Scandalo Savamala: terminata l’inchiesta del Ministero dell’Interno

Il Ministero dell’Interno ha reso noto mercoledì di aver completato l’inchiesta sul caso Savamala e di aver inviato una relazione all’ufficio del Pubblico Ministero.

La polizia non ha rilasciato alcun dettaglio di questa relazione, perché il caso è nella fase pre-giudizio, secondo quanto ha riferito Tanjug.

“La Direzione della Polizia del Ministero degli Affari Interni ha presentato all’Ufficio del Magistrato Superiore di Belgrado una relazione riguardante tutte le richieste del Procuratore in relazione al caso della demolizione di strutture illegalmente costruite in Hercegovacka Street”, si legge in una dichiarazione.

Nella notte tra il 24 e il 25 aprile individui con indosso maschere hanno usato bulldozers per demolire diversi edifici in questa strada, nel distretto di Savamala di Belgrado, situati nei pressi del cantiere del progetto Belgrade Waterfront.

Le persone mascherate hanno bloccato i cittadini presenti sul luogo al momento, legandoli e sequestrando loro i telefoni cellulari. I cittadini hanno provato a chiamare la polizia, la quale però non è intervenuta. Da allora l’indagine sul caso è stata in fase di stallo.

Successivamente l’allora Primo Ministro Aleksandar Vucic affermò, nel giugno del 2016, che “le autorità più alte di Belgrado” erano coinvolte nel caso, mentre l’ex moglie di Sinisa Mali, Marija Mali, ha dichiarato in una recente intervista per la ONG KRIK che fu il sindaco ad organizzare la demolizione.

Recentemente, a metà febbraio, Vucic ha sostenuto che sarebbe “molto difficile per il Mali rimanere in carica a lungo”, ma che non avrebbe partecipato a “campagne e bandiere, lo faremo questo quando riterremo sia il momento”.

Per diversi mesi si sono avvicendate indiscrezioni sulle possibili dimissioni di Mali, ma non è ancora dato sapere quando ciò potrebbe realmente accadere.

Intervenendo sulla questione giovedi, Mali ha dichiarato che “certamente non rimarrà sindaco per sempre”, e commentando la relazione della MUP, l’ha descritta come “un passo avanti”, pretendenso che “alcuni giornalisti” chiedano ora scusa considerando che il suo nome non appare menzionato nel documento.

(b92, 15.06.2017)

http://www.b92.net/eng/news/politics.php?yyyy=2017&mm=06&dd=15&nav_id=101557

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