“Rapporti tra Italia e Serbia storicamente forti e destinati a intensificarsi”

Mercoledì scorso 28 maggio si è tenuta a Belgrado, presso l’Accademia serba delle scienze e delle arti, la conferenza di studi storici “Le relazioni serbo-italiane: storia e presente”, promossa dall’Istituto di studi storici di Belgrado e dall’Univerità “La Sapienza” di Roma. La conferenza ha visto una folta partecipazione di studiosi di entrambi i paesi che hanno fatto il punto sulle relazioni tra Italia e Serbia nel corso degli ultimi due secoli.

Biljana_VuceticIl Serbian Monitor ha rivolto alcune domande alla dottoressa Biljana Vucetic, ricercatrice presso l’Istituto di studi storici di Belgrado e tra i principali organizzatori dell’iniziativa scientifica.

Professoressa Vucetic, potrebbe indicarci i momenti di maggiore vicinanza come quelli più complessi nei rapporti tra le due nazioni?

“La Serbia ha visto riconosciuta la propria indipendenza in occasione del Congresso di Berlino e l’Italia è stata il primo paese con cui, nel gennaio del 1879, il Principato di Serbia ha stabilito relazioni diplomatiche ufficiali. I rapporti tra i due paesi affondano le proprie radici ai moti del 1848/49 e al periodo del Risorgimento. In effetti nell’800 la presenza italiana nei Balcani è stata maggiore di quanto si creda. In particolare, Serbia e Italia erano unite dal desiderio di conquistare l’emancipazione dal dominio straniero e di costituire stati nazionali al posto degli imperi multietnici di origine medievale. Il Risorgimento italiano era considerato un modello attuabile anche nei Balcani e l’opera di Mazzini ebbe un’enorme influenza sulla gioventù serba, che univa al sentimento nazionale le idee democratiche. In questo contesto di affinità pratiche e teoriche, non stupisce che la Serbia venisse considerata il ‘Piemonte dei Balcani’.

La prima seria crisi nei rapporti tra Serbia e Italia risale alla ‘dichiarazione di Corfu’ del 1917, con cui la Serbia e i rappresentanti degli jugoslavi sudditi dell’Austria pongono l’obiettivo dell’unificazione di serbi croati e sloveni, in uno stato che sarà poi chiamato Jugoslavia. Ciò ha creato contese territoriali con l’Italia, che nutriva aspirazioni su Istria, Dalmazia e Montenegro”.

16Il pubblico della conferenza

Come si è sviluppato l’interscambio culturale tra Italia e Serbia?

“Gli scambi culturali tra i due paesi sono molto intensi, e sono aumentati nell’ultimo decennio, anche grazie all’impegno del Centro culturale italiano di Belgrado. In Serbia l’immagine dell’Italia è positiva e dell’Italia i serbi adorano soprattutto il cibo, la musica e la moda. In fin dei conti, l’influenza culturale italiana è sempre stata forte nei Balcani. Solo nei primi anni del secondo dopoguerra l’interscambio culturale è stato limitato, in conseguenza della crisi di Trieste e delle altre divergenze che opponevano Italia e Jugoslavia”.

Nell’orizzonte di integrazione europea del paese balcanico come giudica le prospettive di collaborazione tra i due paesi?

“Tra i paesi dell’Ue, l’Italia è senza dubbio uno dei maggiori partner della Serbia. Roma ha aiutato Belgrado a siglare il trattato per l’abolizione dei visti, nel 2006, e continua a sostenere con decisione il processo di avvicinamento della Serbia a Bruxelles. I rapporti sono inoltre consolidati dalla cooperazione bilaterale, che si è concretizzata nella firma di vari accordi, tra cui quello per la Cooperazione scientifica e technologica, del 2009. E poi la joint venture tra il governo serbo e la Fiat è essenziale per l’economia serba, soprattutto da quando l’azienda automobilistica ha deciso di produrre a Kragujevac un nuovo modello di Fiat 500L.

Nell’ambito dell’integrazione europea della Serbia, si può ritenere che in futuro i rapporti tra Serbia e Italia siano destinati non solo a proseguire, ma a intensificarsi ulteriormente”.

(31.05.2014)

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