Ritorsione del Ministero della Salute contro uno dei più illustri esperti serbi di analisi del DNA

Articolo di Bojana Anđelić e Vuk Z. Cvijić

Nella sua stretta contro i dissidenti, l’amministrazione uscente del Partito Progressivo Serbo si è spinta al punto di iniziare a chiudere istituzioni fondamentali. A causa di un errore amministrativo in un contratto di lavoro vecchio di sette anni, il Ministero della Salute – guidato da Zlatibor Lončar – ha interdetto dall’attività il Professor Oliver Stojković, a capo del laboratorio genetico dell’Istituto di Medicina Legale “Milovan Milovanović”. Di conseguenza, il laboratorio è stato temporaneamente chiuso poiché il Professor Stojković ne era l’unico esperto.

La pericolosità e l’irresponsabilità delle azioni del Ministero della Salute risultano palesi se si considera che, prima di tale divieto, le analisi del DNA eseguite in questo laboratorio venivano utilizzate per identificare i resti di persone decedute, assicurare alla giustizia i criminali, stabilire rapporti di parentela controversi e condurre test di laboratorio nell’ambito di procedure diagnostiche per pazienti oncologici sottoposti a trapianto di midollo osseo e per donne in gravidanza. Una simile mossa mette a repentaglio la salute pubblica, oltre a compromettere le indagini sui crimini e i procedimenti giudiziari.

Il Professor Oliver Stojković, della Facoltà di Medicina, dirige il laboratorio genetico dell’Istituto di Medicina Legale “Milovan Milovanović” da oltre 20 anni ed è uno dei nostri massimi esperti in questo campo. Ha effettuato identificazioni del DNA in migliaia di casi: dalle vittime del bombardamento della RTS e dai resti di Ivan Stambolić alle fosse comuni in tutta l’ex Jugoslavia, fino all’identificazione del corpo di Aleksandar Nešović Baja, ucciso nel ristorante “27”. Ha inoltre fatto parte del team di esperti che ha identificato il primo paziente in Serbia deceduto a causa del COVID-19, ricoverato in ospedale il 5 febbraio 2020.

Nulla di tutto ciò è importato al Ministero della Salute, poiché il Professor Stojković era caduto in disgrazia presso il regime. In un’intervista rilasciata a Radar, spiega che tutto è iniziato in realtà poco dopo l’avvio delle proteste studentesche, quando il Consiglio Didattico-Scientifico della Facoltà di Medicina ha votato quasi all’unanimità a favore delle richieste degli studenti.

“La vendetta dello Stato, del Governo e dei suoi ministri – primo fra tutti Zlatibor Lončar e il Ministro dell’Istruzione uscente Dejan Vuk Stanković – non si è fatta attendere. Abbiamo ricevuto un decreto che riduce di quattro volte la quota di attività di ricerca nelle facoltà, passando da 20 a 5 ore settimanali. Sebbene la stragrande maggioranza del corpo docente e del personale della facoltà abbia sostenuto gli studenti, la ritorsione è stata mirata contro chi lo ha fatto pubblicamente”, afferma il Professor Stojković.

Il Ministero della Salute ha colto al balzo un errore amministrativo per regolare i conti con il professore ribelle. Di conseguenza, il 31 agosto 2026, l’Istituto di Medicina Legale ha notificato ai tribunali – tra cui l’Alta Corte di Belgrado – di non poter più eseguire analisi del DNA fino a nuovo avviso. Radar ha preso visione di tali notifiche, che hanno dato lo spunto per l’intervista al Professor Stojković. Il motivo addotto per l’impossibilità dell’Istituto di effettuare analisi del DNA è un provvedimento della Direzione per la Biomedicina del Ministero della Salute che vieta al Professor Stojković di lavorare, privo di qualsiasi ulteriore spiegazione.

“Il provvedimento della Direzione non contiene alcuna riscontro su lavori non a regola d’arte, analisi del DNA errate o inaffidabilità dei risultati di laboratorio; si riferisce invece esclusivamente alla base giuridica del mio impiego nel laboratorio”, spiega il nostro interlocutore. “Nello specifico, nella motivazione del provvedimento della Direzione per la Biomedicina, l’ispettrice Ružica Jovanović si basa sul mio contratto di lavoro del 2019 con la Facoltà di Medicina, in cui l’Istituto di Genetica Umana viene indicato come l’unità organizzativa della facoltà in cui presto servizio, e rileva che durante un’ispezione condotta nel luglio 2026 la Facoltà non ha fornito al Ministero della Salute un contratto idoneo o altro documento atto a giustificare il mio impegno presso l’Istituto di Medicina Legale”.

Egli aggiunge di aver lavorato presso l’Istituto dal 2005 con qualifiche di ricercatore e, dal 2006, nei ruoli della docenza, da professore a contratto fino a professore ordinario. In tutti i contratti precedenti – del 2006, 2012, 2013 e 2017 – era stato correttamente specificato, dice, che le sue mansioni di insegnamento si svolgevano presso la Cattedra di Genetica Umana, mentre la sua assegnazione lavorativa era presso l’Istituto di Medicina Legale.

“Tuttavia, nel contratto del 2019, dopo la mia nomina a professore ordinario e l’assunzione a tempo indeterminato, questa clausola relativa alla mia assegnazione lavorativa all’Istituto di Medicina Legale è stata omessa, a mio avviso per un palese errore tecnico. Tale modifica contrattuale non ha prodotto alcun effetto giuridico, poiché ho continuato a esercitare tutti i miei diritti – quali calcolo dello stipendio, ferie, permessi – nonché i miei obblighi professionali, scientifici e in parte didattici presso l’Istituto di Medicina Legale. Nessun ufficio della Facoltà – né l’ufficio del personale, né l’ufficio per la didattica specialistica, né la contabilità, e di conseguenza nemmeno io – si è accorto o ha corretto questo cambiamento nel contratto di lavoro. È proprio per questo motivo che ritengo si tratti di un mero errore amministrativo rimasto inosservato e non corretto”, dichiara il Professor Stojković.

Il problema sorge perché i competenti uffici della Facoltà di Medicina si sono rifiutati di correggere l’errore.

“Nel corso di luglio e agosto, dopo essere venuto a conoscenza dell’esistenza di questo provvedimento della Direzione per la Biomedicina, mi sono rivolto più volte per iscritto alla Professoressa Milena Balint Todorović, che ricopre la carica di Preside in f.f. della Facoltà di Medicina, affinché agisse in conformità con la decisione del Ministero redigendo un atto giuridico adeguato relativo al mio impegno presso l’Istituto di Medicina Legale. Mi sono rivolto a lei anche di persona, così come a Ivana Miletić, la nuova segretaria della Facoltà, a cui la preside f.f. mi aveva indirizzato. Sfortunatamente, non ho ricevuto alcuna risposta a nessuna delle mie lettere”.

Nel frattempo, le pressioni non sono cessate. Vengono inviate ispezioni al laboratorio sulla base di denunce anonime. Alcune erano firmate, tra cui quella della Professoressa Nina Žigon del Dipartimento di Farmacologia della Facoltà di Medicina. La sua segnalazione conteneva il referto di un laboratorio genetico appartenente a un paziente, redatto e firmato dal Professor Stojković. Il problema è che lei non era autorizzata a detenere quel documento, tantomeno a divulgarlo ulteriormente.

Alla domanda se ritenga che le procedure ispettive facciano parte di una purga politica, il professore risponde che esiste un evidente schema di pressione nei confronti dei docenti che sostengono pubblicamente gli studenti.

“Il governo del Professor Macut, attualmente dimissionario, continua a regolare i conti con molti altri docenti universitari, in particolare della Facoltà di Medicina. Le autorità lo fanno attraverso i loro emissari in vari organi e, nel caso della Facoltà di Medicina, in particolare tramite il Consiglio di Facoltà, il Centro Clinico Universitario della Serbia, il Comitato Etico Nazionale e le ispezioni del Ministero della Salute. Questa è la mia valutazione, basata sulla sequenza degli eventi e sull’esperienza che ho descritto. Per me la questione fondamentale è perché il problema del mio impegno lavorativo – che ho segnalato e per il quale ho proposto una soluzione concreta – non sia stato risolto in modo da garantire il funzionamento continuativo del laboratorio”, afferma il Professor Stojković, aggiungendo di aspettarsi il prosieguo delle pressioni.

“Personalmente, stando così le cose, continuerò la mia carriera dove l’errore amministrativo nel mio contratto di lavoro ha stabilito: presso l’Istituto di Genetica Umana. Non sarà la prima volta che dovrò ricostruire da zero le capacità di laboratorio per svolgere questo lavoro. Fino ad allora, proseguirò con le mie attività professionali di perito genetista forense, poiché questi compiti non sono legati esclusivamente a un laboratorio, così come gli accertamenti dei medici legali non sono confinati unicamente alla sala autoptica”, osserva il nostro interlocutore.

Il problema irrisolto rimane il fatto che il laboratorio genetico dell’Istituto di Medicina Legale “Milovan Milovanović” rimarrà chiuso fino a nuovo avviso, il che ostacolerà o impedirà l’evasione delle richieste di procure, tribunali e cliniche.

In merito al divieto di lavoro imposto al Professor Stojković e alla sostanziale chiusura del laboratorio di analisi del DNA dell’Istituto di Medicina Legale, abbiamo parlato con esperti del mondo giudiziario e delle forze dell’ordine.

Ivana Ramić, giudice dell’Alta Corte di Belgrado, dichiara a Radar che è estremamente irresponsabile chiudere di fatto uno dei soli quattro laboratori di analisi del DNA in Serbia.

“Si tratta di laboratori che coprono l’intera Serbia e ognuno di essi gestisce un gran numero di perizie. Tali analisi forensi del DNA sono altamente complesse e richiedono personale esperto oltre ad attrezzature adeguate. Ora viene chiuso un laboratorio e non solo ciò blocca un numero significativo di accertamenti, ma impedisce anche una miriade di altre questioni di vitale importanza per i cittadini serbi”, afferma il giudice Ramić.

Il suo collega dell’Alta Corte, il giudice Aleksandar Trešnjev, osserva che questa decisione di interdire le attività causerà rallentamenti nei procedimenti giudiziari già avviati.

“Se le parti in causa chiedono chiarimenti su taluni aspetti di una perizia e il tribunale lo ritiene necessario, deve essere obbligatoriamente convocato il perito dell’istituzione in cui la perizia è stata eseguita. Nel caso specifico, il perito del DNA dell’Istituto di Medicina Legale non potrà ora presentarsi, fornire spiegazioni e testimoniare. Se non si dispone di un perito dell’istituzione in cui è stata effettuata la perizia e la sua audizione si rende necessaria, tale perizia perderà valore probatorio. Nei casi in cui sia necessario ascoltare un perito, e ciò risulti ora impossibile, si dovrà procedere a una nuova perizia. È evidente che ciò rallenterà determinati procedimenti”, spiega il giudice Trešnjev.

Bojana Savović, pubblico ministero presso la Procura della Repubblica di Belgrado, commentando il divieto di lavoro inflitto al Professor Stojković, afferma che è palese come le autorità in Serbia non scelgano i mezzi né si curino delle conseguenze quando se la prendono con individui non graditi.

“Nel regolare i conti con i singoli, il regime non si cura di compromettere il lavoro di un’istituzione come l’Istituto di Medicina Legale. È una vergogna che avessero un unico genetista e che ora siano rimasti persino senza di lui. La correttezza di un procedimento si riflette sia nella celerità con cui si ottengono i dati, sia nella possibilità di confrontare i risultati ottenuti con altre istituzioni che svolgono tale attività. In questo modo se ne riduce anche il numero”, dichiara il pubblico ministero Savović.

Siniša Janković, ispettore di polizia in pensione, commentando l’interruzione delle analisi del DNA presso l’Istituto di Medicina Legale, afferma a Radar che anche le indagini di polizia potrebbero essere indirettamente bloccate.

“Impedendo il lavoro sulle analisi del DNA, hanno legato le mani alla polizia riguardo allo strumento più affidabile ed efficiente per provare i reati. Le analisi del DNA costituiscono la prova regina. Ora è stato reso impossibile effettuarle presso l’Istituto di Medicina Legale, una delle nostre poche istituzioni di rilievo. Sappiamo che nei paesi sviluppati i campioni di DNA vengono ormai impiegati per fare luce su crimini risalenti a oltre 40 anni fa, rappresentando uno strumento essenziale in tutte le indagini moderne. È evidente che centri di potere informali sono interconnessi e sembrano agire preventivamente per ostacolare l’acquisizione di prove, magari persino in relazione a reati pianificati o già commessi”, sostiene l’ex ispettore Janković. Aggiunge di essere a conoscenza del fatto che due donne incaricate delle analisi del DNA presso il Ministero dell’Interno hanno lasciato il lavoro e che la polizia affronta una problematica legata ai bassi salari degli esperti impiegati.

Il Professor Oliver Stojković della Facoltà di Medicina ricorda che un danno personale, professionale, di carriera e materiale è stato inflitto a un gran numero di docenti e collaboratori della facoltà.

“È un danno oneroso e doloroso per ciascun individuo, e il suo obiettivo è spaventare, scalfire e costringere alla ritirata i numerosi membri della comunità accademica che si sono eretti a difesa delle istituzioni più importanti della nostra società. La paura e l’ansia ovviamente esistono, ma, a mio avviso, una paura ancora maggiore si annida nelle file di coloro che sono stati costretti – attraverso le loro firme, le loro azioni e le loro omissioni – a rendersi complici di questa ritorsione da parte dell’amministrazione uscente”, conclude il Professor Stojković.

Va tenuto presente che il divieto di lavoro al Professor Stojković è stato emesso dal Ministero della Salute guidato da Zlatibor Lončar. Il ministro uscente è noto per il fatto che il suo nome figura in una sentenza di condanna definitiva passata in giudicato contro il clan di Zemun. Nella parte della sentenza in cui la corte dichiara di aver prestato fede ai testimoni di giustizia affiliati al clan di Zemun, vengono citate in dettaglio le loro dichiarazioni che descrivono la sua cooperazione con tale gruppo criminale e persino, come recita il testo, il fatto che egli sopprimesse coloro che erano sopravvissuti agli attacchi di tali criminali.

(Radar, 17.09.2026)

https://radar.nova.rs/drustvo/oliver-stojkovic-laboratorija-zemunski-klan/

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