Ad Aleksandar Vučić non interessa affatto il progresso del percorso di integrazione europea, sia per la natura autoritaria del suo potere, che non tollera alcun controllo, sia perché l’integrazione nell’Unione europea non rappresenta un argomento vincente nei confronti del suo elettorato. Ai suoi sostenitori, infatti, non interessa minimamente avvicinarsi agli standard richiesti dall’UE.
Per quanto riguarda i suoi elettori, permane una tradizionale avversione, di matrice radicale, nei confronti dell’Occidente. Secondo gli interlocutori di Danas, a Vučić interessa soltanto che l’Unione europea non gli crei troppi problemi nel riconoscere i risultati delle elezioni, che – è evidente – si svolgeranno in condizioni irregolari.
Gli interlocutori di Danas ritengono inoltre che Vučić punti a ottenere il sostegno dell’UE, soprattutto sul piano finanziario, ma anche a mantenere la Serbia bloccata a tempo indeterminato nel processo di integrazione europea. Senza arrivare però all’instaurazione dello Stato di diritto, di una magistratura indipendente e di media liberi, perché ciò significherebbe per il suo governo una rapida perdita del potere e, per alcuni esponenti del regime, anche il rischio di procedimenti penali.
“A Vučić interessa che Bruxelles riconosca i risultati delle future elezioni”
“Prima di tutto bisogna dire che né ad Aleksandar Vučić personalmente né ai suoi elettori interessa minimamente l’adesione all’Unione europea; anzi, si potrebbe concludere che in larga misura guardino persino con diffidenza a questa prospettiva. Lui teme l’eventuale controllo delle istituzioni di Bruxelles, mentre loro sono mossi dall’avversione radicale verso l’Occidente e dal timore di una “perdita dell’identità””, dichiara a Danas Đorđe Vukadinović, analista politico e direttore della rivista Nova srpska politička misao (N.d.T. Nuovo pensiero politico serbo).
Allo stesso tempo, aggiunge, Vučić sa molto bene – e la recente sconfitta di Viktor Orbán in Ungheria è stata, sotto questo aspetto, un chiaro monito – che non può permettersi una contrapposizione diretta e aperta con Bruxelles e con i principali Stati membri dell’UE, a cominciare dalla Germania.
“Ma non perché i suoi elettori possano restarne delusi e voltargli le spalle, perché questo non accadrà, bensì perché Bruxelles e l’Unione europea dispongono di diversi strumenti – politici, mediatici e finanziari – con cui possono complicargli la vita e mettere in discussione il suo potere assolutistico. È per questo che il processo di “integrazione europea” della Serbia sotto Vučić e il Partito Progressivo Serbo appare come appare. Lui finge di voler entrare nell’UE, mentre in realtà non è così; loro fingono di volerci accogliere, mentre in sostanza desiderano soltanto mantenere una certa influenza e, soprattutto, evitare che la Serbia finisca per orientarsi verso un altro schieramento geopolitico. È in questa chiave che va interpretato anche l’attuale gioco sull’apertura del Cluster 3. A Vučić non interessano né il cluster né l’adesione, ma gli interessa che l’UE non diventi un suo nemico diretto e, soprattutto, che Bruxelles riconosca i risultati delle future elezioni senza sollevare troppe obiezioni sulle condizioni elettorali. Da questo punto di vista, sia sul piano interno sia su quello internazionale, gli è bastato il semplice annuncio della Commissione europea sull’apertura del cluster“, spiega Vukadinović.
“A Vučić interessa che la Serbia rimanga bloccata per sempre nel processo di integrazione europea”
Secondo Robert Kozma, deputato del Fronte Verde-Sinistra, al Partito Progressivo Serbo e a Vučić interessa innanzitutto rinviare le elezioni il più a lungo possibile, nella speranza di trovare un modo per restare al potere. “Per quanto riguarda l’integrazione europea, il loro obiettivo è che la Serbia rimanga bloccata all’infinito in questo processo, ma senza che vengano instaurati lo Stato di diritto, una magistratura indipendente e media liberi, perché ciò comporterebbe una rapida perdita del potere e, per alcuni, anche il rischio di essere perseguiti penalmente. Da qui il loro interesse ad ottenere l’apertura dei cluster, pur sapendo che non attueranno mai le necessarie modifiche legislative né applicheranno realmente le leggi. Allo stesso tempo, cercano di ridurre le tensioni con gli Stati membri dell’UE e di evitare che venga messo completamente in discussione l’accesso ai fondi di preadesione e alle risorse dello Strumento per la crescita e lo sviluppo“, sottolinea l’interlocutore di Danas.
Come aggiunge, questi finanziamenti sono indispensabili per cercare di convincere una parte dell’elettorato che la narrazione sullo sviluppo infrastrutturale non sia stata compromessa. “Sono però convinto che ormai la maggioranza dei cittadini serbi abbia capito che il modello di costruzione promosso dal Partito Progressivo Serbo non solo ha un costo elevatissimo, ma mette anche a rischio la vita delle persone“, conclude Robert Kozma.
(Danas, 10.07.2026)
https://www.danas.rs/vesti/politika/eu-vucic-izbori-orban-poraz/
