Il Senato americano contro la Russia, la Serbia… o Trump?

Un rapporto preparato per il Comitato per le relazioni estere del Senato degli Stati Uniti, i cui estratti b92.net ha pubblicato giovedì, sta iniziando a causare reazioni.

Il rapporto, intitolato “Assalto asimmetrica di Putin alla democrazia in Russia e in Europa: implicazioni per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, dedica un intero capitolo alla Serbia.

L’ex ministro degli esteri jugoslavo Vladislav Jovanovic ha dichiarato a Sputnik che l’iniziativa proveniente dai democratici statunitensi è diretta su due lati: da un lato è rivolta alla Serbia, dall’altro alla Russia.
Per quanto riguarda la Serbia, il documento dimostrerebbe che chi vi è dietro, e gli Stati Uniti, considerano la Serbia più come un oggetto del desiderio che come uno stato sovrano che può prendersi cura dei propri interessi in modo indipendente, e decidere quale parte, quando, e in che grado, sta esercitando “qualche stravagante influenza maligna”, ha dichiarato Jovanovic.
Per quanto riguarda la Russia, ha proseguito, la sua influenza in Serbia, misurata rispetto a quella dell’America e dei suoi alleati e organizzazioni, va da 1 a 100.
“L’influenza dominante dell’America e dei paesi occidentali in Serbia, rispetto alla Russia, è troppo grande. Questo si avverte anche nell’ingerenza nei processi elettorali (della Serbia). Ricordiamo che fino al 2000, l’America e paesi occidentali hanno apertamente interferito nei processi elettorali finanziariamente, politicamente, con la propaganda, le informazioni e persino vantandosi di questo. Senza considerate le altre forme di ingerenza che sono continuate in seguito”, ha osservato Jovanovic.
“Per quanto riguarda le altre forme della loro presenza, sono particolarmente evidenti nelle dichiarazioni spesso non filtrate fatte sulla Serbia, dove i tentativi di influenzare la politica estera della Serbia si manifestano. Per quanto riguarda il numero di ONG, le cosiddette ONG pro-occidentali superano enormemente il numero probabilmente piccolo e irrilevante di quelle russe”, ha affermato.
Con riferimento alla relazione come “questa iniziativa,” Jovanovic la descrive come meno che un riflesso di un sincero desiderio di riparare alla presenza e influenza degli Stati Uniti e non come una mossa volta a legare le mani della Serbia, e se possibile, completamente scacciando ogni forma di influenza della Russia dalla Serbia e, con quella, dai Balcani.
Il politologo Dmitry Evstafiev, che si è specializzato negli Stati Uniti e in Canada, ritiene che la comparsa del rapporto segnali un nuovo inasprimento della lotta politica interna negli Stati Uniti. E’ cristallino, osserva, che l’amministrazione Trump non è riuscita a sconfiggere il Partito Democratico nella guerra dell’informazione, e che i democratici stanno utilizzando tutte le risorse disponibili e le possibilità per accusare il presidente del presunto tradimento degli interessi dell’America a livello internazionale.
Secondo il rapporto, la maligna influenza della Russia in Serbia si manifesta “attraverso legami culturali, propaganda, settore energetico, e una cooperazione militare in espansione”, mentre, secondo i dati del Dipartimento di Stato, il numero di organizzazioni non governative e dei media con un atteggiamento filo-russo è aumentato significativamente.
Oggettivamente, sottolinea Evstafiev, la relazione riflette un cambiamento completo nell’equilibrio di potere in Europa, e in particolare nei Balcani, e questo può essere osserato prima nei modi in cui vengono esercitate varie forme di influenza, per esempio, attraverso le ONG e media che usano nuovi formati.
“Gli Stati Uniti non godono più del primato indiscusso, e questo li preoccupa e spaventa terribilmente. Questo rapporto riflette ciò che stanno pensando le élite e l’establishment americano. E’ una questione diversa che tutto ciò che è detto si trasforma in una generale isteria anti-russa, il che è molto, molto pericoloso”.
Secondo Evstafiev, la politica statunitense nei confronti della Serbia è stata formulata e dimostrata “in grande dettaglio” nel 1999. “quando il Kosovo è stato separato” per mezzo di un intervento militare.
(b92, 12.01.2018)

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