Se la Serbia non impone sanzioni alla Russia, a rischio i negoziati con l’UE

Mentre la Serbia sta ancora valutando se imporre sanzioni alla Russia, dall’Unione Europea arrivano sempre più messaggi secondo cui gli ulteriori negoziati del Paese per l’adesione dipenderanno da questa decisione. Alla domanda su quanto sia realistica la minaccia, la portavoce dell’UE Ana Pisonero ha dichiarato che le decisioni sull’allargamento spettano agli Stati membri, sebbene dalla Serbia ci si attenda l’armonizzazione della sua politica estera con Bruxelles.

Ufficialmente sulla via europea da oltre 20 anni, la Serbia è ancora lontana dall’adesione a pieno titolo all’UE. Questo fatto è stato influenzato da numerosi fattori, tra cui i problemi precedenti con il tribunale dell’Aia, la questione del Kosovo, la mancanza dello stato di diritto e democrazia, la lentezza nell’attuazione delle riforme, ma anche la vicinanza con la Cina e la Russia. Tenendo conto di tutte le circostanze, non sorprende che la Serbia, in quanto Paese candidato all’adesione all’UE, abbia aperto 22 capitoli su 35 e chiuso temporaneamente solo due capitoli relativi a scienza e ricerca, istruzione e cultura.

La portavoce dell’UE, Ana Pisonero, ha dichiarato che la Comunità si aspetta che la Serbia si allinei gradualmente alla politica estera europea. “L’UE ha condannato fermamente l’aggressione militare ingiustificata della Russia contro l’Ucraina e ha imposto ampi pacchetti di sanzioni ai regimi russo e bielorusso, prendendo di mira individui, istituzioni e aziende. Pertanto, l’UE ha inviato un chiaro messaggio che il sostegno all’invasione russa costa denaro. Le sanzioni dell’UE contro la Russia, che minano l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina, restano sotto costante controllo. Qualsiasi decisione di imporre misure aggiuntive alla Russia o ai suoi sostenitori è presa all’unanimità dal Consiglio europeo”, ha affermato.

La Pisonero ricorda che la Serbia ha approvato la Dichiarazione dell’Alto Rappresentante Ue, che condanna fermamente la decisione di Vladimir Putin di riconoscere Donetsk e Lugansk come entità indipendenti, così come la decisione di inviare truppe russe in quest’area. “La Serbia ha anche sostenuto la risoluzione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sull’aggressione contro l’Ucraina, condannando fermamente l’aggressione della Federazione Russa contro l’Ucraina. Tuttavia, la Serbia non ha rispettato le misure restrittive dell’Ue derivanti dall’aggressione militare della Russia contro l’Ucraina”.

A giudicare dalle dichiarazioni che arrivano da Bruxelles il percorso del Paese verso l’Unione potrebbe ulteriormente complicarsi se la Serbia si rifiutasse di aderire alle sanzioni contro la Russia. Viola von Cramon, membro del Parlamento europeo e relatore dei Verdi per la Serbia, ne ha parlato anche in una recente intervista: “L’adesione all’UE è un processo che richiede il rispetto di standard consolidati, ma anche l’armonizzazione con i nostri valori e principi. Le sanzioni contro soggetti e politici russi sono proprio questo: principi e valori messi in pratica. L’armonizzazione della Serbia alla politica estera dell’UE è davvero necessaria per un’ulteriore integrazione nell’UE, perché non ci sarà supporto per l’apertura di nuovi cluster o capitoli se ciò non verrà fatto”, ha spiegato.

Un messaggio simile è arrivato dalla Commissione europea, che ha affermato che il processo di integrazione potrebbe dipendere dalla posizione della Serbia sull’aggressione della Russia contro l’Ucraina.

Ako Srbija ne uvede sankcije Rusiji, preti nam prekid pregovora sa EU

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