Reazioni alla “riabilitazione” di Dragoljub “Draža” Mihailović

L’Alta Corte di Belgrado ha ieri proceduto a riabilitare il comandante dell’Armata Jugoslava in Madrepatria Dragoljub “Draža” Mihailović e a restituirgli i diritti civili che gli erano stati sottratti a seguito del processo ideologico-politico per alto tradimento cui fu sottoposto nel 1946 e che si concluse con la sua fucilazione.

il giudice Aleksandar Trešnjev ha dichiarato che la corte ha approvato la richiesta di riabilitazione e ha annullato la sentenza del 15 luglio 1946. Sulla base della Legge sulla Riabilitazione non vi sarà appello e quindi la sentenza è definitiva. Presenti alla lettura della sentenza il principe Aleksandar Karađorđević, il presidente del Partito Radicale Serbo Vojislav Šešelj, membri della guerriglia monarchica, del movimento “Obraz” e del movimento “Donne in Nero”.

La sentenza ha stabilito che il processo del 1946 non fu equilibrato, che i difensori di Mihajlovic riuscirono a vederlo solo cinque volte prima del processo e che egli non ebbe accesso alle prove di accusa, in gran parte falsificate. Inoltre i componenti della giuria erano membri dell’Esercito di Liberazione della Jugoslavia che lui aveva combattuto ed ebbe solo otto ore per leggere le 2.155 pagine dell’atto di accusa. Il processo durò appena 29 giorni, un tempo irragionevolmente breve per accuse di tale gravità.

Gli ammiratori del generale Mihajlovic hanno visto la sentenza come un modo per sanare una ingiustizia storica e procedere a una revisione della storia della Jugoslavia e della Serbia. Prima della sentenza il patriarca ortodosso irinej aveva dichiarato al settimanale Nedeljnik che sperava nella riabilitazione di Mihajlovic come atto del processo di riconciliazione nella nazione serba, affinché essa non si dividesse più tra partigiani e cetnici.

Per Aca Kraus dell’Associazione antifascista la riabilitazione di Mihajlovic è un rovesciamento della storia proprio nel 70esimo anniversario della vittoria sul fascismo. “Chi ha dei dubbi vada al villaggio Vranic presso Belgrado e chieda cosa accadde alla famiglia Pantic: uno dei crimini commessi dai cetnici prima della fine della guerra”.

Il giudice Aleksandar Trešnjev ha sottolineato che la sentenza non è una riabilitazione del movimento di Ravna Gora e dei gruppi paramilitari cetnici, ma solo il giudizio sulla correttezza del processo cui fu sottoposto Mihajlovic; pertanto la sentenza non ha valutato se Mihajlovic fosse stato o no un criminale di guerra, ma solo se avesse potuto contare su un giusto processo.

Dopo la sentenza Oliver Antic, uno dei promotori della causa di riabilitazione, ha detto che si tratta di un grande giorno anche per tutti coloro, croati, mussulmani e sloveni, che combattere al comando di Mihajlovic, ricordando che l’esercito era composto da 10.000 croati, 8.000 mussulmani e 6.000 sloveni.

Secondo il ministro degli esteri e segretario del partito socialista Ivica Dacic questa sentenza porterà a nuove divisioni. “L’Alta Corte di Belgrado avrebbe dovuto ricordare che proprio 70 anni fa, il 14 maggio 1945, nellos tesso giorno di questa vergognosa riabilitazione, i soldati inglesi in Italia e Austria catturarono circa 30.000 tra ustasha e cetnici e li consegnarono ai partigiani jugoslavi. Questo fatto chiarisce bene chi erano gli alleati e chi i nemici nel 1945”, scrive nel comunicato il ministro degli esteri. “L’Alta Corte di Belgrado dovrebbe anche ricordare il discorso a Radio Londra del re Pietro II Karadjordjevic il 12 settembre 1944 in cui invitò serbi, croati e sloveni ad unirsi nel grande esercito nazionale sotto il maresciallo Tito, sottolineando che tutti coloro si appoggeranno ai nemici contro gli interessi del loro popolo e del loro futuro non potranno scrollarsi di sosso il marchio di traditori, sia davanti al loro popolo, sia davanti alla storia”, si legge ancora nel comunicato, che si conclude evidenziando come “il mondo di oggi affronta il tentativo di rivedere la storia e relativizzare vittorie e sconfitte, crimini e punizioni. Nessuna sentenza di alcun tribunale può annullare la storia. La Serbia, in quanto vittima di questi tentativi a livello internazionale, ha l’obbligo di lottare contro la revisione della storia e la relativizzazione dei fatti storici anche nei suoi stessi confini”.

Dal canto suo il SUBNOR, l’Unione dei combattenti della guerra di liberazione del 1941-1945 e del 1999, ha fortemente criticato la decisione della corte, definendola infondata e insostenibile. “Con una sentenza si prova a riforgiare la verità, negando il contributo della Serbia alla vittoria sul fascismo nella coalizione antihitleriana grazie all’armata partigiana. La riabilitazione dei capi di persone che dal 1941 evitarono gli scontri o collaborarono fattivamente con le truppe occupanti, bruciando interi villaggi, violentando, rubando, uccidendo anche bambini in fasce, le cui spedizioni punitive hanno devastato varie zone del paese, rappresenta un’offesa alla memoria delle vittime e ai loro discendenti”, dichiara il SUBNOR, che definisce la sentenza come sale su ferite ancora aperte agli occhi dei paesi vicini e del mondo intero.

Dal canto suo il principe Aleksandar Karadjordjevic ha dichiarato che la riabilitazione è un passo cruciale per la rappacificazione. Egli ha evidenziato come la sentenza abbia sanato una grande ingiustizia storica non solo nei confronti di un grande patriota, ma nei confronti dell’intero paese e popolo.

Per il presidente del Movimento del Rinnovamento Serbo (SPO) e già ministro degli esteri Vuk Draskovic la riabilitazione di Mihajlovic non è solo la riabilitazione di un comandante di guerra del primo movimento di combattimento contro il nazi-fascismo, ma è la riabilitazione del suo esercito e dell’intero paese. In un comunicato Draskovic afferma che la decisione dei giudici ha posto il marchio della verità sulla vicenda di Mihajlovic e onora tutte le persone che negli ultimi 25 anni hanno sostenuto la riabilitazione del movimento di Ravna Gora e dei suoi comandanti.

Vojislav Seselj, leader del partito radicale serbo, sotto processo al Tribunale Penale Internazionale dell’Aia, ha detto che la riabilitazione di Mihajlovic è in funzione della riconciliazione serba: “Mihajlovic è stato un eroico comandante cetniko serbo vittima del terrore comunista”, ha detto il politico fuori dal tribunale di Belgrado.

(RTV/N1, 14.05.2015)

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