Secondo gli economisti, accordo con il FMI necessario

Gli esperti di economia ritengono che un nuovo accordo triennale con l’istituzione finanziaria sia necessario, ma non sanno ancora quali forme esso prenderebbe. Le condizioni richieste dovrebbero comunque essere l’abbassamento di stipendi e pensioni, la diminuzione di impiegati nel settore pubblico, un più efficiente sistema fiscale e la riforma delle pensioni.

Il Ministro delle Finanze ad interim, Dusan Vujovic, ha detto che la Serbia conta sulla stipulazione dell’accordo, il che è stato confermato dalla Vicepremier, Kori Udovicki. La Governatrice della Banca nazionale, Jorgovanka Tabakovic, è stata un po’ più precisa, sostenendo che per il Paese è sufficiente un accordo di precauzione, visto che le riserve in valuta estera sono sufficientemente alte. Gli esperti non escludono comunque la possibilità che i responsabili si orientino verso un accordo stand-by di tre anni, che coprirebbe anche il 2016 e il 2017, quando la Serbia dovrà pagare la maggior parte delle obbligazioni estere. Gli economisti avvertono che il valore dell’accordo non dovrebbe oltrepassare i due miliardi di dollari, poiché in tal caso il prezzo per la Serbia sarebbe troppo alto e si dovrebbero soprattutto pagare delle penali.

Milojko Arsic, Professore della Facoltà di Economia di Belgrado, ritiene comunque che la Serbia dovrebbe concludere un accordo di stand-by ancora più stringente: “La situazione fiscale è difficile; il deficit è pari a circa l’8,5% del PIL e quest’anno sarà il più alto d’Europa. Per questo ci attendono dure misure nei prossimi anni. Il sostegno del FMI è importante, nel senso che se ci concederanno un prestito dovremo obbligatoriamente portare a termine le riforme necessarie”. Tra le condizioni che saranno richieste dal FMI, Arsic sostiene che ci saranno di sicuro i progetti del Governo sulla revisione di bilancio di quest’anno e sulla politica fiscale dei prossimi dodici mesi (ma forse anche dei prossimi due anni). Il Fondo monetario potrebbe richiedere anche misure concrete per l’attuazione delle riforme: tali provvedimenti riguarderanno sicuramente corposi risparmi su tutte le maggiori voci di spesa, come stipendi e pensioni, ma anche la risoluzione dei problemi delle aziende pubbliche. “Credo che il FMI cercherà anche un più efficiente sistema fiscale e probabilmente, insisterà su progetti concreti,m visto che quelli presentati in passato non hanno dato i risultati attesi”, conclude Arsic, il quale ricorda anche che la conclusione dell’accordo consentirebbe alla Serbia di approcciarsi al mercato finanziario internazionale e di indebitarsi a condizioni più vantaggiose.

Zoran Grubisic, Professore dell’Accademia bancaria di Belgrado, sostiene l’attuale intenzione del FMI di concludere un accordo di precauzione, ma non esclude del tutto la possibilità che si giunga a un accordo di stand-by.  Come spiega l’economista, quest’ultima opzione prevede condizioni più dure, poiché il denaro viene concesso a tranche, dopo visite semestrali del FMI, che verifica l’attuazione degli obiettivi concordati in occasione della stipulazione dell’accordo. “Nei prossimi anni la maggiore pressione giungerà dai pagamenti delle obbligazioni che abbiamo nei confronti dell’estero. E’ comunque possibile che sia ancora necessario aumentare le riserve in valuta estera, anche per questo servirebbe l’accordo di stand-by. L’accordo triennale copre esattamente il periodo in cui c’è la maggiore necessità di liquidità esterna”, sostiene Grubisic.

Oltre alle condizioni, non si ancora quale sarà l’importo dell’accordo. Ciò dipenderà, secondo Grubisic, dalla quota di partecipazione della Serbia al FMI: il valore del prestito “non dovrebbe superare il 300% della nostra quota, cosicché potremmo contare su un tasso minore. Se il credito sarà maggiore, pagheremo delle penali”, avvisa l’esperto. A tal proposito, la quota serba è pari a 467,70 milioni di diritti speciali di prelievo, cioé circa 700 milioni di dollari.

(blic.rs, 21.07.2014)

 

 

 

 

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