Lo scandalo Savamala desta la preoccupazione del Parlamento europeo

Secondo quanto riporta Euractiv, i legislatori del Parlamento europeo starebbero discutendo il caso Savamala, relativo alla distruzione di edifici di proprietà privata nel centro di Belgrado lo scorso anno, a dieci mesi dall’accaduto e in assenza di qualsiasi processo giudiziario in corso.

L’incidente è avvenuto durante la notte del 24 aprile 2016, successivamente alle elezioni generali: gli edifici di un’intera strada nel quartiere Savamala sono stati demoliti senza preavviso da parte di uomini mascherati tramite l’utilizzo di macchinari pesanti. L’azione avrebbe così spianato la strada ad un progetto di sviluppo immobiliare finanziato dagli Emirati Arabi Uniti e localizzato presso il lungofiume di Belgrado, Belgrade Waterfront (Belgrado sull’acqua).

In seguito, il caso Savamala ha assunto una significativa sensibilità politica per il governo, in quanto i cittadini hanno continuato ad esigere risposte e a radunarsi periodicamente in proteste di piazza organizzate dall’iniziativa civica Non affondiamo Belgrado. La più recente di queste manifestazioni di protesta si è svolta, con grande partecipazione popolare, il 15 febbraio.

In un progetto di risoluzione sulla Serbia, che sarà in discussione presso il Comitato per gli affari esteri del Parlamento europeo il 27 febbraio, i deputati esprimono preoccupazione a causa degli “eventi controversi” nel distretto Savamala e chiedono una rapida soluzione del caso.

Sono stati inoltre presentati numerosi emendamenti, alcuni dei quali chiedono che sia enfatizzato che la vicenda riguarda la proprietà privata.

Nel suo nuovo rapporto annuale, pubblicato il 22 febbraio, anche Amnesty International ha criticato la Serbia per lo scandalo Savamala, inquadrando la vicenda nel contesto del diritto alla casa. Amnesty spiega che fin dall’inizio dei lavori di costruzione per Belgrade Waterfront (Belgrado sull’acqua), sono state più di 200 le famiglie sfrattate nella parte centrale della città.

La demolizione del 24 aprile 2016 è stata organizzata, a quanto pare, con la tacita approvazione delle autorità, in quanto ha implicato l’uso di macchinari pesanti e la polizia non ha reagito alla chiamata dei cittadini coinvolti anche quando i loro diritti fondamentali sono stati violati. I cittadini presenti e testimoni affermano infatti di essere stati ammanettati e di aver subito la sottrazione di telefoni cellulari o carte SIM. Questa la dinamica dell’accaduto, secondo la ricostruzione che ne ha fatto il Difensore civico lo scorso maggio.

Tuttavia, il settimanale NIN è stato citato in giudizio da parte del Ministro degli Interni per aver pubblicato un articolo che chiama la responsabilità della polizia per non aver agito durante le demolizioni. Il procedimento si è risolto con una condanna a carico del settimanale, al quale è stato ingiunto di pagare 2.400 euro al Ministro a titolo di risarcimento. Nel frattempo, non vi sono stati progressi tangibili nelle indagini.

Nuove prove sono state invece fornite da Marija Mali, ex coniuge del Sindaco di Belgrado, Sinisa Mali, che, in un’intervista rilasciata a Krik all’inizio di questo mese, ha dichiarato che il sindaco aveva ammesso il suo ruolo negli eventi, per consentire la prosecuzione del progetto Waterfront. Il Sindaco avrebbe rivelato alla sua ex moglie anche il nome della società che avrebbe fornito la macchina con cui sono state effettuate le demolizioni, ma tale informazione non è stata condivisa in pubblico.

La maggior parte dei media serbi ha coperto con il silenzio tale problema, non riservando molta attenzione a questa intervista, liberamente accessibile.

Anche se la dichiarazione di Marija Mali possono essere discutibili, tenendo in considerazione i suoi procedimenti giudiziari con l’ex-marito, relativi alla custodia dei tre figli, il criminologo Dobrvoje Radovanovic è del parere che il procuratore dovrebbe interrogare Marija Mali.

“Per il bene dello stato di diritto, la Procura dovrebbe intervenire. Il comunicato è stato dato dopo la disputa sul divorzio, ma il Pubblico Ministero deve stabilire se la dichiarazione è affidabile. Sulla base di questo, la procedura potrebbe essere avviata per accertare cosa è successo realmente”, ha dichiarato Radovanovic in una dichiarazione rilasciata a Beta.

L’ufficio del Sindaco di Belgrado si è intanto rifiutato di commentare le dichiarazioni rese a KRIK da parte di Marija Mali.

(Smiljana Vukojcic, Euractiv, 23.02.2017)

http://www.euractiv.com/section/enlargement/news/meps-focus-on-serbian-savamala-affair/
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