Settore bancario in Serbia: verso il consolidamento

Le recenti acquisizioni di banche internazionali da parte degli acquirenti locali potrebbero essere interpretate come i primi passi verso il consolidamento, a lungo atteso, del settore bancario in Serbia.

Tuttavia, nonostante l’avvio ed il previsto proseguimento di significative ristrutturazioni e raggruppamenti nel settore bancario, la maggior parte degli esperti ritengono improbabili cambiamenti significativi nelle prestazioni di questo settore.

“Il potenziale di crescita organica è abbastanza limitato”, sostiene Ismail Musabegović, dalla Belgrado Banking Academy.

MK Group, gestito dall’imprenditore serbo Miodrag Kostic, ha comunicato, il 31 aprile, che la sua controllata, AIK banca, ha accettato l’acquisizione della greca Alfa Bank.
Con circa 1,5 miliardi di euro di asset e il 5,5% della quota di mercato, AIK è la sesta banca più grande in Serbia e ora ha la possibilità di migliorare la propria posizione.

Alla fine del mese di gennaio, Direktna Banka Kragujevac, di proprietà degli imprenditori serbi Andrej Jovanovic e Boris Milovanovic, ha acquistato il 100% delle azioni di Findomestic, società controllata da BNP Paribas. In precedenza, nel luglio dello scorso anno, i due imprenditori hanno acquistato la filiale in Serbia della banca slovena NKBM, Kragujevac KBM, che ora opera come Direktna Banka Kragujevac.

In entrambi i casi, i nuovi proprietari hanno una storia di successo al di fuori del settore bancario.

Il portafoglio del Gruppo MK comprende, tra gli altri, tre raffinerie di zucchero in Serbia, il produttore di carne Carnex, hotel in località di Kopaonik, terreni agricoli in Serbia e Ucraina, M&W Investments e, dal 2014, una quota in AIK Bank. Jovanovic e Milovanovic, invece, hanno conquistato fama per la gestione della fabbrica Marbo, che hanno venduto alla Pepsi nel 2008 per più di 200 milioni di euro. Jovanovic era conosciuto anche come il manager della holding Moji Brendovi, che integrava diverse aziende note nel settore alimentare (Imlek, Bambi, Knjaz Milos).

L’acquisizione delle due banche costituisce solo l’ultima di una serie di affari importanti conclusi nel settore bancario in Serbia negli ultimi anni.

Nel 2016, Czech Expobank, di proprietà dell’imprenditore russo Igor Vladimirovich Kim, ha acquistato Marfin Bank in Serbia da Cyprus Popular Bank. In precedenza, nel 2015, il fondo di investimento Advent e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, BERS, hanno rilevato l’austriaca Hypo Group Alpe Adria, che ora opera con un nome diverso, Addiko.

Il consolidamento delle banche attraverso la vendita e fusione è destinato a proseguire, con le probabili vendite di altre tre banche greche che operano in Serbia, Pireo, Eurobank EFG e Vojvodjanska Banka (filiale del National Bank of Greece Group, NBG), così come con la prevista privatizzazione di Komercijalna Banka, di cui il governo serbo è il maggiore azionista.

Secondo la Banca nazionale della Serbia, NBS, nel terzo trimestre del 2016, il patrimonio complessivo delle banche in Serbia ammontava a 3.172 miliardi di dinari, pari a 25.6 miliardi di euro. Banche di proprietà di entità estere controllano tre quarti di tali attività, con una quota dominante (64,4%), di banche provenienti da Italia, Austria, Francia e Grecia.

Altre fusioni solo una questione di tempo

Gli esperti non sono sorpresi dalle recenti mosse nel mercato, che interpretano come la ripercussione sul settore bancario, a lungo attesa, della crisi finanziaria globale.

Secondo Musabegovic, le vendite di banche greche nella regione rientrano nel quadro di un accordo tra la Grecia, la Commissione europea, la Banca centrale europea e il Fondo Monetario Internazionale, FMI: “L’Alfa è la prima ad essere venduta ed è ora oggetto di procedure di regolamentazione. Ne seguiranno altre”, sostiene Musabegovic, aggiungendo che la prossima dovrebbe essere presumibilmente Piraeus Bank.

Radovan Jelasic, ex governatore della Banca nazionale di Serbia, ora membro del Fondo di stabilità finanziaria ellenica in Grecia, ha confermato, in un’intervista rilasciata al quotidiano Danas il 28 gennaio, che tutte le banche greche in Serbia sono in vendita. Secondo Jelasic, il processo di consolidamento è iniziato, ma richiederà del tempo: il solo processo di due diligence, che precede un cambio di gestione, richiede mesi.

“La Serbia ha ora 30 banche, e si può prevedere la riduzione di questo numero a 20-25, attraverso fusioni e consolidamento”, ha osservato.

Musabegovic ha aggiunto che sia Alpha che Findomestic non erano riuscite a prendere la prevista quota di mercato. Ciò ha determinato un prezzo di vendita ridotto, a vantaggio degli acquirenti. Uno degli stimoli principali per l’acquisto di banche greche da parte di imprenditori nazionali è rappresentato dal prezzo favorevole e dal potenziale di rivendita, sostiene Milan Culibrk, analista economico e redattore capo del settimanale NIN. Un ulteriore consolidamento è solo questione di tempo, considerando che alcune delle banche in questione non sono riuscite ad aumentare la loro quota di mercato sopra all’1%.

Un altro possibile motivo per l’acquisto in blocco, secondo Culibrk, risiede nella convinzione che le operazioni delle banche, e la loro reddittività, possano essere migliorate, il che consentirebbe agli acquirenti di ammortizzare l’investimento.

I media hanno ipotizzato che, dietro alle acquisizioni, ci sia anche l’intenzione di consentire agli acquirenti di ottenere un maggior numero di prestiti potenziali per sostenere le loro altre attività. Culibrk, tuttavia, sottolinea che i regolamenti consentono solo una certa percentuale di esposizione per cliente.

Musabegovic, inoltre, fa notare che l’acquisto di una banca ad un prezzo più basso del previsto rappresenta sì un’opportunità, ma anche un rischio per l’acquirente.
“Le banche potrebbero nascondere elementi nei loro bilanci che possono essere messi in luce solo attraverso un’analisi approfondita. Per questo la due diligence riveste così tanta importanza. Una banca potrebbe anche avere un contenzioso in corso, visibile solo negli allegati alle relazioni finanziarie”.

Visione poco chiara della strategia del Governo 

Considerando che la strategia della Grecia per il suo settore bancario risulta chiara, è quella del governo serbo per le banche parzialmente o interamente di proprietà dello Stato a destare ancora qualche incertezza.

Komercijalna Banka, posseduta dal governo al 42%, dovrebbe essere messa in vendita come parte di un accordo con la BERS, il suo più grande partner straniero.
Il futuro delle piccole banche di proprietà statale risulta però meno chiaro, come progetti, mai realizzati, che in passato aveva previsto la fusione di diverse banche in una.

L’unione di banche di piccole dimensioni in una probabilmente “attirerebb l’interesse di un partner rispettabile; se considerate separatamente, è improbabile che ciò accada”, spiega Culibrk.

L’unica eccezione, osservaì l’analista, è rappresentata da Cacanska Banka, rilevata dalla turca Halkbank, nel quadro di un rafforzamento strategico della posizione della Turchia in Serbia ed in generale nella regione dei Balcani.

Nonostante la recente acquisizione di due banche straniere da parte di imprenditori locali, la quota di individui serbi e aziende attive in totale nel settore bancario della Serbia rischia di diminuire, secondo quanto valutato dagli esperti.

“Se Komercijalna Banka, la seconda più grande del mercato, dovesse essere messa in vendita, è improbabile che l’offerente sia qualcuno dalla Serbia, in quanto richiederebbe capitale molto più grande rispetto ai casi precedenti”, sostiene Musabegovic, aggiungendo che una delle prime conseguenze del consolidamento del mercato potrebbe essere un’ulteriore riduzione della forza lavoro. “Una delle prime misure quando la banca va in ristrutturazione è quella di rivalutare rete della banca, nonché la forza lavoro”, ha osservato. “Un certo numero di dipendenti potrebbe perdere il proprio posto di lavoro in questo processo”.

D’altra parte, non sono attesi cambiamenti significativi per i clienti bancari o un drammatico cambiamento nelle prime cinque banche, vale a dire Intesa, leader di mercato, Komercijalna Banka, Unicredit Bank, Raiffeisen Bank e Societe Generale.
AIK potrebbe eventualmente inserirsi in questo gruppo, ma l’ordine attuale del mercato non cambierà in modo significativo.

Non cambia molto per i clienti

Musabegovic ha anche sottolineato che le banche trovano “difficoltà a guadagnare su grandi margini. Non sorprenderebbe se cercassero di compensare, aumentando i costi di altri servizi”.

Anche secondo Culibrk le fusioni e una maggiore concorrenza non determineranno grandi miglioramenti per i clienti delle banche, come la storia recente mostra. “Quando le banche estere sono arrivate in Serbia, ci si aspettava che avrebbero portato con sé le norme europee di business, ma non è mai successo. Come aveva detto il precedente governatore della banca aveva detto, le banche estere hanno rapidamente adottato il modo di fare nei Balcani, adattandosi alle pratiche locali”.

I tassi di interesse negli ultimi tre anni sono scesi in modo significativo, ma Culibrk sostiene che ciò sia stato determinato da fattori esterni.

I tassi medi di interesse sui prestiti nel 2016 sono scesi al 4,4% per i prestiti in euro e al 8,8% per i prestiti in valuta locale, ma “sono state le tendenze globali a determinare la riduzione dei tassi di interesse. Tassi di interesse ai minimi storici a livello globale e la bassa inflazione, causata anche da fattori esterni, lo hanno reso possibile”.

Stevan Veljovic
BIRN

(BalkanInsight, 17.02.2017)

http://www.balkaninsight.com/en/article/buy-ups-shake-up-serbia-s-banking-sector-02-15-2017#sthash.jF6iNcnU.dpuf

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