Solo 5% delle imprese serbe impegnatate in attività produttive

In Serbia solo una su 18 società risulta impegnata in attività produttive, mentre fiorisce il settore terziario, con un incremento di centri scommesse e di attività legate alla ristorazione, alla cura e al benessere del corpo. 

Il dato appare sorprendente se si considera che il Governo ha approvato lo stanziamento di una somma tre volte maggiore rispetto a quella elargita nel 2015 al fine di sostenere il miglioramento e l’acquisto di nuove attrezzature per attività produttive. 

Il quadro così delineato viene confermato anche dalla Segretaria del Settore per l’Imprenditoria presso la Camera di Commercio, Branislava Simanic, la quale ha puntualizzato che quest’anno sono stati aperti molti ristoranti, negozi di parrucchieri e saloni di bellezza.

“Molti optano per l’apertura di un negozio, e meno sono interessati alle attività produttive. Una delle ragioni alla base di questa tendenza è sicuramente rappresentata dall’assenza di richiesta sul mercato relativa a determinati prodotti”, ha indicato la Simanic.

La Simanic ha ricordato che lo Stato ha adottato la Strategia per lo sviluppo delle piccole e medie imprese, dell’imprenditoria e della competitività per il periodo 2015-2020, e che è inoltre prevista la modifica di alcune leggi, funzionale alla riduzione del costi del lavoro.

Il Business Support Network ha confermato che in totale in Serbia ci sono 92.000 imprese, e che il numero delle imprese impegnate in attività produttive ammonta a circa 5000, rappresentando quindi il 5% del totale.

Secondo quanto spiega Dragoljub Rajic, direttore del Business Support Network, “gli investimenti nella produzione sono costosi, perchè per l’apertura di una fabbrica sono necessari dai 2 ai 4-5 anni e solo dopo questo periodo i fondi investiti vengono recuperati e si inizia a realizzare profitto”. 

“Nel caso del settore terziario, è possibile recuperare il capitale investito dopo appena un paio di mesi”, continua Rajic, sottolineando che investimenti in tale settore risultano più semplici, e che questo è uno dei motivi per cui i governi dei paesi della regione e dell’Europa cercano di ridurre la tassazione delle imprese che si occupano di produzione. Inoltre Rajic evidenzia che il problema che la Serbia ha con il deficit nello scambio estero è proprio determinato dall’assenza di attività produttive, e che l’attuale livello di produzione non è sufficiente per finanziare l’intero sistema dello Stato.

“Bisonga fare molto di più per creare le condizioni per il rafforzamento delle piccole e medie imprese, trovare capitale e realizzare un transfer di competenze e tecnologie”, conclude Rajic, spiegando che circa 1800 imprese in Serbia sono esportatrici: di queste, oltre l’82% vende i suoi prodotti nel mercato dei paesi ex-yugoslavi, mentre solo 400 imprese sono proiettate nel mercato europeo e internazionale.

(Blic, 29.08.2016.)

http://www.blic.rs/vesti/ekonomija/evo-zasto-propadamo-u-srbiji-se-samo-pet-odsto-firmi-bavi-proizvodnjom-a-cvetaju/dj5d5rb

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