I Serbi e l’anima slava, le due facce della medaglia

Ogni volta che uno scrittore deve eseguire ricerche per un articolo che sta scrivendo, Google è sia la prima che l’ultima fonte da consultare.

Mentre mi dibattevo per scrivere un’introduzione a questo articolo, ho consultato il fidato Google e digitato nella casella di ricerca qualcosa come “Serbi, aspetti positivi e negativi”.

Ho ottenuto accesso ad una miriade di informazioni e di citazioni riguardanti i serbi, ma la maggior parte di loro si concentrava sui Serbi guerrieri, piuttosto che sui Serbi scienziati, i serbi atleti o i Serbi popolo gentile. Le opinioni sui serbi andavano da “sono i più coraggiosi tra i soldati e parlo dalla mia esperienza” (una dichiarazione accreditata all’Arciduca Joseph August d’Austria) a “quando verrà scritta la storia della prima guerra mondiale, il suo caiptolo più glorioso si intitolerà Serbia”, (Robert Lansing, ex Segretario di Stato USA).

Ho avuto difficoltà a trovare altre dichiarazioni significative, citazioni o passaggi circa i difetti e le virtù di serbi ordinari che non facessero riferimento in qualche modo ai loro successi o fallimenti militari.

Perché è quando dall’esterno parlano di noi di solito esaltano la nostra spavalderia nel combattimento (o la crudeltà, a seconda dei punti di vista e dell’inclinazione politica), piuttosto che i lati più espressivi? Dopo tutto, gli stranieri che vivono in Serbia non usano molte parole positive e gentili nel descrivere i serbi? Parole come ospitale, accogliente, caldo, orientato alla famiglia e generoso?

Ha la nostra storia annullato le grandi caratteristiche della nostra anima slava, o forse siamo più desiderosi di essere raffigurati come guerrieri senza paura, in linea con il patriarcato balcano, invece che come ospiti gentili e dal cuore tenero?

Nonostante tutti questi interrogattivi richiedano una profonda analisi antropologica, mi porrò su una scia una piuttosto leggera per un attimo, evidenziando che esistono qualità dei serbi che meritano il loro posto sotto i riflettori, ma che sono state messe da parte dalla becera propaganda, serba e straniera.

Allora, cosa pensano gli antropologi?

In uno studio dal titolo molto divertente “It Takes a Serb to Know a Serb / Uncovering the Roots of Obstinate Otherness in Serbia”, Mattijs van de Port, del Centro di Antropologia e Sociologia dell’Università di Amsterdam, riporta le sue esperienze e le osservazioni del suo viaggio in Serbia e delle ricerche di campo qui condotte.

All’inizio dello studio, van de Port scrive qualcosa che potrebbe fornirci un indizio sul motivo per cui gli stranieri, soprattutto europei, che non hanno vissuto in prima persona la Serbia, ci considerano in un certo modo. Van de Port afferma: “I Balcani hanno funzionato da secoli come “l’Altro” in Europa. Di volta in volta, viaggiatori, studiosi, scrittori e artisti hanno descritto questa parte del continente come molto vicina all’Oriente, una terra di selvaggi europei, feroci guerrieri, miti arcaici e usanze crudeli”.

Questo significa che il sentimento sottostante che la maggior parte dei serbi ha della Serbia come “un paese in Europa ma non accettato come parte dell’Europa” è reale? Il nostro essere europei è troppo orientale per l’Europa? Potrebbe essere questa la causa delle visioni centenarie che l’Europa ha di noi?

Sembra che, sebbene siamo, in superficie, considerati Mitteleuropa, in tutta l’attualità siamo ancora “gli Altri” per la maggior parte degli europei. Mi correggo, “gli Altri Guerrieri”.

In realtà ho condotto un piccolo sondaggio tra gli stranieri che attualmente vivono a Belgrado (inglesi, russi, americani, australiani e cittadini spagnoli), e la maggior parte di loro d’accordo che i serbi, in generale, posseggono le seguenti qualità:

Ottima ospitalità
Eccellenza gastronomica
Atteggiamento prudente
Dedizione alla famiglia
Disponibilità a condividere e offrire assolutamente tutto
Gente piacevole, dolce, aperta
Belli, cooperativi, socievoli, intelligenti
Robusto senso dell’umorismo
A quanto pare, siamo anche lontani dalla noia, il che è, al tempo della mediocrità, un grosso vantaggio.

Per quanto riguarda gli aspetti negativi, non ne sono emersi di roboanti, come penavo. In realtà, sono piuttosto lievi e più del tipo da “pacca su una spalla”, come:

Ritardo
Ignoranza delle regole del traffico
Gettare spazzatura nella strada
Troppi fumatori
Nessuno rispetto dello spazio personale dell’altro
Non rispettare le scadenze
Mancanza di diligenza sul lavoro
Ossessione a pagare tutto anche se disoccupato (un tratto che è sconcertante per quasi tutti gli stranieri)
Nessuna menzione ad aggressione, nazionalismo, xenofobia, fanatismo, crudeltà, pregiudizio, intolleranza e ristrettezza come difetti evidenti.

Quindi, qual è la causa di questa dicotomia nei pareri? Per alcuni stranieri, noi siamo la cosa più vicina ai barbari moderni, mentre per altri siamo gentili come una nazione può essere. Come sempre, la verità è nel mezzo.

Sì, le guerre implacabili che hanno afflitto i Balcani, compresa la Serbia, per secoli, hanno lasciato un profondo impatto sulla nostra psiche nazionale – siamo arroganti, veloce a difendere il nostro onore con molti mezzi, tra cui le armi, siamo orgogliosi della nostra storia guerriera, vorremmo che gli altri ci considerassero forti, senza paura e virili, e siamo, come lo storico Cedomir Antic scherzosamente afferma, “gattini con la mentalità di un leone”.

Il modo in cui siamo stati ritratti nei media mondiali (soprattutto negativamente) è, per lo più, colpa nostra. Anche se avremmo potuto puntare più sul premio Nobel Ivo Andric, su Nikola Tesla, Milutin Milankovic, Mihajlo Pupin, il tre volte vincitore del premio Pulitzer, Walter Bogdanić, un vincitore del premio Pulitzer e poeta Dusan Charles Simic, e anche su attori di Hollywood di origine serba come il leggendario Karl Malden come i migliori ambasciatori della nostra cultura, storia e identità nazionale, non siamo riusciti a farlo.

Si potrebbe ringraziare Dio per Novak Djokovic e le sue capacità tennistiche! Ci hanno beneficiato più di quanto siamo consapevoli.

Il motivo per cui la maggior parte del mondo è o disinformata sulla Serbia, o ha opinioni per lo più sprezzanti su di noi probabilmente risiede nella mancanza di una ben congegnata, saggia, intelligente campagna mediatica da parte della nostra leadership politica. Ma si tratta di una partita completamente diversa nella quale non mi piacerebbe immischiarmi, e qualcosa che meriterebbe un nuovo articolo.

Tutto sommato, come appaiono i serbi?

Come per ogni cosa nella vita, tutti abbiamo opinioni soggettive in base alle nostre esperienze, ma la descrizione che mi è particolarmente piaciuta, e che gradiranno anche gli irlandesi che leggeranno, arriva dallo scrittore irlandese George Robert Dalrymple Laffan:

“Eppure è anche un tonico e un antidoto alla sordità essere con i serbi. Hanno la gioia irresponsabile che tradizionalmente attribuiamo agli irlandesi, con i quali sono stati spesso confrontati. Altri lati meno convenienti degli irlandesi sono anche caratteri tipici dei serbi, come ad esempio il disprezzo allegro per la puntualità nella vita quotidiana e la volontà pronta, derivante chiaramente dalla cortesia e dal buon carattere, a fare promesse che non sono sempre soddisfatte. Ma forse le più pronunciate di queste analogie si trova nelle canzoni di Serbia e Irlanda. Le canzoni storiche del passato di entrambi i popoli sono canti di dolore, o nobili lotte contro le odierne possibilità, di fallimenti riscattati da una soluzione irrisolta. Non c’è niente di strano in questa combinazione di gaiezza e profonda malinconia. Spesso sono solo coloro che sono veramente capaci di un’emozione che hanno anche la facoltà per l’altra”.

 

Un grande ringraziamento ai membri del Belgrade Foreign Visitors Club per il loro prezioso contributo!

Crediti fotografici: Wikimedia Commons, Wikipedia, Pinterest, Radio Free Europe

 

 

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