Matteo Patrone (BERS): Rafforzare il settore privato porta vantaggi

Intervista a Matteo Patrone, direttore in Serbia della Banca Europea Ricostruzione e Sviluppo (BERS): “Siamo aperti a tutti i progetti, da uno a duecento milioni di euro, capaci di eliminare gli svantaggi della transizione”.

Matteo  Patrone“La strategia della Banca Europea Ricostruzione e Sviluppo in Serbia nel corso dei prossimi 4 anni sarà focalizzata prevalentemente sul settore privato. Vogliamo rafforzarlo, migliorarne la sua competitività e la corporate governance di queste imprese. per raggiungere tali obiettivi il settore finanziario deve essere più solido e i limiti infrastrutturali del paese vanno rimossi”, dichiara in un’intervista a Politika Matteo Patrone, direttore in Serbia della BERS, il cui consiglio di amministrazione ha approvato la settimana scorsa il piano strategico per i prossimi quattro anni.

“Supporteremo anche le imprese locali, in particolare le piccole e medie imprese che sono l’ossatura dell’economia serba: esse saranno al centro dei nostri investimenti. Cercheremo di sostenere gli investimenti esteri, specialmente nel settore dell’agroindustria. Allo stesso tempo la banca continuerà il suo programma di finanziamento a medio-lungo termine delle banche commerciali e di altre istituzioni finanziarie. Aiuteremo finanziariamente l’Agenzia per l’Assicurazione dei Depositi, all’interno di un azione congiunta con Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale ed altre istituzioni finanziarie internazionali”.

Quali sono le vostre previsioni per la Serbia?

“Crediamo che il recupero della zona euro avrà effetti positivi sull’economia serba, che è prevista crescere dell’1,3% nel 2014. Naturalmente queste previsioni possono cambiare se l’export rimane il principale traino della crescita e se i consumi interni continueranno nella fase di stagnazione”

Come giudica la nostra situazione economica?

“Ci sono sfide economiche serie, come la frammentazione del sistema economico, compreso quello bancario. E’ importante migliorare i risultati della catena del valore agroindustriale, vi è troppa eurizzazione, un alto tasso di disoccupazione, molti crediti inesigibili e quasi non vi è domanda per nuovi prestiti. Tutto questo si associa al processo di consolidamento fiscale che certamente avrà un impatto negativo sull’economia sul breve termine. Crediamo che il nuovo governo attuerà le misure di riforma necessarie. da parte nostra siamo pronti a sostenere il governo non solo finanziando i progetti ma anche singole iniziative. Per esempio collaboriamo nel finanziare la valuta locale e il settore agroindustriale”.

Come giudica le riforme?

“Per quanto la Serbia abbia già affrontato grandi riforme, è necessario concentrarsi su ulteriori riforme strutturali per rafforzare il settore privato. Le infrastrutture e il sistema energetico aspettano riforme radicali quali l’introduzioen di tariffe basate sui costi effettivi, mentre in molti ambiti è necessario separare i soggetti che erogano i servizi. Mi fa piacere sapere che vi è l’intenzione di realizzare riforme legislative nel campo del lavoro, delle privatizzazioni, in tema di bancarotta, per quanto riguarda le costruzioni che verranno adottate entro giugno”.

Ci sono imprese che hanno ottenuto finanziamenti da voi e che, a causa della crisi, non hanno restituito i prestiti?

“Gran parte dei nostri progetti sono stati un successo. Ci prendiamo dei rischi che a volte si concludono con transazioni problematiche. Tuttavia in generale il livello dei crediti inesigibili e i problemi di rimborso dei prestiti sono significativamente più bassi della media del settore finanziario nel paese”. 

Quanti soldi avete investito in Serbia?

“A partire dal 2001 abbiamo investito 3,5 miliardi di euro in 176 progetti. Il portafoglio attuale presenta impieghi per 2,5 miliardi di euro distribuiti su 130 progetti. Il 2013 è stato un anno particolarmente positivo poiché abbiamo investito 420 milioni di euro in 24 progetti in settori che vanno da quello finanziario al commercio, dall’industria al settore agricolo alle infrastrutture di cui solo in un caso lo Stato è stato garante”.

(Politika, 15.04.2014)

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