La Serbia come porta verso Russia e Cina: intervista con Jovan Palalic (SNP)

All’indomani delle elezioni presidenziali vi sono molte speculazioni in merito alle scelte di politica estera che farà Aleksandar Vucic.
La Serbia è una repubblica parlamentare, ma l’arrivo dell’uomo politico di gran lunga più forte del paese nel ruolo di Presidente della Repubblica, a maggior ragione dopo un successo elettorale netto come quello di domenica, cambierà la materialità dell’assetto costituzionale e tutte le scelte politiche passeranno attraverso la Presidenza, prima ancora che dal gabinetto del Primo Ministro.
La Presidenza Nikolic è stata caratterizzata da una forte attenzione verso la Federazione Russa e la Repubblica Popolare Cinese. In alcune cancellerie occidentali ci si chiede se l’ulteriore rafforzamento di Vucic porterà anche ad un ulteriore rafforzamento della sensibilità verso oriente della Serbia, con un conseguente rallentamento dei tempi di adesione all’Unione europea. In campagna elettorale Vucic ha accusato i partner europei di essere all’origine dei ritardi del processo di integrazione e, quindi, causa del calo di interesse del paese a diventare il trentesimo paese dell’Unione, ma questa dialettica è sembrata anche un buon alibi per ribaltare sulla controparte comunitaria lo scarso impegno della stessa controparte serba.

Abbiamo discusso di questi scenari con l’avvocato Jovan Palalic, segretario generale e deputato del Srpska Narodna Partija (Partito Popolare di Serbia), il partito conservatore che fa capo al già vicepresidente del Partito Democratico di Serbia (DSS), Nenad Popovic, e che vanta una stretta collaborazione con il partito Russia Unita di Vladimir Putin e con l’alta dirigenza cinese.

La politica estera della Serbia continuerà a basarsi sul processo di adesione all’Ue e sui buoni rapporti con Russia e Cina. La mia posizione è che l’adesione alla Ue non rappresenta un fatto positivo per il paese perché in questo momento, a maggior ragione dopo il vertice di Roma, non sappiamo cosa ne sarà dell’Unione. Buoni rapporti con la Ue certamente sì, ma adesione no. Personalmente sono per un rafforzamento dei rapporti economici con la Federazione Russa, perché il potenziale del mercato russo non è stato ancora pienamente sfruttato”, esordisce Palalic, che prosegue: “La Serbia, come centrale stato balcanico, oltre a mantenere buoni rapporti con i paesi vicini e i paesi membri dell’UE, sta cercando di rafforzare nel futuro la sua cooperazione politica ed economica con Russia e Cina. Non è un fatto sconosciuto che abbiamo ottimi rapporti politici con questi due paesi, stabiliti su una cooperazione di molti anni per quanto riguarda i primi temi della politica internazionale”.

Su cosa si fonda questa collaborazione?

Jovan Palalic con il Presidente della Duma russa Viaceslav Volodin

Al primo posto vi è il rispetto del diritto internazionale e, specialmente, dell’integrità territoriale dei paesi. In quanto stato sovrano, siamo specialmente grati a questi paesi potenti per le loro posizioni per quanto riguarda la Serbia nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Durante la visita come membro della Delegazione del Parlamento serbo in Cina, nell’autunno dell’anno scorso, ho avuto occasione, nel corso di una discussione sulla politica internazionale, di sentire ribadire, da parte di alti funzionari cinesi, quanto è importante per loro la posizione della Serbia per quanto riguarda l’integrità territoriale cinese, che si riscontra nella politica “un paese, due sistemi”. E poi, la nostra politica della neutralità militare e la tendenza al rafforzamento della sicurezza europea totale, fuori dalle nuove divisioni dei blocchi e senza allargamento della NATO, ha contribuito ad rendere più profondi i rapporti anche con la Russia. L’accordo di cooperazione militare con la Russia, come anche con i partner occidentali, senza far parte di alcun blocco militare, è un modo per aumentare la nostra sicurezza. Ne ho già parlato nel novembre del 2016 a San Pietroburgo, nel corso della sessione del Comitato degli Affari esteri dell’Assemblea dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva. Tutte queste circostanze hanno un impatto sullo sviluppo della cooperazione economica del nostro paese con la Cina e la Russia”.

Quanto è importante la Serbia per la Cina da un punto di vista economico?

Nel corso della visita della delegazione parlamentare serba in Cina lo scorso novembre.

Secondo il suo progetto “One Belt, One road (o Nuova via della seta)”, la Cina è molto interessata a continuare ad investire in Serbia. Con la Russia abbiamo un favorevole, ma ancora non sfruttato, accordo sul libero scambio. I paesi europei dovrebbero approfittare meglio la possibilità di entrare con buone condizioni in questi due mercati attraverso la Serbia. Belgrado rappresenta uno snodo dei Balcani e questi due potenti paesi sono consapevoli del fatto che Belgrado è il centro dell’ingresso economico in Europa. D’altra parte, può rappresentare l’ingresso delle aziende europee in questi due mercati. Noi vogliamo essere il luogo del grande incontro economico tra Est e Ovest, e lo possiamo fare. Sono un grande ottimista per quanto riguarda l’ulteriore collaborazione con Russia e Cina”.

Oltre ai rapporti con Russia e Cina, la Serbia sta sviluppando rapporti sempre più intensi e proficui con vari paesi islamici.

“Ci teniamo ad avere buoni rapporti con i paesi islamici e i loro investimenti sono sempre più presenti in Serbia. Ci sono investimenti degli Emirati Arabi Uniti e del Qatar nel campo delle costruzioni e dell’agricoltura, come anche dell’Azerbaigian, specialmente nel campo delle infrastrutture. Con la Turchia abbiamo l’accordo sul libero scambio, un’opportunità per l’ulteriore sviluppo della nostra cooperazione economica. Abbiamo intenzione di trasformare i buoni rapporti con l’Iran in concreti progetti economici. La Serbia ha mantenuto per anni buoni rapporti con il cosiddetto “mondo islamico”, e questo adesso si sta realizzando attraverso una cooperazione economica sempre più articolata. Crediamo anche di poter trovare un interesse comune con tutto l’Est. Noi adesso abbiamo bisogno degli investimenti e una buona politica di collaborazione con tutti, tenendo conto degli interessi di tutte e due le parti, sta dando  risultati positivi”.

In questo scenario quale può essere il ruolo dell’Italia, già primo paese per interscambio con la Serbia, ma oggi in cerca anche di nuovi modelli di collaborazione con la Serbia?

L’Italia è un paese con il quale abbiamo lo scambio del commercio estero più grande e abbiamo anche ottimi rapporti politici. Siamo d’accordo per quanto riguarda molti punti, tranne il Kosovo. C’è un grande numero di aziende italiane in Serbia e noi vi siamo grati per aver dato molti posti di lavoro ai nostri cittadini. Dato che ho molti amici in Italia nel mondo politico ed economico, sto notando che l’interesse ad investire in Serbia sta crescendo. Quello che è importante è che le aziende italiane sfruttino questi buoni rapporti e l’accordo di libero scambio che la Serbia ha con la Russia, per rinforzare e sviluppare la produzione in Serbia e le esportazioni sul mercato russo.

Credetemi, parlando con i miei amici russi ho notato quanto è grande il loro rispetto per l’Italia e quanto sono favorevoli le circostanze per le aziende italiane. D’altra parte, gli investimenti cinesi cresceranno sempre di più e offriranno nuove possibilità alle aziende italiane per sviluppare il loro business. Credo che, nel caso di grandi progetti infrastrutturali, anche il Governo italiano sarà pronto ad aiutare, così come hanno fatto i Governi di Cina, Russia ed Azerbaigian. C’è tanto spazio per incrementare il business italiano in Serbia e nuove possibilità ci saranno ancora, ma è importante un dialogo intenso tra i due Governi. Parlando dal punto di vista di uno che si occupa di politica, che ha contatti politici e con i partiti in Russia e altri paesi, ci tengo molto che l’Italia, come paese amico, abbia ottimi rapporti con la Serbia e che le aziende italiane aumentino il loro business, partecipino ai grandi progetti infrastrutturali, assumano i nostri cittadini ed esportino i loro prodotti sui grandi mercati della Russia e della Cina”.

Jovan Palalic è nato a Backa Palanka il 26 aprile 1971 e si è laureato in Legge alla Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Novi Sad, dove esercita la professione di avvocato.

Segretario generale del Partito Popolare di Serbia (SNP), tra il 2004 e il 2014 è stato eletto quattro volte deputato al Parlamento della Repubblica di Serbia, dove oggi è Presidente della Commissione Giustizia e Amministrazione e della Commissione per gli enti locali.

Ha partecipato a varie conferenze sui temi della giustizia, della difesa e della sicurezza. Collabora regolarmente come commentatore con la testata russa Parlamentskaya Gazeta ed è membro dell’Istituto del Trattato di Sicurezza Collettiva di Mosca.

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