evidenziando la situazione complicata per Vucic che ha iniziato ad attaccare quel che resta delle libertà democratiche del paese. 

In particolare, dalla fine di luglio le autorità serbe hanno messo sotto inchiesta quaranta tra organizzazioni non governative e media indipendenti, assieme a venti persone, accusate di riciclaggio di denaro e di possibili legami con il terrorismo, senza che venissero formalizzate accuse specifiche agli indagati. “Tra essi figurano alcune delle ONG più importanti, come il Comitato Helsinki in Serbia e il Centro per i diritti umani di Belgrado, come anche siti di giornalismo investigativo quali BIRN, CINS e KRIK, i quali hanno rivelato molti scandali del regime di Vucic, fatti di corruzione e abusi di potere. “Aleksandar Vucic è un uomo assetato di potere, con una insaziabile sete di potere e controllo”, dichiara l’analista politico con base a Vienna Vedran Džihić in merito ai retroscena di queste indagini. “E’ difficile per lui accettare una qualche critica, gli attacchi alle ONG e ai giornalisti indipendenti seguono lo schema di altri autocrati come Putin, Orban o Erdogan”. La testata ricorda che Vucic era ministro dell’informazione ai tempi di Slobodan Milosevic nel 1995 e circa dieci anni fa ha scelto un profilo tatticamente più moderato a fini elettorali. “Come Presidente della Repubblica Vucic ha solo poteri limitati. Nei fatti governa la Serbia senza vincoli. Il suo potere è rafforzato dal fatto che i partiti di opposizione sono divisi, non hanno per lo più credibilità e intendono solo in parte sconfiggere Vucic, per lo più da destra”, commenta Der Spiegel, secondo il quale per Vucic i giornalisti sono un pericolo reale per il suo potere perché le inchieste hanno causato diffusa indignazione e mobilitato le persone. “Dall’Unione europea o dal ministero degli esteri di Berlino, particolarmente attivo nella regioen dei Balcani occidentali, non vi sono state critiche alle accuse dirette ai giornalisti di fare riciclaggio di denaro. La cosa più importante per Bruxelles e Berlino è di non perdere Belgrado come partner per la soluzione della questione Kosovo. In questo senso Vucic puà contare sul totale supporto del presidente ungherese Orban e del suo partito Fidesz, il quale, come l’SNS di Vucic, fa parte del Partito Popolare Europeo. Orban è uno dei più convinti sostenitori di una rapida adesione della Serbia all’Unione europea, così da portare ulteriore peso alle democrazie illiberali che si oppongono a Bruxelles”. 

“Il progetto di un’alleanza di democrazie europee illiberali contro la Ue e la democrazia”, dice Dzihic, il quale aggiunge: “Di conseguenza, dovrebbe essere chiaro che i tatticismi e l’approccio pragmatico ai nuovi autocrati non li frenerà e non li porterà verso un approccio democratico”. Per Dzihic, la Ue dovrebbe sostenere le forze liberali e democratiche in Serbia per non perdere, prima o poi, gran parte della sua legittimità”. 

“Nel frattempo Vucic aveva annunciato che un’inchiesta stava venendo condotta verso quattro ministri dell’attuale governo accusati di riciclaggio di denaro, senza specificarne i nomi. Uno di essi dovrebbe essere il ministro delle finanze Sinisa Mali, che rappresenta icasticamente la corruzione in Serbia”, spiega Dzihic, sottolineando che Mali è coinvolto in uno scandalo relativo a un grosso progetto immobiliare a Belgrado. 

(Nedeljnik, 18.08.2020)

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