RTS: il senso (errato) di Vulin per il servizio pubblico

Aleksandar Vulin ha rilasciato recentemente una dichiarazione in merito all’attuale gestione del nostro servizio pubblico radiotelevisivo, RTS.

Naturalmente, il problema non è che lui voglia esprimere la sua insoddisfazione nei confronti di certi aspetti della politica editoriale della gestione corrente in RTS: ha il diritto di valutare il lavoro svolto da questo organismo.

Il problema risiede nel fatto che, nella sua dichiarazione, ha espresso un’ignoranza sbalorditiva sulla natura, il ruolo e la funzione che il servizio pubblico radiotelevisivo svolge in una società. Non credo che ci sia un servizio pubblico radiotelevisivo al mondo la cui essenza venga determinata da un politico.

Tra le altre cose, Vulin ha dichiarato che “le persone che lavorano nell’emittente pubblica hanno smesso di essere responsabili davanti al loro paese”. Tale atteggiamento ci ricorda una richiesta fatta dall’ex ministro della Cultura Ivan Tasovac perché l’allora direttore generale della RTS, Aleksandar Tijanic, riferisse a lui circa il lavoro svolto dalla RTS nel corso dell’anno precedente. Se Tijanic avesse accettato di farlo, avrebbe violato la legge sull’emittente pubblica, il che costituiva una ragione sufficiente per declinare la richiesta.

La posizione di Vulin secondo cui la gestione di RTS dovrebbe essere responsabile davanti al proprio paese implica che RTS è un istituto statale, la cui nomina della gestione, ed eventuale rimozione, il governo è responsabile. Questo indica chiaramente il fatto che Vulin non conosce le basi di ciò che un servizio pubblico radiotelevisivo fa perché in altri paesi europei le emittenti pubbliche sono organizzazioni non-profit indipendenti dal governo, e la loro indipendenza è dimostrata anche da i modi in cui la loro gestione viene nominata e che, a sua volta, ha il compito di evitare che le autorità abbiano peso preponderante nelle scelte.

I governi forniscono una garanzia istituzionale centrale della nomina indipendente della gestione delle emittenti pubbliche.

Vulin, che sembra provenire da “i tempi biblici pre-alluvione”, sottolinea quanto segue: “Io sono il presidente di un partito politico membro della coalizione di governo. Sto aderendo alla Costituzione e alle leggi e, di conseguenza, in considerazione di questa Costituzione, oltre a considerare l’autorità che mi è stata conferita in quanto membro del governo serbo, ho intenzione di chiedere che la gestione RTS venga rimossa”.

Sulla base di questa affermazione, è del tutto evidente che il nostro ministro pensa che la RTS è un servizio pubblico del governo serbo, e che, essendo la maggior parte dei membri del gabinetto d’accordo con lui, la gestione RTS verrebbe sostituita in conformità con la Costituzione e le pertinenti leggi. Sostenendo questo approccio e guidato dalla sua ignoranza scandalosa, Vulin sta in realtà seriamente violando la Costituzione e le leggi in materia, motivo per cui dovrebbe essere ritenuto responsabili in senso giuridico.

Per rendere chiara a Vulin ed ai nostri cittadini l’essenza del lavoro svolto dalla nostra emittente pubblica, citerò l’esempio della Germania. In Germania, i membri dell’organismo di regolamentazione competente (ex RDA, ora chiamato REM), che nomina i membri del consiglio direttivo dell’emittente pubblica, sono scelti nel modo seguente – dei 40 membri dell’organismo di regolamentazione tedesca, 1/3 riflette l’equilibrio dei poteri nel Parlamento e i restanti 2/3 riflettono la situazione delle cosiddette associazioni della società civile.

L’organismo di regolamentazione sceglie i suoi rappresentanti in una sessione di voto segreto, ed è l’unica organizzazione che può sostituire questi rappresentanti. Per il modo in cui vengono nominati, i suddetti rappresentanti sono indipendenti dal governo (perché non sono nominati in parlamento), e, in conformità con la Costituzione e le leggi, essi “non sono responsabili nei confronti delle autorità statali”.

Dopo tutto, essi sono responsabili nei confronti dei cittadini, perché, per sua stessa definizione, il servizio pubblico di radiodiffusione dovrebbe informare obiettivamente la popolazione, e creare un ambiente favorevole alla critica sociale.

Non c’è bisogno di essere particolarmente fantasiosi per immaginare la valanga di proteste che l’avrebbe travolta se la Merkel, da Cancelliera del più forte paese dell’UE, avesse affermato qualcosa di vagamente simile a quanto dichiarato da Vulin. Naturalmente, la Merkel, in quanto persona molto più edotta e informata sulla fondazione dei servizi di radiodiffusione pubblici e sulla democrazia parlamentare, non ha mai detto queste sciocchezze perché ben consapevole del fatto che, così facendo, avrebbe minato l’autorità stessa del sistema costituzionale e giuridico tedesco, e, a sua volta, la propria.

Le leggi che regolano il nostro servizio pubblico radiotelevisivo, che non sono state adottate da questo, ma dal governo del post-5 ottobre, sono tali da consentire al governo, a prescindere dal suo orientamento politico, di nominare la gestione dei servizi pubblici di radiodiffusione.

Ma questa è un cosa completamente diversa, che riguarda i limiti di questa legge di cui non voglio discutere in questa sede.

Il punto rimane che l’affermazione di Vulin, destinata probabilmente ad essere inclusa nella raccolta delle dichiarazioni senza senso proferite da politici serbi, è in contrasto radicale con quelle leggi.

Slobodan Divjak, filosofo

(Danas, 19.04.2017)

http://www.danas.rs/licni_stavovi/licni_stavovi.1148.html?news_id=343854&title=Skandalozno+neznanje+Aleksandra+Vulina#sthash.qQtWzZA8.dpuf

 

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