Ristic: “L’ambasciatore tedesco dimentica l’attacco nazista sulla Serbia e giustifica i bombardamenti NATO”

“L’ultima dichiarazione dell’Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania in Serbia secondo cui l’aggressione illegale e criminale di 19 Stati membri della NATO contro la Jugoslavia, avvenuta nella primavera del 1999, aveva lo scopo di “prevenire il genocidio contro la popolazione albanese nell’area del Kosovo e Metohija” è, a dir poco, insolita e di fatto infondata”, scrive lo storico Dejan Ristic.

“Questo è tanto più vero perché solo un giorno prima, nell’80° anniversario dell’attacco della Germania nazista e dei suoi alleati, l’ambasciatore aveva evitato di sottolineare come l’attacco del suo Paese al nostro Paese era stato, tra le altre cose, il risultato di un genocidio commesso contro membri del popolo serbo sul territorio dell’allora Regno di Jugoslavia”, si legge ulteriormente nel testo di Ristić.

Lo storico sottolinea che Thomas Schieb “mentre ha evitato di fare riferimento al genocidio contro i membri del popolo serbo, avvenuto nel periodo tra il 1941 e il 1945, ha deciso di giustificare l’aggressione criminale degli Stati membri della NATO contro la Jugoslavia, con il suo Paese in testa, in modo inappropriato e contrario ai fatti storici, allo scopo di prevenire una sorta di genocidio che non è avvenuto, né sarebbe mai accaduto”.

“Fatti storici ci testimoniano inequivocabilmente che le autorità allora jugoslave e serbe non avevano intenzioni genocide nei confronti dei loro cittadini albanesi nel territorio del Kosovo e Metohija, ma, in conformità con le norme e gli standard nazionali e internazionali, si opposero al tentativo di ribellioni armate volte a separare parte del territorio dello Stato”, ha aggiunto.

Come dice, l’ambasciatore, consciamente o inconsciamente, ha accusato la Jugoslavia, e quindi il popolo serbo, della volontà di commettere genocidio contro i propri (concittadini) di nazionalità albanese nel territorio della provincia autonoma del Kosovo e Metohija.

“Quindi, il genocidio avvenuto contro il popolo serbo nel periodo tra il 1941 e il 1945, e di cui la sua patria è in parte responsabile, viene taciuto e ignorato, mentre il genocidio inesistente contro la popolazione albanese in Kosovo è ora presentato come una ragione giustificabile per un attacco illegale e criminale a uno Stato sovrano che doveva affrontare ribellioni armate e attività terroristiche organizzate su parte del proprio territorio”, si legge nel testo di Ristic.

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Photo credits: “Prva TV/arhiva”

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