Radovanović: “Ognuno fa quello che vuole, l’Unità di crisi è rassegnata”

L’epidemiologo Zoran Radovanović ha affermato che non è logico che in un momento in cui ci sono giornalmente più di 1.000 persone contagiate in Serbia, l’Unità di Crisi per la soppressione dell’epidemia non reagisca subito.

“Si doveva pensarle in anticipo, le misure dovevano esistere anche prima che venissero raggiunti i 500 pazienti al giorno”, ha detto al settimanale “NIN” Radovanović, membro del Consiglio dell’Associazione uniti contro il covid.

Lo stesso ha sottolineato che la situazione è “completamente assurda”, perché prima i cittadini se ne sono fregati dell’Unità di crisi e ora la stessa cosa succede in modo inverso, cioè i medici sono rassegnati perché non vedono cambiamenti nei comportamenti. “Ognuno fa quello che vuole. È solo fortuna se questa ondata non raggiunge le proporzioni delle due precedenti, perché una parte significativa dei cittadini è già stata infettata, naturalmente o artificialmente. Tuttavia, mentre si deciderà cosa fare, molte più persone si ammaleranno e moriranno di quante dovrebbero”, ha sottolineato Radovovic.

Come ha affermato, “le misure avrebbero dovuto essere applicate quando c’erano meno di 100 persone infette al giorno, ma l’Unità di crisi dormiva e non ha controllato l’applicazione delle misure esistenti per mesi. Ovviamente ha prevalso l’influenza della politica: qualsiasi misura fa arrabbiare, sono tutti potenziali elettori, rendiamoli felici. E alla fine ne pagheremo le conseguenze”, ha sottolineato Radovanovic.

Radovanović: Krizni štab digao ruke od naroda, sada svako radi šta hoće

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