Di Ognjen Radonjić, Professore presso la Facoltà di Filosofia dell’Università di Belgrado
Nel presentare la propria strategia economica “Serbia 2030” all’inizio di marzo, il governo ha annunciato nuovi e ambiziosi progetti che, secondo quanto dichiarato, manterranno la Serbia ai vertici dell’economia europea.
Come amano affermare le autorità serbe, la Serbia è l’economia a più rapida crescita in Europa, con una disoccupazione a livelli minimi storici e un tenore di vita della popolazione mai così alto.
Così, i rappresentanti del governo evidenziano che nel 2025 il prodotto interno lordo (PIL) è salito a 90 miliardi di euro, ovvero 13.500 euro pro capite, con la proiezione di raggiungere i 20.000 euro entro il 2030. Tuttavia, ciò che omettono deliberatamente di comunicare è che si tratta del PIL nominale, il quale include l’inflazione e può quindi crescere anche senza un reale aumento della produzione.
Ecco perché gli economisti osservano esclusivamente il PIL reale, che misura l’effettivo volume della produzione senza l’influenza dei prezzi. Per i confronti tra paesi, il dato rilevante è il PIL reale pro capite. Secondo Eurostat, il PIL reale pro capite della Serbia nel 2025 è stato nettamente inferiore alla cifra nominale di 13.500 euro tanto ostentata, attestandosi a 9.140 euro, pari a circa un quarto della media UE.
Cosa mostra e cosa nasconde il PIL
Tuttavia, per analizzare l’andamento del potere d’acquisto e del tenore di vita della popolazione, nemmeno il PIL reale pro capite è un indicatore sufficientemente adeguato. Questo perché misura principalmente la capacità produttiva reale dell’economia, piuttosto che il reddito e il potere d’acquisto dei cittadini. Di conseguenza, il PIL reale pro capite non risponde alla domanda che interessa a ogni famiglia: cosa posso davvero permettermi? Il potere d’acquisto legato al reddito si riferisce al valore reale del reddito percepito dal cittadino medio, ossia a quanti beni e servizi possiamo effettivamente acquistare con i nostri guadagni dopo aver tenuto conto dei prezzi e delle tasse pagate.
L’indicatore che Eurostat utilizza per confrontare il tenore di vita tra i vari paesi è il consumo individuale effettivo (Actual Individual Consumption – AIC) pro capite espresso in standard di potere d’acquisto. Questo parametro riguarda tutti i beni e i servizi realmente consumati dai cittadini. Comprende i beni e i servizi di consumo acquistati direttamente dalle persone, nonché i servizi forniti dalle organizzazioni non profit e dallo Stato per il consumo individuale, come la sanità e l’istruzione.
Quindi, a differenza del PIL, che misura quanto un paese produce realmente, il consumo individuale effettivo misura ciò che i cittadini ne ricavano e consumano concretamente. Risulta pertanto un indicatore del benessere materiale del cittadino medio migliore rispetto al PIL reale, il quale è soprattutto un indice della forza economica dello Stato e non necessariamente del livello di vita dei suoi abitanti.
Per esemplificare, immaginiamo due persone. Una vive in un paese relativamente povero che impiega una quota consistente delle proprie risorse per l’esercito, la polizia, l’apparato repressivo, le formazioni paramilitari e il servizio del debito pubblico. La seconda vive anch’essa in un paese povero, con un PIL reale inferiore rispetto al primo, ma con un sistema di stato sociale più sviluppato che garantisce sanità, istruzione e assistenza all’infanzia accessibili e di buon livello. Sebbene il secondo paese abbia un PIL reale più basso, la persona che vi abita può godere di un tenore di vita effettivo più elevato, poiché una parte dei suoi consumi avviene tramite i servizi pubblici. È proprio questo che l’AIC cerca di rilevare.
In media consumiamo molto meno degli abitanti del Montenegro e della Turchia
È importante sottolineare che l’AIC è uno strumento affidabile per i confronti spaziali in un determinato anno, ossia per valutare quanto un paese si trovi indietro o avanti rispetto agli altri in un preciso momento. È invece molto meno affidabile per monitorare le dinamiche nel tempo, poiché Eurostat rivede periodicamente la propria metodologia e aggiorna i dati a ritroso.
Tutto sommato, secondo i dati pubblicati alla fine di giugno di quest’anno, il consumo individuale effettivo pro capite in standard di potere d’acquisto in Serbia è stato lo scorso anno pari al 57 per cento della media dell’Unione Europea. Ciò significa che nel 2025 il cittadino medio serbo, adeguato alle differenze di prezzo, ha consumato poco più della metà di quanto consumato dal cittadino medio dell’UE, come mostrato nel Grafico 1.
In cima alla classifica c’è il Lussemburgo, con un consumo medio dei residenti pari al 145 per cento della media UE, seguito da Norvegia (128) e Germania (120). In fondo alla lista, al di sotto della Serbia, si trovano solo la Macedonia del Nord con il 50 per cento, l’Albania con il 48 e la Bosnia ed Erzegovina con il 44 per cento della media UE.
Rispetto agli altri paesi paragonabili dell’Europa centrale e orientale (CEO), la Serbia rimane chiaramente indietro, persino nei confronti del Montenegro, dove il consumo medio degli abitanti è pari al 71 per cento della media UE, e della Turchia, dove si attesta al 70 per cento.
Il tenore di vita più elevato tra i paesi dell’Europa centrale e orientale lo scorso anno è stato registrato in Polonia, con una quota dell’88 per cento della media UE, seguita da Lituania (87) e Romania (86). Coerentemente con ciò, nel 2025 il cittadino medio serbo, una volta compensate le differenze di prezzo, ha consumato il 66 per cento di quanto consumato dal residente medio in Slovenia e il 72 per cento di quello in Croazia, come illustrato nel Grafico 2.
L’illusionismo come strategia di governo
L’illusionismo come strategia fondamentale dell’attuale governo non si manifesta soltanto in campo economico, ma presenta chiare analogie anche nella sfera politica. Un esempio emblematico della realtà serba contemporanea è il potenziale utilizzo di un cannone acustico contro manifestanti pacifici durante la protesta studentesca a Belgrado del 15 marzo 2025. Poco più di un anno dopo, nel giugno 2026, le stesse autorità hanno accusato gli studenti stessi di aver in realtà simulato l’intero episodio.
Un tale stravolgimento della realtà, analogo alla manipolazione degli indicatori economici, possiede un carattere spiccatamente orwelliano. Non si tratta di pura ipocrisia, ma di una deliberata negazione della realtà oggettiva unita alla contemporanea imposizione della propria versione dei fatti come l’unica valida. Orwell definisce questa pratica tirannica con il termine bipensiero: “Dire deliberate bugie e credervi sinceramente, dimenticare qualsiasi fatto sia diventato sconveniente e poi, quando diventa di nuovo necessario, richiamarlo dall’oblio, negare l’esistenza della realtà oggettiva e al contempo tenere conto della realtà che si nega: tutto questo è assolutamente indispensabile.”
In questo contesto, il bipensiero risiede nel fatto che i cittadini della Serbia, dopo oltre un decennio di presunta “crescita più rapida d’Europa”, possono permettersi in media poco più della metà di ciò che è accessibile al cittadino medio dell’UE. Un tale divario indica chiaramente che la manipolazione dei dati nominali non porta a un reale avvicinamento alle economie avanzate, e nemmeno a quelle comparabili dei paesi ex in transizione. Inoltre, la struttura della crescita e la modalità di distribuzione delle risorse determinano in modo decisivo il tenore di vita che, a dispetto del continuo illusionismo narrativo, rimane relativamente basso.
(Radar, 28.07.2026)
https://radar.nova.rs/ekonomija/zivotni-standard-u-srbiji-gore-tri-drzave/

