Solo i giovani hanno dato suggerimenti per prevenire la fuga dei cervelli

Secondo l’OSCE, dal 2000 ad oggi hanno lasciao la Serbia più di 654.000 persone, la maggior parte di questi ha meno di 25 anni.

Se non fosse per questi dati, oggi avremmo probabilmente celebrando il fatto che nel registro del Servizio nazionale per l’occupazione, prima delle vacanze, vi erano meno persone di sempre, ovvero 568.500 ufficialmente  registrate all’Ufficio per l’occupazione.

Pertanto, l’affermazione dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) che nel corso del 2014 e 2015 hanno lasciato il paese 117.000 persone, e nel 2017 quasi 100.000 persone in cerca di una nuova vita e di nuovi posti di lavoro, è un dato sufficientemente allarmante per il Paese, che all’inizio di quest’anno aveva deciso di fermare la migrazione economica e formare un gruppo di coordinamento composto da esperti che si occuperanno seriamente di questo probblema.

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Dopo quattro mesi e tre incontri, l’ultimo dei quali si è svolto alla fine di marzo, non ci sono stati ancora grandi progressi, e i membri della squadra, di cui fanno parte professori, datori di lavoro, rappresentanti dei ministeri, il SANU e i sindacati, non hanno ancora presentato tutte le loro proposte, come inizialmente era previsto. Tuttavia, i giovani riuniti nella Associazione dei sindacati indipendenti, hanno per primi esposto le loro idee e la loro proposta è stata in marzo presentata dai membri del team, mentre una versione scritta è stata inviata al Ministero del Lavoro.

“La proposta al Governo che i giovani che finiscono le superiori trovino lavoro con 28.000 dinari di stipendio, mentre quelli con un diploma universitario con 30.000 dinari e un contratto da tre a sei mesi con la possibilità che il datore di lavoro li impeghi per altri tre mesi, è una buona proposta, ma non abbastanza. La nostra richiesta è che questo periodo duri almeno un anno, in quanto di solito i datori di lavoro chiedono sempre almeno un anno di esperienza”, dice Ruzica Grabovac, presidente della sezione giovani nel sindacato indipendente.

La loro proposta, dice la Grabovac, è di investire molto di più negli uffici per i giovani nei comuni, perché c’è sempre un numero alto di giovani che dopo aver finito la scuola non sono sufficientemente informati sui loro diritti e su cosa possono fare, come cercare un lavoro.

“Abbiamo chiesto che il costo minimo del lavoro sia pari al minimo del paniere dei consumatori perché abbiamo 350.000 persone che vivono in Serbia con la paga minima. Abbiamo detto al Governo che non ha senso che un litro di benzina costi di più di un’ora di lavoro”, sottolinea la Grabovac.

Alla terza riunione della squadra formata dal ministro del Lavoro Zoran Djordjevic, tutti i partecipanti sono stati invitati a presentare le loro proposte e suggerimenti su come fermare la migrazione.

Per lavoro all’estero emigrano per lo più operatori sanitari e edili, elettricisti, autisti, cuochi, camerieri, medici, ingegneri meccanici ed ingegneri edili. Con la partenza delle persone all’estero i comuni serbi sono quelli che ne risenono maggiormente, afferma per il giornale Danas Gordana Bjelobrk, dell’Istituto di statistica della Repubblica.

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