La Serbia nell’UE non prima del 2030

Secondo quanto emergerebbe da un recente studio, degli attuali paesi candidati UE, solo la Macedonia soddisferebbe i criteri di adesione entro il 2023, mentre Serbia e Turchia probabilmente verso la metà del 2030.

Lo studio condotto dalla London School of Economics and Political Science, rivela che la prospettiva dell’adesione potrebbe essere molto più distante di quanto i governi di molti paesi candidati credono. Le proiezioni si basano sulle previsioni della capacità dello Stato di rispettare le leggi dell’UE utilizzando approssimazioni per i costi di aggiustamento e le capacità amministrative.

“L’Albania e la Bosnia-Erzegovina potrebbero incontrare difficoltà nel soddisfare gli standard fissati perfino entro il 2050”, afferma la relazione.

E mentre Belgrado continua a riporre le sue speranze sulla conclusione dei negoziati di adesione entro il 2020 o poco dopo, secondo lo studio potrebbe non riuscire a soddisfare i criteri ancora per un altro decennio o più.

Nel frattempo, lo stato di peggioramento delle istituzioni democratiche della Turchia probabilmente congelerebbe il processo di allargamento per qualche anno, se non illimitatamente. Con i rapporti con Bruxelles in stato di deterioramento, il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato il 1° ottobre che, mentre Ankara non ha intenzione di interrompere negoziati di adesione, il paese non ha bisogno di adesione all’UE.

D’altra parte, gli autori della relazione esprimono più ottimismo sulla Macedonia, l’unico paese con prospettive a breve termine di entrare nel blocco. “I segni indicano che forse un accelerazione del processo potrebbe realizzarsi nella forma di cambiamenti politici, come il recente trasferimento del potere a un governo più filo-europeo in Macedonia”.

La Macedonia è candidata all’UE dal 2005 e ha ricevuto otto raccomandazioni positive per avviare i colloqui di adesione dell’UE. Tuttavia, il suo progresso è stato a lungo in fase di stallo a causa della mancanza di riforme negli ultimi anni e a causa della mancata risoluzione della “controversia” con la Grecia, che contesta l’uso del nome “Macedonia” e ha pertanto bloccato il percorso di integrazione con UE e NATO.

Tuttavia, il nuovo governo socialdemocratico, salito al potere alla fine di maggio, si è impegnato a lavorare sodo, per l’accelerazione dei processi di integrazione euro-atlantica in fase di stallo.

Nel complesso, tuttavia, il processo di allargamento ha subito un rallentamento rispetto all’ondata di espansione nella regione CEE a metà degli anni 2000, con l’adesione della Croazia nel 2013. L’Unione europea ha ribadito il suo impegno nei confronti dell’allargamento per sei paesi dei Balcani occidentali durante il vertice di Trieste all’inizio di quest’anno, impegnandosi ad aiutarli per soddisfare i requisiti economici e politici per l’adesione.

Oltre alla Macedonia, la Serbia e il Montenegro sono i candidati più avanzati, dopo aver avviato negoziati per diventare parte dell’UE. L’Albania, un paese candidato dal 2014, sta attuando riforme giudiziarie cruciali necessarie per il paese per avviare i colloqui di adesione. Bosnia-Erzegovina e Kosovo sono potenziali candidati, il che significa che gli è stata promessa la prospettiva di unirsi quando saranno pronti.

Il Montenegro, pur considerato uno degli Stati dei Balcani occidentali con le migliori possibilità di adesione, è stato omesso dall’analisi a causa della mancanza di dati.

Sapere in anticipo quali tra i paesi candidati attuali hanno meno probabilità di essere conformi alle normative UE è essenziale per gli schemi di monitoraggio e di esecuzione della UE, nonché per facilitare un dibattito pubblico informato sul futuro ampliamento.

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(Intellinews, 01.11.2017)

http://www.intellinews.com/macedonia-the-only-eu-candidate-on-track-for-accession-by-2023-131760/#.WfrCBkYUhW4.twitter

 

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