La Serbia, tra invecchiamento e fuga dei giovani: il futuro demografico

Al volgere del millennio, la Serbia era ancora devastata da guerra, bombardamenti e sanzioni economiche. Nel 2000 il PIL era solo la metà rispetto al 1989. Sebbene l’economia serba abbia cominciato a crescere una volta terminata la guerra, registrando tassi medi di crescita del 6,5% tra il 2000 e il 2005, la crisi finanziaria ed economica globale ha agito come un freno sulla ripresa economica.

In breve tempo migliaia di posti di lavoro sono stati persi: nel 2012 la Serbia aveva 600.000 rapporti di lavoro formali in meno rispetto al 2008; e anche nel 2015 il livello di occupazione era ancora più basso di prima della crisi. La fine del socialismo ha avviato un periodo di trasformazione strutturale che è proseguito dopo la crisi.

Nel 1990 la regione era il centro della costruzione di macchine jugoslave, ma oggi questa industria un tempo fiorente è diventata obsoleta e poco competitiva e quindi è in declino. Al contrario, il settore dei servizi ha sostituito l’industria come motore principale dell’economia. Dal 2000 al 2015 il contributo del settore al valore aggiunto lordo è aumentato di 14 punti percentuali, oltre il 60%. La crescente importanza del settore dei servizi significa che sono richieste diverse competenze. E poiché molti membri della più istruita e giovane generazione stanno lasciando la Serbia, il paese sta vivendo sempre più una mancanza di manodopera qualificata.

Circa il 15% delle aziende orientate all’esportazione in Serbia sostegnono che questa carenza costituisce un ostacolo al loro successo commerciale. Un altro motivo della mancanza di manodopera qualificata è la scarsa qualità dell’istruzione. Formalmente, la Serbia ha un livello di istruzione relativamente buono rispetto ad altri paesi del Balcani occidentali: un giovane su quattro ha completato l’istruzione superiore e uno su due ha finito la scuola secondaria.

Tuttavia, le abilità acquisite spesso lasciano molto a desiderare. Sia i datori di lavoro che coloro che escono dalla scuola sono del parere che il sistema scolastico serbo non fornisce agli studenti le competenze personali e sociali richieste per il mercato del lavoro.

Al 33%, anche la disoccupazione anche tra laureati è relativamente alta. Una delle sue cause è che molti studenti scelgono discipline per le quali non esiste una sufficiente domanda sul mercato del lavoro, come le scienze sociali, le arti e le scienze dell’amministrazione. Le scarse prospettive per coloro che hanno un’istruzione superiore spesso significano che i laureati si dedicano a professioni per cui sono sovra-qualificati. In Serbia, questo vale per circa il 19% dei laureati.

Come nel resto dell’Europa, i posti di lavoro per coloro che hanno qualifiche superiori si trovano, soprattutto, se non del tutto, nelle città. I centri urbani del paese, in particolare Belgrado, agiscono quindi come magneti. Le regioni rurali del sud e dell’est, invece, si stanno rapidamente spopolando. Ed è proprio in questi luoghi che la popolazione sta invecchiando, il che non solo indebolisce l’economia, ma porta anche a problemi nella fornitura di cure e comfort.

L’invecchiamento della popolazione rappresenta in Serbia un problema più grande che nel resto dei Balcani occidentali perché ha già più persone di età superiore ai 64 anni che hanno bisogno di essere assistite di quanto non abbia giovani sotto i 15 anni. Altrove nei Balcani occidentali, Il rapporto è ancora l’opposto. E’ probabile che l’onere di dover prestare assistenza a persone anziane cresca notevolmente in futuro: mentre oggi, per ogni potenziale pensionato, ci sono quattro persone di età lavorativa, entro il 2050 questo numero si ridurrà a due.

(Independent Balkan News Agency, 13.08.2017)

http://www.balkaneu.com/serbias-demographic-future-by-berlin-institute/

http://www.berlin-institut.org/fileadmin/user_upload/Europas_demografische_Zukunft_2017/Europa_engl_online.pdf

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